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Viddalba
Scritto da MARALB
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Viddalba
Viddalba
L
a piana di Viddalba, attraversata dal fiume Coghinas, sicuramente
navigabile in antico, si presenta rigogliosa e fertile, felicemente
dotata da madre natura. Requisiti che non furono trascurati dalle
popolazioni preistoriche della prima Età del bronzo (XVIII secolo a.C.)
e dai nuragici, che si insediarono prevalentemente lungo la sponda
destra del fiume Coghinas.
Sul decaduto e desueto villaggio nuragico in località San Leonardo,
presso l'omonima chiesetta, si andò ad impostare, dalla fine del III
secolo a.C. al IV secolo d.C., una vasta necropoli romana. I suoi
corredi, unitamente alle stele funerarie figurate, costituiscono il
nucleo fondamentale del Museo Civico Archeologico.
Il sito, denominato in un documento del 1173 "Villa Alba",
riprese vitalità con il suo porto fluviale nel Medioevo; sviluppò un
aggregato urbano alle spalle del fiume Coghinas, ad occidente della
chiesa di San Giovanni, in quella zono significativamente denominata
"Vidda Ecchja".
Più tardi, lentamente, i contadini-pastori alla ricerca di
terre da occupare ripresero a spingersi verso nord, partendo sopratutto
dai centri dell'interno gallurese, e queste zone si vennero
ripopolando: per questo la parlata locale è, con qualche variante,
simile a quella di Tempio.
Al primo censimento nazionale Viddalba, allora frazione di
Aggius, contava 576 abitanti, saliti a 915 un secolo dopo. Il paese ha
potuto così aspirare all'autonomia amministrativa, che è
stata concessa nel 1975: insieme alle sue frazioni, che sono Giagazzu,
l'Avru, Tungoni e Giuncana ed ospitano circa un quinto della
popolazione, raggiungeva allora i 1700 abitanti; oggi sono 1748, su una
superficie di 53 Kmq.
Questa continua crescita è legata alle possibilità di lavoro
offerte dalla fertile piana. Con lunghi lavori di bonifica, iniziati in
periodo fascista e continuati in questo dopoguerra,
si è provveduto ad arginare il fiume e a rendere coltivabile tutta la
superficie disponibile; nel 1950 è stata poi costruita la diga di
Casteldoria (tre milioni e mezzo di metri cubi d'acqua
utilizzabili) grazie alla quale, dopo la realizzazione dei canali,
tutti i campi sono stati resi irrigui. Gli agricoltori di
Viddalba hanno così potuto dedicarsi a colture pregiate e redditizie
come quelle del carciofo - della ricercata varietà "Spinoso Sardo" -,
del pomodoro e di altri ortaggi. Nelle parti collinose del
territorio, che culminano nelle punte Ruiu, 553 m, e San Gavino, 769 m,
si pratica invece l'allevamento del bestiame.
A queste due vocazioni tradizionali si va aggiungendo oggi quella
turistica: Viddalba è in un interessante posizione di mediazione tra i
flussi già intensi lungo la linea di costa e le possibilità offerte
dalle risorse e bellezze dei rilievi interni. Intanto ci sono, a
brevissima distanza dall'abitato, le Terme di Casteldoria, che
sfruttano le acque salso-bromo-iodiche, conosciute sin dall'antichità,
che sgorgano caldissime (oltre 70°) nel letto del fiume.
ETIMOLOGIA
Il centro abitato di Viddalba è sorto nel medioevo ed il suo nome
compare per le prima volta, come "Villa Alba", nel condaghe di San
Pietro di Silki e nel condaghe di S.Michele di Salvennor, databili ai
secoli XI- XIII.
E' riportato, come "Villa Alba" anche nella carta di accordo, raggiunto
nel 1173, tra il procuratore dell'opera di S. Maria di Pisa, Benedetto
Bernardo ed il vescovo di Civita (l'odierna Olbia).
Ancora "Billalba" è riportato nei cartolari del notaio Tealdo de
Sigestro nell'anno 1239 e "Villarba" si legge nella corrispondenza
diplomatica intercorsa tra i Doria ed il re Giacomo II d'Aragona
nell'anno 1308, da cui si apprende che il territorio del villaggio è in
quel periodo possesso dei Doria.
Il villaggio medioevale faceva parte del Giudicato di Gallura ed in
particolare della curatoria di Taras o di Monte Carello e comunque
della diocesi di Civita. E' chiaro il significato del toponimo Viddalba
(Villa Alba cioè Paese Bianco), non si conosce tale denominazione, ma è
probabile che sia in relazione con la funzione di alcuni suo edifici, i
quali venivano contrassegnati in bianco per indicare la cura della
lebbra, sfruttando le proprietà terapeutiche delle acque termali. Gli
abitanti attuali chiamano il loro paese "Viddha Eccia" (Paese Vecchio),
pare infatti che sia stato abbandonato nel basso medioevo a causa,
probabilmente, di epidemie e carestie ed in seguito ripopolato con
nuove costruzioni.
Viddalba, ha circa 1800 abitanti, è
situato a nord della Sardegna, all'estremo lembo occidentale della
Gallura, in provincia di Sassari. Al comune di Viddalba appartengono le
frazioni di Giuncana, Tungoni, L'Avru e Giagazzu.
Ha
un estensione di circa 4970 ettari, di cui solo 110 risultano
pianeggianti ed il resto è costituito da un bellissimo paesaggio
collinare. Il paese si trova a circa 25 m sul livello del mare, con
alcune località situate a livelli più alti come Punta Salici (911 m),
Monte Ruiu (600m), monte San Gavino (800 m).
Sul versante orientale, Viddalba è appunto delimitata dal
complesso montuoso appena descritto, palestra ideale per parapendio e
free climbing. Per raggiungere le alture, gli amanti del trekking,
possono percorrere, a piedi o a cavallo, le vecchie strade rurali e gli
affascinanti sentieri, visitando le suggestive
e panoramiche frazioni con i suoi tipici stazzi galluresi,
assaporando i profumi del mirto, del corbezzolo e di altri frutti
selvatici della macchia mediterranea, incontrando numerose specie
animali, quali cinghiali, volpi, poiane ed altri ancora.
La parte meridionale di Viddalba è lambita dal corso del fiume.
Navigabile in antico. Durante l'anno è frequentatissimo per la sua
pescosità di carpe, spigole, tinche, cefali, anguille e persico.
Percorribile in canoa oppure lungo gli argini a piedi, in bicicletta o
a cavallo, spiando i numerosi uccelli acquatici: gallinelle d'acqua,
folaghe e gli splendidi aironi grigi. Non mancano le specie vegetali,
quali: santolina marittima, giglio di mare, efedra e ancusa litoranea
(specie rara in Sardegna).
A ridosso del centro abitato si trovano le acque calde (oltre 70°C)
delle Terme di Casteldoria. Anticamente furono usate dai Romani ed in
epoche medioevali dai Doria e Aragonesi. Si trovano inserite in un
fantastico scenario boschivo di pini ed eucalipti adornato da rocce
rossastre trachitiche e dai vapori solfurei della sorgente d'acqua
calda che ancora oggi sgorga direttamente sul letto del fiume.
Alcuni scavi effettuati agli inizi degli
anni ottanta hanno restituito un infinità di materiali archeologici di
rara importanza che permisero di allestire l'attuale Museo, divenuto
oggi uno dei più importanti della provincia di Sassari. Sono esposti i
reperti archeologici rinvenuti negli scavi della necropoli punico
romana di S. Leonardo, a Viddalba: monili, vasi, amuleti di tradizione
punica, vasellame, fibule e stele funerarie "a specchio" con figure
umane stilizzate. Inoltre conserva materiali di epoca preistorica
(strumenti litici e vasellame da cucina). Da segnalare i vasi "biberon"
a forma di palla, barchetta e melograno; i monili aurei; la stele degli
"Sposi", un unicum nel suo genere.
Sezione
preistorica e protostorica
Nelle vetrine relative a questo periodo sono esposti strumenti in
pietra e contenitori in terracotta di età del Bronzo (Cultura
Bonnannaro, II mill.) ed età nuragica (I millennio), provenienti
dall'area di San Leonardo.
Ricca risulta la sezione d'età romana: sono pertinenti all'epoca
republicana (III - I sec. a.C.) numerosi corredi funerari (piatti a
vernice nera, unguentari, specchi in bronzo ecc.). Alla fine di questo
periodo sono attribuite le stele figurate, elemento focale di questo
museo. Numerosi risultano i corredi e gli oggetti d'uso relativi
all'epoca romana imperiale.
Interessante e ricca risulta l'esposizione numismatica (monete).
L'età medioevale e ben rappresentata dalla chiesa di San Giovanni,
ubicata nelle immediate vicinanze di San Leonardo. La chiesa di S.
Giovanni di Billalba, preziosa testimonianza dell'architettura romana
nella zona, fu costruita da maestranze lucchesi alla fine dell'XI
secolo. Non sappiamo se essa facesse capo ad una comunità monastica o
fosse l'edificio di culto dell'abitato medioevale. A questa epoca
risalgono anche le chiesette campestri di Santa Maria Maddalena, San
Leonardo e San Giuseppe.
Oltre alla tradizionale visita guidata il Museo Archeologico di
Viddalba offre i seguenti servizi:
- attività didattica nelle scuole, si propongono alle scuole
dell'obbligo, gli argomenti relativi al lavoro dell'archeologo,
l'importanza del museo e dei monumenti archeologici. Si precisa che i
lavori didattici vengono proposti agli alunni con l'ausilio di filmati
e immagini, schede didattiche, presentazione degli arnesi usati nel
lavoro di scavo dall'archeologico, imitazioni dei reperti conservati
nel museo di Viddalba e filmati relativi alle aree archeologiche del
territorio.- In una sala attigua al Museo è stato realizzato un piccolo
laboratorio di ceramica, dove alle scolaresche mediante lezione teorica
vengono fornite nozioni sulle fasi della lavorazione della ceramica
dalla preistoria all'età medioevale, osservando i pannelli tematici. Si
prosegue con lezione pratica che consiste utilizzando gli strumenti di
lavoro presenti nel laboratorio, nell'esercitarsi nella realizzazione
di oggetti ceramici scelti dall'alunno, al termine dei lavori gli
alunni possono portare a casa gli oggetti realizzati.