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Scritto da MARALB   
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Mores


dolmen



I
l territorio di Mores, per caratteristiche ambientali e potenzialità di risorse, sin da epoca remota è stato oggetto di forti e significative presenze antropiche , riferibili a nuclei umani di diversa origine, a vocazione agricola e pastorale, dei quali rimane documentazione nei monumenti funerari - i numerosi nuclei di domus de janas, le sepolture in grotta, i dolmen - attribuibili ad età neolitica, fra il IV ed il III millennio a.C. Foto di patrirca di Mores. L'immagine risale ai primi del '800Nel millennio successivo l'epoca nuragica è documentata da diverse emergenze, tra le quali spiccano il nuraghe Sos Istattos ed alcune tombe di giganti. Non ancora ben attestate, ma significative, sono le testimonianze puniche. In età romana il territorio di Mores acquisisce quella centralità, mantenutasi sino ai giorni nostri, sasfadas  all'interno della fitta rete di comunicazioni viarie, prima fra tutte la principale arteria nord - sud che metteva in comunicazione Turris Libisonis (Porto Torres) con Karales  (Cagliari) (la a Turre Karalis). Proprio a Mores deve ricercarsi l'antico centro di Hafa, ubicato in prossimità dello svincolo della diramazione per Olbia. Le emergenze romane  sono ancor oggi visibili in tratti viari pavimentati, nelle pietre miliari infisse ai margini degli stessi, nelle tre arcate del Pont'ezzu, nei ruderi del Ponte Isonza e del Pont'Edera, di  recente ritrovati, nelle necropoli con sepolture in ziro. Le fonti storiche individuano nel Monte Lachesos, che si erge sull'abitato attuale, l'insediamento medievale. Interessanti  episodi sono quelli del riutilizzo di monumenti più antichi con mutata destinazione d'uso, come nel caso della chiesa rupestre altomedievale di Su Crastu de S. Eliseu, ricavata  all'interno di una domus de janas.
 Il territorio è popolato da edifici religiosi ancora ben conservati nella versione originale, come la chiesa romanica di S. Lucia, presso il paese, o la chiesa della Madonna di  Todorache, oppure conservati in redazioni più tarde; spesso si tratta di ruderi di chiesette campestri o riferibili a nuclei abitativi non più esistenti e dei quali rimane traccia in  murature isolate o nei toponimi (Santu Paulu; Oppia; Santu Juanne). Il medioevo ha lasciato tracce interessantanti, ancorchè poco apprezzabili dal punto di vista edilizio. Nei  secoli successivi le tracce medievali, la sparizione di alcuni centri e lo spostamento di altri viene ancora notato dalla cartografia: è il caso del centro di Oppia, che ritroviamo a  est sotto il nome di Oppia Nuova. E' la storia dell'abitato di Lachesos, identificato alle pendici dell'omonimo monte, che è ricco di testimonianze di epoche antiche e più  recenti (le domus de janas del neolitico, la chiesa di presumibile ascendenza medievale di S. Lucia). Anche nei secoli più recenti, tra il medioevo e i nostri giorni, Mores  registra importanti episodi storici: sotto il dominio dei feudatari matura una forte ribellione contro i soprusi degli stessi; una certa vivacità intellettuale che porta, nello scorcio del secolo scorso, a un pregevole episodio architettonico della torre campanaria.
Le operazioni di trebbiatura in un campo alla periferia del paese. Primi del '900 Ancora: nel secolo presente la storia di Mores si intreccia fra il lavoro, le relazioni con i territori circostanti - a memoria e continuazione di antiche vocazioni di snodo e incrocio. La tematica del lavoro e dei suoi diritti si incide nell'assalto al Comune, nel 1946, per la mancata distribuzione del pane. Ma tantissimi elementi storici - nelle pieghe del quotidiano, nei gesti, aneddoti, fiabe, miti, cibi nascosti che stiamo riscoprendo - attendono di essere raccontati.
Dolmen di Sa Coveccada
su crastuSi tratta, secondo alcuni studiosi, del più grande dolmen del Mediterraneo. La tomba megalitica, databile all'interno del terzo millennio a.C., ha l'ingresso caratterizzato da un portello di singolare fattura architettonica.
Il nome "Sa Coveccada" significa, in lingua sarda, "che è coperta", e si riferisce puntualmente alla copertura in pietra dell'antichissimo sepolcro.
Itinerario
Domus de janas di Monte Lachesos
Nel costone roccioso del monte sono scavate numerose tombe ipogeiche note come "domus de janas" (case delle fate) particolarmente diffuse dal Neolitico Recente, fra il IV ed il III millennio a.C. Il monte ospita anche alcune suggestive grotte che hanno restituito antichissime tracce di frequentazione umana.
Itinerario

Nuraghe Sos Istattos

Tra i nuraghi del territorio di Mores è quello meglio conservato ed articolato, grazie alle sue tre torri raccordate da un bastione. Attorno sono visibili tracce dell'antico villaggio. Il monumento può essere collocato fra il 1500 ed il 1000 a.C.

Chiesa rupestre Su Crastu de S. Eliseu
Tra gli ipogei preistorici visibili alle pendici del Monte Santu si distingue quello di Su Crastu de S. Liseu, scavato in un enorme e spettacolare masso erratico e riutilizzato in età paleocristiana come chiesa rupestre.
Itinerario

Campanile della Chiesa Parrocchiale

campanile

Inserito nell'antica chiesa parrocchiale di S.Caterina, il campanile di Mores è forse l'esempio più rappresentativo dell'architettura ottocentesca in Sardegna. Ideato e realizzato da Salvatore Calvia, è stato di recente sottoposto a un pregevole intervento di restauro.

Pont' Ezzu

Il ponte romano visibile ai confini del territorio comunale è una bella testimonianza della viabilità antica e ci ricorda l'esistenza di Hafa, importante centro romano ubicato da studi autorevoli nei pressi dell'attuale abitato di Mores.


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fonte:    http://web.tiscali.it/comunedimores/html/homepage.html    






 

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