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Sedini





Sedini


panorama



S
edini è situato all'interno del golfo dell'Asinara (praticamente al centro dell'Anglona) e dista circa 50 Km dal capoluogo (Sassari). Confina con i comuni di Castelsardo, Tergu, Valledoria, Laerru, Bulzi e Nulvi. E' collocato fra due colline, La Maglina e Lu Padru. Infatti il territorio ha in generale una conformazione collinare ma non mancano tratti di pianura, anche abbastanza estesi, dove si praticano l'agricoltura estensiva e l'allevamento. Anticamente Sedini si chiamava Setini o Setin. Questo ha fatto supporre che fosse di origine ebraica o che vi abitassero nuclei ebraici come a Martis, Laerru e Perfugas. Secondo questo orientamento (non molto credibile) il nome originario di Sedini (Setin) deriverebbe, appunto, da Setin:la città da cui Giosuè mandò i suoi esploratori a Gerico, prima di prenderla d'assalto ed espugnarla. Il termine Setin significa infatti aiuto, asilo, rifugio. Secondo altre ipotesi si sarebbe chiamato Francesco Sètin il suo primo abitante. Non si sa di preciso il periodo del primo insediamento umano. Probabilmente il territorio fu abitato già in epoca neolitica, in quanto vi era la presenza di numerose grotte che potevano servire da rifugio ai primitivi abitanti. La grotta più bella e grande è quella che si trova a Lu Padru, detta "la fossa di la lòriga", all'interno di essa vi sono delle camere alte circa 10 m. contenenti delle bellissime stalattiti e stalagmiti. Nel centro abitato vi è la nota Domus de Janas, il cui significato in lingua sarda è "casa delle fate o delle streghe". La Domus è un insieme di tombe ipogeiche scavate nella roccia, la cui costruzione risale all'incirca all'età della pietra lavorata. Essa è stata utilizzata alla fine del secolo scorso e all'inizio di questo secolo come Prigione e ultimamente era diventata, anche, una casa di civile abitazione.


domusComune della Provincia di Sassari, situato nel Nord Sardegna. Sedini si trova nella SubRegione dell' Anglona, una delle tante della Sardegna, a poca distanza dalla Roccia dell'Elefante. Sedini è un piccolo paesino che ha avuto, nel passato, una importanza maggiore rispetto a quella attuale: basti pensare che una quarantina di anni fa sia Valledoria sia S. Maria Coghinas facevano parte del Comune di Sedini. E' un piccolo Comune ma conserva ancora intatte alcune bellezze e particolarità naturali, archeologiche e culturali che vale la pena di scoprire. Di importanza storica e artistica alcune chiese campestri come la chiesa
 di S.Nicola di Silanis, S.Pancrazio, Sant'Anna, Chiesa dell'Annunziata, ecc.. La chiesa parrochiale è dedicata a Sant'Andrea. In paese esistono anche la
chiesa Del Rosario e la chiesa di S.Giacomo. Altrettanto famosa e degna di essere visitata, a Sedini, è la Domus de Janas che si affaccia, dal paese, sulla
 valle di Silanis. Domus de Janas che a differenza di altre Domus si presenta, dall'esterno, come una enorme roccia al cui interno era stata ricavata una abitazione e che è stata utilizzata anche come prigione. Diverse sono le grotte presenti sul territorio del Comune di Sedini e non poteva mancare il Nuraghe
(Lu Padru) nella zona alta del paese.

CHIESA DI S. NICOLA:

san nicola


  Questa chiesa, situata nella valle di Silanos viene ritenuta una delle creazioni più belle dello stile romanico in Sardegna. Al giorno d'oggi è in stato di rovina e invasa dalla  vegetazione. Essa è stata edificata prima del 1122 da Furato De Gitil e da sua moglie Susanna De Lacon-Zori, facenti parte della nobiltà turritana. Proprio alla famiglia Zori si  riferisce l'iscrizione funeraria nella facciata. Di questa chiesa rimangono: il muro absidale, il campanile mozzo, il fianco destro con relativa navatella e parte della facciata non che i  corsi basali delle altre strutture. Il materiale principale di cui questa chiesa è composta sono cantoni calcarei di media grandezza tagliati e riposti con grande accuratezza, essa era  formata a da tre navate con abside insolitamente a nord-ovest. Le arcate dei muri divisori nascono da pilastri quadrangolari che hanno una stretta cornice d'imposta al posto del  capitello. La chiesa di S. NICOLA nacque agli inizi del XII secolo e fu sede di un impotante Monastero cassinese.

 





CHIESA DI S. ANDREA

sant'andrea



La chiesa parrocchiale di S. ANDREA è stata riedificata attorno al 1527 ( questa data è stata scolpita nel pilastro a destra della seconda campanata) sopra una precedente struttura risalente al XIII secolo. L'aula liturgica, formata da una sola navata presenta oggi coperture in pietra che poggiano direttamente su dei grandi archi a sesto acuto. Tra il XVII e il XVIII secolo questa struttura in calcare bianco era dotata anche di cappelle laterali; una di queste cappelle era dedicata alla madonna. L'opera più bella e risaltante custodita nella chiesa è sicuramente la Trasfigurazione. S. Andrea, patrono di Sedini viene festeggiato il 30 Novembre.

 





CHIESA DEL ROSARIO

La chiesa del Rosario sorge vicino alla chiesa parrocchiale di S.Andrea. Nonostante essa necessiti di numerosi restauri ciò non toglie a questo bellissimo edificio (utilizzato anche come dormitorio militare)il suo fascino. Le opere presenti al suo interno vanno da un pregevole coro ligneo monocromatico e bellissimi affreschi murali che emergono sotto gli intonaci. Al Rosario è dedicata anche la festa più importante del paese che si festeggia nella prima settimana di Ottobre.

 

CHIESA DI SAN GIACOMO

Ricostruita negli anni 70 questa piccola chiesa, un tempo campestre, ora è urbana. E' custodita al suo interno una statua in legno raffigurante S. Giacomo del XII secolo.


CHIESA DI S. PANCRAZIO DI NURSIS

san pancrazio


 pancraSi tratta probabilmente di un ambiente di vita collettiva, reliquia di un antico monastero non identificato con certezza. Questa chiesa si suppone sia stata adibita ad aula del  fuoco nella quale venivano accolti occasionali ospiti che hanno scolpito al suo interno un libro di pietra coperto di petroglifi. Questo locale diviene una chiesa tra il XI e XII  secolo.








CHIESA DI S. ANNA

Come la chiesa di S.Nicola si trova in località di Silanos. Questa chiesa medioevale è tutt'ora ni attesa di restauro. Ciò che rimane di essa testimonia il lungo periodo di culto. Al culto di S. Anna era associato il culto di S. Barbara. Le opere al suo interno sono il simulacro della Madre della Madonna, tutt'oggi custodito nella chiesa parrocchiale.

 
LA DOMUS DE JANAS

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Uno dei monumenti che valorizzano maggiormente Sedini è senza dubbio la "Domus De Janas" (casa delle fate o delle streghe), essa non è altro che una necropoli scavata nella roccia calcarea. L'enorme masso in cui è situata è in bilico sul vallone di Baldàna, da cui si accede alla valle di Silanos. In principio il suo accesso si trovava in corrispondenza di questa valle, tramite un grosso masso (in cui forse erano scolpite delle scale) che in seguito è rotolato a valle. In età medioevale questa struttura è stata impiegata come Prigione (poco capiente e poco sicura). Più recentemente, intorno agli inizi del 900 si janaspresenta con un ambiente più abitabile, alcune stanze rimangono completamente scavate nella roccia, altre sono state inetgrate con murature e solai, il complesso si sviluppa su due piani. Il piano inferiore è stato acquistato dall'amministrazione sedinese ed è stato adibito ad iniziative culturali, mostre ed esposizioni da cui si possono acquisire informazioni turistiche. Proprio in questo piano è presente una botola che porta alla tomba vera e propria, utilizzata anche come cantina. La domus è costitui ta da sei celle scavate nella roccia, due delle quali sono state completamente allargate e unite in un unico ambiente. In una di queste celle vi sono tre nicchie sopraelevate che si presuppone fossero utilizzate per la deposizione di offerte. Una tradizione popolare diceva che da questa domus uscissero il 27 dicembre dei lupi che per ordine delle fate solo in quel giorno diventavano streghe e allora la gente sprangava le porte di casa e teneva chiusi i negozi e le botteghe.




Popolazione


In tempo di fazioni il numero dei morti si ragguaglia a quello dei nati, e talvolta lo sopravanza. Il linguaggio de’ sedinesi è lo stesso di Castelsardo, che non è diverso dal gallurese; onde appare che in origine questa popolazione fu corsa, come si accenna dal rione detto capo corso. Egli è però probabile che il sito non fosse allora disabitato, come si accenna dall’altro rione che è nominato capo sardo.

cascata  Il carattere di questi paesani, se si eccettui la loro propensione alla vendetta, l’impazienza d’ogni sorta d’ingiuria e la ferocia nelle inimicizie, è del resto plausibile. Notasi  principalmente il rispetto che hanno per le autorità costituite e la puntualità nel soddisfare alle loro obbligazioni. Le inimicizie sono piuttosto frequente e durano molti anni  sinché le parti stanche e abbattute dalle scambievoli offese non si riconciliano in una pace, che è sempre durevole e rispettata. Le vendette sono spesso codarde, perché  si fanno i colpi da lontano, o sopra incauti. Molti furono colpiti dentro lo stesso paese, alla porta della casa, e i colpi partirono dal ciglione della rupe che abbiamo  indicata sovrastante l’abitato. I sedinese amano il ballo a suon di cetra e al canto, e godono nello spettacolo della corsa de’ cavalli. I giovani si dilettano molto spesso  del tiro al bersaglio, e ne’ giorni festivi passano in quest’esercizio alcune ore. Intervengono molti spettatori, e si sogliono fare delle scommesse. Negli ultimi giorni di  carnevale si pone a bersaglio un gallo, che guadagna chi lo colpisce. Si usano le maschere nel carnevale e si fanno balli pubblici; ma nessuna donna v’interviene, se non  mascherata. Costumasi ancora una mascherata, nella quale si vede uno in costume turco, cui sussegue una frotta di gente mascherata. In altro tempo erano  rappresentati  più africani che spingevano avanti di se una turba di captivi. A questi dovevano venir incontro alcuni vestiti alla sardesca, a piedi e a cavallo che dovevan  liberare i presi. Dopo questo ballatasi allegramente. Quest’uso ebbe origine dal fatto della vera liberazione di molte persone prese da’ barbareschi e tolte alla mano di  questi da’ sedinese. Dicesi questa la mascherata del re Moro. In contingenze liete, massime per il parto di qualche giovine sposa, si consuma molta polvere per gli spari,  e si veglia più notti presso lei in grande allegria. Osservatori rigorosi della sospensione delle fatiche ne’ giorni di precetto i sedinese, perché nessuno osa fare il menomo  lavoro, non hanno nessuno scrupolo se per molte ore continuano nella gara del bersaglio. Accadendo, come accade troppo spesso ne’ tempi d’inimicizia, che alcuno sia ucciso, le donne escono da casa scarmigliate e ferocemente dilaniandosi e urlando vanno a trovare il cadavere. Quando altri muore di morte naturale il defunto si compone in mezzo la sala, e le donne della parentela si mettono attorno sfogando con lunghi gemiti il loro dolore, mentre alcune decantano in versi le buone qualità del defunto e compiangono la sorte di quelli che sono da esso abbandonati. È costume che gli uomini e le donne della parentela accompagnino il cadavere alla chiesa, procedendo primi gli uomini, seconde le donne.


Fatti i riti sacri, ritornano tutti nella casa funebre prime le donne, secondi gli uomini; vi si continua il pianto, si fa il solito pranzo in magro, o grasso, e si distribuiscono elemosine. Al terzo, al settimo giorno dopo il decesso ed all’anniversario, si ripetono le cose.

La scuola primaria è frequentata da pochissimi ragazzi, non curando i genitori di farli istruire. Le principali professioni sono l’agricoltura e la pastorizia; i mestieri di prima necessità sono esercitati da poche persone. Le donne lavorano sempre, e fanno delle tele e de’ panni per provvedere a’ bisogni della famiglia.

Agricoltura. Sedini ha terre nientemeno idonee a’ cereali, che sieno le più vantate dell’Anglona, il qual dipartimento è lodato tra’ più graniferi dell’Isola. L’ordinaria seminagione del frumento di circa 800 enuraghettolitri, di 400 di orzo, di 100 di fave, e in proporzione de’ vari legumi, piselli, ceci, lenticchie, ecc. Si semina molto di lino, e quello che sopravanza al bisogno delle famiglie si vende alla Gallura. La fruttificazione media del frumento è del dieci per uno. La dote del monte granitico è fissata a mille rasieri, o starelli 3500, ma non ve n’ha più di 500. La vite prospera, e le uve maturano bene: in massima parte sono delle varietà bianca è producono buon vino, il quale però è insufficiente alla consumazione interna.
Da ciò può dedursi che questa coltivazione è molto ristretta, se non manchino luoghi idonei alla medesima, manca l’industria. Il numero delle vigne è di circa 150, le più tra le quali sono di brevissima area. Le maggiori appena potranno produrre quaranta cariche. Si distilla una porzione del vino, e questa acquavite serve a particolar provvista delle famiglie. Gli alberi fruttiferi non sono in gran numero; le specie più comuni sono peri, pomi, susini, mandorli, noci, ficaje. Le chiudende dette tanche per seminarvi e tenervi a pastura il bestiame, quando i pascoli comunali scarseggiano, sono poche. In queste introducesi il bestiame
di lavoro ne’ rigori del verno.

Pastorizia. Le regioni incolte del sedinese sono fertili di buoni pascoli per le solite specie che si educano. Il bestiame manso numera 180 buoi per il servigio agrario e per trasporto, 100 cavalli per sella e per basto, 150 giumenti, e 60 majali. Si alleva gran copia di pollame. Il bestiame rude ha pochi armenti di cavalle, i quali non sommano a 140 capi. Le vacche sorpassano forse il 1000 capi, le capre 2500, le pecore 4500, i porci i 900. I formaggi, sebbene manipolati non molto bene, hanno riputazione di buoni, e si mettono in commercio per l’estero. Gli altri articoli della pastorizia si vendono principalmente a’ mercati di Sassari. L’apicoltura è negletta, e forse il totale degli alveari non sorpassa i 200.

Commercio. Dopo aver notato il commercio degli articoli pastori e detto con chi si fa, noteremo il commercio degli articoli agrari e diremo che questo si fa co’ galluresi, i quali ancora non fanno produrre quanto di frumento è necessario alle loro provisioni. La somma che Sedini può ritrarre dalla vendita di questi diversi articoli forse non giunge alle l. 90 mila. Dista Sedini da Castelsardo miglia 6 in retta verso maestro, da Nulvi poco più di 5 verso libeccio, dal fondo della valle di Anglona, dove passerà la strada provinciale da Sassari alla Gallura miglia 3. Le strade a’ primi due punti non sono carreggiabili in tutti i tratti.

Religione. I sedinese sono nella diocesi del vescovo di [Ampurias] o Emporia. La chiesa maggiore del paese è sotto l’invocazione dell’Apostolo s. Andrea, servita da tre sacerdoti, il primo dei quali ha la qualifica di vicario. Le chiese minori nell’abitato sono due, una officiata dalla confraternita di s. Croce, l’altra dalla confraternita del Rosario, ed hanno proprio il medesimo titolo. Fuori del paese si annoverano le seguenti: La chiesa di s. Elia sopra Monte Rudu, che pare la stressa che dicesi posseduta da’ monaci cassinesi nel privilegio concesso a’ medesimi da [Callisto II] l’anno 1143, dove si fa pur menzione della chiesa di s. Giovanni nella bolla di [Alessandro III] dell’anno 1159 e nel diploma di [Clemente III] dell’anno 1188. Ivi per Sedini si vede scritto Setin. Nel registro secondo del cardinal Ludovico, sotto l’anno 1454, si fa menzione del censo che pagava s. Elia di Setin con altre due chiese. Le chiese di s. Giovanni, di s. Elia di Setin con quelle di s Pietro de Nurchi, s. Nicolao, Giovanni e Pietro, di Nugulvi, fabbricate dal donnicello Gonnario, fratello di Costantino, furono dal medesimo offerte a s. Benedetto. S.Giacomo è più in la verso settentrione, nella pianura detta Campo di Sedini. S. Brancazio, chiesetta, dove è nulla che meriti esser notato. Vi si festeggia ogni anno. La chiesa dell’Annunziata e quella di s. Barbara trovandosi a circa un miglio da Sedini, dov’era l’antico villaggio Speluncas, esistente ancora nella fine del secolo XVI. S. Pietro di Petralata è una chiesa rovinata nella valle di Silanos, presso le rovine d’un antico casale o corte, non lungi da un’altra chiesetta disfatta, che avea suo nome da s. Pantaleone. S. Nicolò di Silanos trovavasi alla distanza di mezz’ora verso mezzogiorno. Era una fabbrica grandiosa comparativamente alle altre chiese, ed ufficiata da’ monaci benedettini. Fu distrutta non si sa in qual tempo, e il titolo di abate resto al vescovo di Ampurias. Nella contea di Coguinas vedonsi le vestigie di altre chiese. La festa più solenne di Sedini , frequentata da molte persone de’ paesi limitrofi, è per la Vergine del Rosario. Vi si tiene una piccola fiera, e vi si corre il palio.

Antichità. Nuraghi. Nel territorio di Sedini si notano i seguenti: Nuraghe del prato comunale, distante dal paese minuti 25; il nuraghe. detto la Furrazzeddu distante minuti 6;
il nuraghe di Gilighi distante minuti 30; il nuraghe di Concaniedda nella vallata dello stesso nome distante minuti 35, che è quasi intero; il nuraghe di Bagnu distante minuti 20; il nuraghe di Montelongu distante un’ora; il nuraghe di Apiate distante pure un’ora; il nuraghe di Puttu di Carru distante ¾ d’ora; il nuraghe di la Serra distante distante ore 1 e ½;
 il nuraghe Longu distante ¾ d’ora, che è quasi intero; altri due nuraghi nel luogo detto Giannas, distante quasi un’ora; il nuraghe di Tinlizi distante minuti 30; il nuraghe
Calginaju distante minuti 30; il nuraghe Petra Malchita distante minuti 30. Nel luogo detto Conca Mariana in Monterudu alla distanza di minuti 8 dal paese sono alcune
cavernette in forma di stanzine, del genere di quelle che abbiamo indicato in molti siti, e notato come antiche tombe, e si dicono Li conchi de li fati (le caverne delle fate).
Se ne vedono consimili nel luogo detto Enaculadori e nell’altro che appellasi Zalaini. Sono in varii punti vestigia di antiche abitazioni, e alcune le abbiamo già indicate.



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fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=20584890  fonte: http://www.comunedisedini.it/Contenuto/Archeologia.htm






 

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