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Valledoria
Scritto da MARALB
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Valledoria
Valledoria
V
alledoria (in gallurese e sassarese Codaruìna) è un comune di 3.822
abitanti della provincia di Sassari, nell'antica regione dell'Anglona.
Il paese si affaccia sul Golfo dell'Asinara, nei pressi della foce del
fiume Coghinas.
Storia
Il paese sorge sul sito dell’antico borgo romano di Codes, da cui
deriva appellativo Codaruina.
Nel medioevo fu sede della Diocesi di Ampurias, distrutta ripetutamente
dai pirati barbari.
Appartenuta al Giudicato di Torres e passato alla famiglia genovese dei
Doria, dopo la conquista aragonese, la valle del Coghinas fu colpita da
epidemie catastrofiche (secolo XV) che portarono allo spopolamento di
queste terre.
La ripresa demografica si ebbe, come del resto in tutta la bassa
gallura, verso la metà dell’Ottocento, grazie all’afflusso di famiglie
galluresi da Aggius e Tempio Pausania che occuparono le vaste pianure
deserte e fertilissime, dando vita all'insediamento di Codaruina, oggi
Valledoria centro.
Nel 1960 Codaruina si rese Comune autonomo con il nome di Valledoria
comprendendo le frazioni di La Muddizza, La Ciaccia, San Pietro, Baia
Verde e Maragnani, il cui territorio era compreso nei comuni di Sedini
e Castelsardo. Nel 1983 si è staccata la frazione di Santa Maria
Coghinas divenuta comune autonomo.
Cultura
Il dialetto
Nel comune di Valledoria è situata la zona grigia di transizione
linguistica tra i dialetti gallurese e sassarese, o più precisamente
castellanese. Nel centro di Valledoria (Codaruìna) si parla gallurese
nella variante di Aggius, mentre le restanti frazioni sono di dialetto
sassarese, conosciuto localmente come
"muddhizzesu" dal nome dell'omonima frazione.
Valledoria appare, prima specie, come il centro di un territorio che
inizia la propria storia di vita soltanto da qualche decennio a questa
parte; in realtà le ricerche di alcuni studiosi hanno dato la stura
alla scoperta di insediamenti umani portatori di importanti civiltà già
in tempi remoti.
Si può tornare indietro fino ad addentrarsi tra la storia ed il mito
per ricordare come non sia insolito né peregrino il credo popolare che
vuol riconoscere nel piccolo stagno di acque calde sulfuree di
Casteldoria, ora in territorio del nuovo comune di Santa Maria
Coghinas, il luogo dell’Averno che Omero fa raggiungere da Ulisse, dopo
essere stato accolto dall’ampia foce del Flumen, percorso poi nella sua
parte terminale, allora praticabile con piccole imbarcazioni.
I reperti ritrovati consentono di affermare, con certezza, che il
territorio fu interessato da insediamenti umani a partire dalla zona
collinare della località La Muddizza (monti Ussoni), per poi allargare
le sue mire anche alla sottostante pianura, man mano che la progressiva
eliminazione della palude, evidenziava le doti di fertilità di quella
parte di territorio.
L’importante produzione agricola, cerealicola in particolare, la
facilità di accesso dal mare, e la possibilità di giungere fino
all’interno lungo il tratto di fiume navigabile (il che consentiva di
caricare i
prodotti direttamente su luogo di produzione), contribuì a
determinare le fortune commerciali della città-territorio di Ampurias
(o, come pare fosse chiamata in origine, in termine greco,
Emporion, luogo di commercio); sembra di poter affermare che l’area
della foce del Coghinas costituisse un vero e proprio sistema
portuale integrato, con attracchi senza moli, e con la
penetrazione della navigazione fluviale probabilmente fino a due
diramazioni-scalo nelle due sponde del fiume, in
corrispondenza di Villalba e Cocina.
Gli scali, probabilmente, situavano in località Zilvara e
Santa Maria Maddalena; altrettanto probabilmente il sistema integrato
del porto commerciale, disponeva anche di capaci e comodi
fondachi situati presso la foce del Flumen, in corrispondenza del
piazzale dell’attuale chiesetta di San Pietro a Mare.
La presenza di una florida civiltà, risalente già al primo
millennio, che avrebbe raggiunto il suo apice agli albori del secondo,
per scomparire inesorabilmente subito dopo la prima metà di
quest’ultimo, è testimoniata dall’attenzione che la Chiesa ha riservato
a quel territorio; Ampurias è, infatti, tra le prime e più
importanti testimonianze dei meccanismi d’espansione
organizzativa della stessa Chiesa in Sardegna, fu sicuramente tra le
prime sedi episcopali del nord isolano, che si potenziò fino
ad attrarre verso di sé anche la diocesi di Civita (Olbia),
costituendosi in unica diocesi per tutto il territorio dell’Anglona e
della Gallura (1506), con gli stessi confini dell’attuale
diocesi di Tempio-Ampurias.
Non si ha ancora certezza dell’ubicazione dei maggiori edifici di culto
in quanto non sono mai state disposte ricerche archeologiche adeguate,
ma qualche indizio rilevante fa credere che la Basilica potesse essere
ubicata poco più all’interno della foce, nell’attuale pineta di San
Pietro.
Nello stesso periodo, anche la politica trovò modo di insediarsi con
efficacia nel territorio: si può ricordare l’importanza della Curatoria
di Anglona, ed il Marchesato di Cocina che ebbero come sede centrale
Cocina (ora Santa Maria Coghinas).
Paradossalmente, proprio quel periodo di maggior splendore costituì
l’inizio del declino inesorabile e devastante di Ampurias e della Bassa
Valle del Coghinas: la conquista spagnola e lo spostamento del centro
di potere ad Ozieri, l’insediamento dei Doria a Castelgenovese, il
trasferimento della sede vescovile in quello stesso centro (1508),
determinarono la progressiva, ma rapida decadenza di Ampurias e lo
smantellamento di quel razionale e efficiente sistema che l’aveva resa
ricca e potente; gli assalti saraceni, il progressivo impoverimento
delle sue difese, la malaria e lo spopolamento totale ne decretarono la
scomparsa; alla fine del 1500 si concluse anche la fase di decadenza di
Cocina, anche in conseguenza di un’epidemia di peste.
Gli insediamenti della zona si spostarono verso l’interno,
ricostituendosi dapprima in piccoli agglomerati intorno alle numerose
ville romane sopravissute, e poi accentrandosi nella più popolosa di
quelle località: Sedini, i cui interessi si rivolsero principalmente ai
rapporti commerciali ed economici in genere con il vicino centro di
Nulvi.
Dovette trascorrere qualche secolo prima che alcuni imprenditori
agricoli dell’interno, provenienti principalmente da Sedini, da
Castelsardo e dalla Gallura (Aggius), tentassero di ridare impulso allo
sfruttamento del pur sempre fertile territorio valligiano; nonostante
le difficoltà di collegamenti per l’assoluta assenza di strade, e la
presenza della grave piaga della malaria ritardassero lo sviluppo, pur
prevedibile ed ineluttabile, del territorio, alcune famiglie si
attestarono nell’immediato entroterra rispetto alla foce del Coghinas
dando origine ad un piccolo villaggio, denominato Codaruina.
Soltanto dopo la seconda guerra mondiale, debellata la malaria, avviati
importanti lavori di bonifica agraria e realizzata una prima rete di
comunicazioni accettabili, lo sviluppo assunse ritmi e proporzioni più
consoni alla potenzialità del territorio; ripresero le coltivazioni
cerealicole e l’allevamento del bestiame, che resero alla piana il
ruolo guida nella produzione e di nodo centrale per lo smercio dei
prodotti agricoli.
La costruzione di importanti opere idrauliche, e di una rete
di distribuzione delle acque a servizio delle aziende per irrigazione
garantirono il decollo delle colture orticole che proiettavano la piana
della Bassa Valle nella costruzione di un futuro più roseo del remoto
passato di splendore;
al centro dello sviluppo, ancora una volta, si veniva a trovare Flumen,
l’antica Emporion, la vecchia Ampurias, la Codaruina del momento, la
futura Valledoria; ma, in definitiva e sempre e comunque la foce del
vecchio sereno ferace, e pur in parte ribollente, padre Fiume Coghinas.
Valledoria è pigramente adagiata sulla valle che si sviluppa nella
parte terminale del corso del fiume Coghinas, che accompagna fino alla
caratteristica foce, e che costituisce, almeno storicamente, l’ultimo
confine dell’area sassarese rispetto alla contigua regione della
Gallura.
Il nome Valledoria (La Valle Dei Doria) costituisce la sintesi
convenzionale costruita dai promotori della costituzione del nuovo
comune autonomo, nato nel 1960 dalla fusione delle località di
Codaruina, Santa Maria Coghinas, La Muddizza, La Ciaccia, gemmandosi le
prime due dal comune di Sedini e le ultime da quello di Castelsardo;
dal 1983 anche Santa Maria Coghinas ha scelto la via dell’autonomia
amministrativa, per cui Valledoria resta costituita dalle tre località
di Codaruina, La Muddizza e La Ciaccia.
Il territorio si articola in una prima fascia costiera, caratterizzata
dal litorale sabbioso e le retrostanti dune, pur esse sabbiose e
coperte da macchia mediterranea, bosco misto e boschetti di pino e o
eucaliptus (i caratteristici fusti alvos, dal fusto bianco); la gran
parte del territorio (quasi l’80% del totale) è costituita da una zona
pianeggiante con suoli profondi ed irrigabili che presenta una marcata
attitudine alla produzione agricola, soprattutto ortiva ed una
altrettanto importante vocazione all’accoglienza di insediamenti
urbani. Il rimanente territorio consiste in una zona collinare, meno
pregiata a fini agricoli perché non irrigua, ma che sta diventando
sempre più appetibile in funzione abitativa, e si estende,
principalmente, in un triangolo compreso tra il rio Cugiani e le
frazioni di La Ciaccia e La Muddizza.
Nel complesso un piccolo territorio conteso tra le esigenze produttive
della tradizionale attività agricola e la sempre più invadente
propensione allo sviluppo turistico; un territorio che grida
silenziosamente la sua vocazione ad assumere un ruolo determinante
nella costituzione di quella città-territorio, indispensabile a
garantire efficace competitività nel mercato isolano, nazionale ed
internazionale.
La sua posizione sulla costa settentrionale della Sardegna la colloca,
quasi esattamente, al centro, equidistante da Stintino e Santa Teresa
di Gallura, come dall’isola dell’Asinara e l’arcipelago de La
Maddalena; parimenti la distanza è quasi equivalente tra le due più
importanti città turistiche del nord Sardegna: Olbia ed Alghero.
La struttura orografica del suo territorio, quasi completamente
pianeggiante (ad eccezione di qualche collinetta fra le frazioni di La
Muddizza e La Ciaccia che paiono quasi rappresentare la continuità con
le bizze del vicino mare spesso tormentato dal forte maestrale che ne
increspa la superficie in onde talvolta imponenti e minacciose),
favorisce notevolmente le sue naturali vocazioni di sviluppo economico
nel settore agricolo con le sue pregiatissime produzioni ortive e la
sua espansione demografica che si accompagna al recente fenomeno dello
sviluppo turistico.
Insieme ai territori di Castelsardo, Santa Maria Coghinas, Viddalba e
Badesi, Valledoria costituisce un’area territoriale di irrepetibile
varietà di risorse e di bellezze naturali, ambientali, monumentali,
archeologiche, termali; candide e vaste spiagge, rocce di diversa
natura e colorazione (di fronte, sul versante orientale, si può
ammirare anche lo splendore dei caratteristici ‘scogli’ dell’Isola
Rossa).
È difficile descrivere tutto, occorre per forza vederla con la giusta
disposizione di spirito.
Le sue coste, che si snodano per circa 3.500 metri, in gran parte
caratterizzate da spiagge ampie costituite da sabbia finissima e
soffice, si integrano con due tratti rocciosi nelle località di
Maragnani (arenaria) e di La Ciaccia (calcarea), che impreziosiscono
ulteriormente il pregio naturale del territorio.
Sulla spiaggia di Valledoria e sulla foce del fiume Coghinas incombe,
simpaticamente ammiccante dall’estremo lembo orientale del Golfo
dell’Asinara, la Rocca di Castelsardo con il suo doriano Castelgenovese
che, a sua volta, si erge dominante nei confronti degli edifici
cittadini, faticosamente abbarbicati sui brevi ma erti pendii della
rocca stessa. L’accostamento dei due paesaggi sembra voler ricordare e
perpetuare la simbiotica integrazione di due lembi di territorio che
non possono che essere complementari, nell’austerità della tradizione
storica e della granitica imponenza architettonica l’uno e nella
vivacità delle nuove prospettive l’altro.
Le fortune economiche, sociali, storiche e, ultimamente, turistiche,
sono comunque intimamente ed indissolubilmente collegate alla
disponibilità del bene prezioso dell’acqua, in tutte le forme e
caratteristiche in cui è capace di presentarsi e di offrirsi all’uso
dell’uomo ed alla feracità della terra.
L’acqua può dissetare, pulire, irrigare, fecondare,… distruggere; essa
può costituire la meravigliosa varietà di corsi e colori, di
temperature ed effetti (benefici o malefici); può creare struggenti
suggestioni e terribili spaventi; è anche la più grande componente del
corpo dell’uomo, della parte vitale e corruttibile della natura umana;
presenta visioni celestiali di piccoli laghetti multicolori, di pozze
d’acqua bollente e benefica, di bacini costruiti dalla mano industre
dell’uomo per produrre energia con la stessa acqua che, talvolta,
improvvisamente lasciata alla furia distruttrice di un corso sregolato
inonda e devasta la piana, inquina il magnifico mare della foce,
turbandone gravemente, seppur per breve tempo, il naturale magnifico
colore; bene e male, prosperità e distruzione, di tutto è capace
l’acqua.
Il territorio di Valledoria e della valle in cui è sorta, è tutt’uno
con l’acqua: fiume e mare; coltivazioni, energia e turismo; bellezza ed
inquinamento; malaria e salubrità hanno creato la storia, le difficoltà
e le fortune del territorio.
Godere di tutto questo è facile, occorre soltanto un po’ di tempo da
dedicare alla sua osservazione ed all’ascolto dei suoi suoni e dei suoi
silenzi; dedicargli un po’ della capacità di scordare la frenesia della
vita moderna, per abbandonarsi al suo incanto.