Clicca (Ctrl+D) per aggiungere questa pagina!Devi fare questo manualmente!Compila il modulo sottostante
Sorso
Scritto da MARALB
Questo articolo è stato letto: 841 volte
Sorso
Sorso
S
orso (in dialetto sorsense Sòssu) è una città di circa 14.613 abitanti
(fine 2007) e si trova in provincia di Sassari (è il quarto comune per
numero di abitanti dall'istituzione delle nuove province), nella antica
regione della Romangia. Ha una superficie di 67,1 chilometri quadrati e
si affaccia sul Golfo dell'Asinara. Possiede una cantina sociale e per
i suoi prodotti è entrata nel novero delle città del vino.
Etimologia
del Nome
L' attuale nome Sorso, è stato ritrovato per la prima volta nel
condaghe di Silki (XI - XIII sec.). L' origine del toponimo pare abbia
avuto origine da una parola Logudorese, josso o zosso (derivato dal
latino deorsum, deorso) che significa giù. Questo probabilmente per
indicare la posizione di Sorso più in basso rispetto a quella della
vicina Sennori.
Stemma
Lo Stemma, approvato con deliberazione n° 75 del 26.11.2004 adottata
dal Consiglio Comunale e ricevuto con Decreto del Presidente della
repubblica del 03.03.2005 per il tramite dell’Ufficio Onorificenze e
Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è
rappresentato da:
* all'interno dello scudo: un gambale di
guerriero in campo azzurro, completato da una “S”, sinonimo di Sorso,
di colore azzurro, contenuta tra due fasci rossi su campo oro.
* all'esterno dello scudo: sotto lo
scudo due fronde entrambe di colore verde, una fronda di alloro con
bacche d’oro e una fronda di quercia con ghiande d’oro, che si
intersecano su una cravatta frangiata dai colori nazionali ed ascendono
lateralmente; sopra lo scudo una corona di Città d’oro.
Gonfalone
Il Gonfalone comunale, emblema ufficiale storico del Comune, approvato
con deliberazione n° 75 del 26.11.2004 e ricevuto con Decreto del
Presidente della repubblica del 03.03.2005 per il tramite dell’Ufficio
Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, è rappresentato da:
* Un drappo quadrangolare di stoffa di
un metro per due, del color porpora, sospeso mediante un bilico mobile
ad un'asta terminata in punta da una freccia. Il drappo ornato da due
cordoni laterali d’oro e frangiato da motivi d’oro, è caricato nel
centro dello stemma di Città, sormontato sopra la corona
dall'iscrizione centrata "Città di Sorso". La cravatta frangiata si
compone in nastri tricolorati dai colori nazionali.
Dialetto
Caratteristica la parlata locale, il sassarese o turritano dal nome del
Giudicato di Torres, con la quale la città trova un'affinità con
Sassari, Porto Torres e Stintino in
quanto condividono lo stesso idioma. Questa nacque nell'età
dei giudicati dalla commistione di elementi toscani, liguri e còrsi e
la successiva forte influenza del sardo logudorese nel corso dei
secoli, cessato solo nel XX secolo col prevalente utilizzo
dell'italiano; si creò così una lingua di confine, di transizione fra
il sardo parlato nel
resto dell'isola ed il còrso parlato in Gallura e nella
vicina isola. Per Sorso è una grande peculiarità, data la brevissima
distanza da Sennori, dove si parla sardo
logudorese, seppure con la curiosa caratteristica di avere, al plurale,
solo sostantivi di genere maschile, fatto unico in Sardegna.
Edificio sede amministrazione comunale
Amministrazione comunale
Sindaco: Antonio Spano (centro-sinistra) dal 08/05/2005
Centralino del comune: 079 3392200
Posta elettronica: segreteriasindaco@comune.sorso.ss.it
Territorio
Sorso gode di una collocazione geografica di notevole valore
paesistico; la sua costa, con le famose spiagge di Marina di Sorso (che
è anche frazione del paese) e di Platamona, si estende per circa 18 km.
Nei fertili terreni circostanti si coltivano frutta e ortaggi, ma
soprattutto l'olivo e la vite. Il comune comprende anche le seguenti
frazioni e località: Centro Commerciale, Platamona, Arboriamar,
Bellisara, Eden Beach, Lu Barrili-Monti, Lu Tuvaraggiu, Marritza, San
Michele, Serralonga, Stagno Platamona, Taniga-Malafede, Terrada Sud,
Tonnara. La costituzione geologica è data in prevalenza dagli ultimi
rilievi calcarei del sassarese affievoliti verso al costa.
Storia
Preistoria
Il territorio è ricco di testimonianze archeologiche risalenti al
periodo prenuragico, l’ attuale borgo però è di origine romana e
divenne grosso centro religioso nel Medioevo. Del Prenuragico,
rimangono le Domus de Janas di l’ Abbiu e il sito di Gericu tra Sorso e
Sassari. Sono invece propriamente riconducibili al periodo nuragico i
nuraghi di Bachileddi, Sa Corona Ruja e San Biagio. È presente anche un
pozzo sacro denominato Serra Niedda. Altri siti dominano il Golfo dell’
Asinara. Nel V secolo i Cartaginesi trasformarono Sorso in una fortezza
di cui oggi ci rimane il sito di Santa Filittica.
Geridu
Il sito di Gericu o Geridu è il più importante sito archeologico della
città romangina. Si trova lungo la strada provinciale 25 Sassari-Sorso
a 2 Km da Sorso stessa. Gli scavi hanno riportato alla luce un antico
insediamento con resti che vanno dal preistorico al romanico
originariamente denominato Jelithon. Jelithon o Gelithon (o ancora
Heliton) si pensava fosse l' antico nome con cui si identificasse Sorso
anche se la storicità di tale affermazione datata XV° secolo è stata
più volte messa in dubbio. Si è comunque consapevoli di una chiesa
denominata S. Andrea d’ Elighe smembrata nel XIX° sec. Per recuperare
materiali per la chiesa parrocchiale di San Pantaleo a Sorso, all’
epoca in costruzione. In un condaghe del XVII° secolo: Condaghe de lo
primeros moradores de ciudad de Sacer veniva, non certo storicamente,
spiegata la rivalità tra Sorso e Sassari datata addirittura V° secolo,
e l’ esistenza di un capostipite della popolazione chiamato Gelidon a
cui oltre la fondazione del paese è attribuita un'indole ribelle e
folle che ancora contraddistingue i sussinchi.[1]
Dall’ età Giudicale alla
Moderna
Durante il periodo del 1300 Sorso passò di mano a diversi feudatari e
venne più volte attaccata e distrutta sia dall’ irrequietezza degli
abitanti di Castelgenovese, sia dalla famiglia Doria.
Nel 1436 Sorso e Sennori vennero vendute insieme a Gonario Gambella e
da quel momento le sorti dei due paesi furono identiche. Lo stemma di
Sorso sia nella versione odierna che in quella antica riporta un
gambale simbolo della famiglia Gambella. Dopo numerosi altri passaggi
alla proprietà del paese, nel 1527 subì l’ attacco da parte delle
truppe francesi di Renzo Orsini per poi passare ancora tra diverse mani
prima del riscatto del 1838. Precedentemente, nel 1821 divenne uno dei
capoluoghi della provincia di Sassari. Vittorio Angius nel suo
Dizionario del Casalis annotava a Sorso (sunto): “durante il periodo
delle milizie, Sorso e Sennori, potevano contare su 112 elementi. La
storia dell'agricoltura e allevamento sorsere ha portato alla luce
terrini attissimi a tutte le colture e scarsi pascoli che provvedevano
al sostentamento del paese mentre l’ eccedenza era venduta Sassari e
Porto Torres. Nel 1859 Sorso fu inserita nella ricostituita Provincia
di Sassari.
Arte e Cultura
Chiese e Monumenti
La leggenda della Billellera
La 1° versione della leggenda narra che gli abitanti di Sorso, gelosi
della Fontana del Rosello di Sassari, tentarono di spostarla con delle
corde e portarla via, i sassaresi per questo li apostrofarono come
pazzi per aver bevuto l’ acqua della Billellera. (Nella versione di
Sorso, i sassaresi sono i veri macchi, che nel dialetto della zona
significa pazzi, perché attaccarono altre corde per trattenere la
fontana).
La 2° versione invece narra che l’ appellativo di macchi, per aver
bevuto l’ acqua della fontana, sia stato dato dalle popolazioni dei
paesi vicini a Sorso per la gelosia dovuta alle proporzioni e l’
eleganza dell’ opera, che da questi era ritenuta inadeguata per le
esigenze del luogo.
La statua della Madonna Noli Me Tollere viene portata in processione in
occasione dell'800° anniversario della sua apparizione
* Quartiere della Bicocca: presente
nell’ abitato è un quartiere di impianto medievale.
* Chiesa di S.Pantaleo: ai margini del
quartiere della Bicocca. La chiesa attuale in forme neoclassiche del
1836 è costruita su un'altra risalente al XV secolo.
* Fontana della Billellera: è una
fontana seicentesca fatta costruire a imitazione di quella di Sassari.
Svolse un importante funzione di approvvigionamento per la popolazione.
Su questa fontana persistono due simpatiche leggende, entrambe portano
alla stessa conclusione cioè che bere l’acqua renda pazzi ma sono
contrastanti tra loro.
* Palazzo Baronale: nel centro del
paese, di fattura seicentesca è stato fatto costruire dagli Amat che vi
risieddero. Andato in rovina, è stato recentemente restaurato per farlo
diventare centro culturale.
* Chiesa della Beata vergine d’ Itria:
poco distante dal palazzo baronale è stata costruita nel XVII secolo e
la facciata è scandita da lesene.
* Chiesa di Noli Me Tollere: anch’ essa
del XVII secolo, è sede del simulacro dell’ omonima Madonna oggetto di
profonda venerazione popolare.
o Cappella di Noli Me Tollere:In località Pedrugnanu risale ai primi
del novecento, ed è stata rinnovata pochi anni fa
* Oratorio di Santa Croce: XVI secolo,
in stile tardogotico, al suo interno è collocato un antico crocifisso
ligneo di pregevole fattura.
* Chiesa di Sant’Anna: XVII secolo , è
completata da alcune cappelle laterali e ha la volta a botte.
* Chiesa di San Pasquale Baylon : è una
chiesa del 1780 in forme barocche costruita dai gesuiti. Si trova in
regione Malafede al confine col comune di Sassari.
* Chiesa di Santa Monica: Chiesa di
Fattura Moderna, notevolmente ampia, con tetto a cuneo e 3 rondoni
sulla facciata.
Feste e Tradizioni
Popolari
* Beata Vergine di Noli Me Tollere, 26
maggio La festa è in parte agreste e in parte cittadina. Si festeggia
il miracoloso simulacro che, la tradizione popolare, vuole essere
scomparso da una chiesa in cui era stato collocato al centro cittadino
per riapparire nel luogo dove è sorge oggi la cappella dedicata alla
Vergine. Sotto i piedi del simulacro, quando venne ritrovato, in una
pietra di marmo era scritto “Noli Me Tollere” (non mi spostate).Nel
2008 ne ricorre l'ottavo centenario della apparizione.
* Sant'Antonio di Padova, 13 giugno.
* San Costantino, 7 luglio . Viene
svolta la tradizionale Ardia attorno alla chiesa della Vergine d' Itria.
* Sagra della Melanzana: 26 luglio
* San Pantaleo, 27 luglio. Patrono del
paese, è festeggiato con balli in piazza, albero della cuccagna, e
manifestazioni sportive.
* Madonna degli Angeli, 2 agosto.
* Calici di Stelle: 10 agosto
manifestazione di degustazione di vini e prodotti tipici locali in vari
punti della città.
Costume Tradizionale
Il costume oggi è usato in occasioni di festa o manifestazioni
folkloristiche.
Femminile: Contadine e ceti poveri
* Sul capo: fasthetta cuvaccadda si
tiene in testa e copre il corpo sino al bacino compreso. Tale indumento
tende a restringersi nella parte che si appoggia sul capo in quanto è
fittamente plissettata e si allarga nella parte bassa. È divisa in due
parti: quella alta con disegni floreali colorati e fantasie vivaci in
genere su sfondo blu, e quella bassa detta pannu da pedi, di colore
unico, questo per le giovani. Per le anziane i fiori sono piccoli e di
colore bianco, per le vedove il tutto è tinto di nero.
* Camicia: jacca, vivacemente colorata
per le giovani e con disegni eleganti o a tinta unita per le adulte.
* Gonna: a pieghe in vita, incripiddi,
lunghe sino alla caviglia nei decenni a cavallo tra 800 e 900, a mezza
gamba negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale.
* Grembiule: lu paneddu copriva la parte
anteriore della gonna.
Personalità
legate a Sorso
* Salvatore Farina: scrittore e
giornalista (1846-1918).
* Giannetto Masala: scrittore e poeta,
sorsese di nascita.
* Giovanni Baraca : scrittore e
giornalista, sorsese di nascita.
* Antonio Catta : politico socialista,
nato a Sennori ma considerato sorsese.
* Antonio Tedde : Vescovo di
Ales (1906-1982).
* Pasquale Marginesu : medico, già
Rettore dell'Università di Sassari. Oltre l'omonima piazza di Sorso a
lui è stato intitolato anche lo stabile dell'Università di Sassari,
sede degli Istituti di Igiene e di Patologia Generale della facoltà di
Medicina.
* Antonio Langella: calciatore italiano
di serie A nato a Napoli ma trasferitosi durante la prima infanzia
nella città dove è cresciuto e dove spesso torna.
* Michele Fini: Calciatore italiano di
serie A nativo del luogo.
Rivalità Sorso - Sennori
Come molti paesi della Sardegna vicini o confinanti anche Sorso e la
confinante Sennori hanno avuto in passato degli screzi che si riportano
oggi in rivalità sportiva, bonarie prese in giro e folkloristici
racconti. Le testimonianze perlopiù orali degli abitanti dei due paesi
raccontano degli abitanti sennoresi che schernivano i vicini con l'
appellativo di Sussinchi Macchi per le vicende legate alla fontana
della Billellera (cfr.), mentre racconti più moderni asseriscono che
durante le feste patronali gli abitanti di Sorso fanno esplodere i
fuochi d' artificio di giorno per non farli vedere agli abitanti di
Sennori (che è posta più in alto). I sorsensi inoltre raccontano che ai
sennoresi piaccia uscire con i ricci di mare nella tasca dove tengono i
soldi in modo da non spenderli. Ecco spiegato il motivo per cui i
sennoresi vengono definiti dispregiativamente ebrei cioè avidi (zecchi
in dialetto) dagli abitanti di Sorso.
Altre Fontane
Sorso non è l' unica città della Sardegna in cui si registrano leggende
legate alla fontana del paese. Altre realtà sono Calangianus,Lodè e
Tonara. Un detto popolare gallurese riguardo ai primi due infatti
citava Sossù, Calangianus e Lodè son macchi tutti e tre (Sorso,
Calangianus e Lodè sono matti tutti e tre).
Strade Principali
* : La Strada Statale 200
dell'Anglona collega Sassari a Sorso e Sennori per poi terminare a
Castelsardo.
* SP 25: la Strada provinciale 25 è il
tratto finale della strada che da Sassari porta a Sorso.
* SP 60: la Strada provinciale 60 detta
Buddi Buddi è la strada che collega Sassari e Sorso passando dai
rispettivi litorali Platamona e la Marina di Sorso.
* SP 81: la Strada provinciale 81
collega Sorso alla SS 131 e da qui a Porto Torres da un lato e alla
frazione di Sassari denominata Li Punti dall' altro.
Linee Urbane
* Stagionali: Il Comune in
collaborazione con l' Azienda Trasporti Pubblici di Sassari, attiva nel
periodo Estivo una linea di autobus che serve entrambi i lati della
riviera sorsese percorrendo in entrambe le direzioni le direttrici
Tonnara e Rotonda Centrale, attraverso la Marina di Sorso.
Il territorio
di Sorso
Esteso per circa 67 kmq., è particolarmente privilegiato sia da un
clima mite che dalla sua posizione al centro di dolci colline e distese
ricche di corsi d'acqua. Tra le maggiori risorse dell'economia locale è
certamente la coltivazione della vite, che regala vini di elevata
qualità, tra cui il tipico e rosso Cannonau, proveniente in gran parte
da vigneti familiari ma anche dalla Cantina Sociale. Altre produzioni
sono quelle del Vermentino e del Moscato. Di grande pregio è poi la
qualità dell'olio, prodotto negli estesi oliveti sparsi nella campagna
sorsense. La tradizione relativa ai dolci, vede come protagonisti i
papassini, fatti di pasta a base di farina e strutto con mandorle,
noci, buccia d'arancia, ricoperti di glassa e cotti in forno a legna,
li cozzuli di saba, di pasta sottile a forma di bastoncino, cuore,
rametto, ornati da ricami sulla pasta e ripieni di sapa (vin cotto), i
bianchini, meringhe fatte con bianco d'uovo e mandorle tritate cotte in
forno, biscottate fuori e cremose all'interno.
IL VINO
Il vino a Sorso ha una lunga Storia.
La storia della Romangia è strettamente intrecciata con quella della
coltivazione della vite. A livello popolare un bicchiere di “vino di
Sorso” vuol dire, da sempre, vino buono. La conferma storica a una
verità diffusa tra gli intenditori del buon bere eè venuta anche
recentemente grazie agli studi compiuti dagli archeologi.Negli scavi
effetuati nel villaggio di Geridu, in comune di Sorso, sono state
rinvenute diverse tracce della tradizione vitivinicola medievale della
zona: vinaccioli carbonizzati, roncole per la potatura e per la
vendemia, boccali di ceramica, vasi vinari.
L'OLIO
Terre di Romangia: terra di vino e terra d’olio.
Vedere al primo fiotto d’assaggio in frantoio, compatto e forte di
fluidità uniformi, questo è l’olio buono di oliva bosana (cultivar
dominatne del sassarese), color che mantiene dopo mesi pur virando
all’oro che schiarendosi sfuma del verde cagiante delle foglie degli
oliveti che contornano le colline degradanti della Romangia.
Ricco di profumi erbacei complessi ha corpo e struttura, sapidità
inconfondibile e piccantezze che vanno alla gola come al naso, è
marcato il sentore di carciofo di prio taglio e l’aromatico primario di
oliva appena franta.
Ideale con insalate verdi , pomodoro e rughitta selvatica.
La cucina di Sorso, semplice e mediterranea, deriva da una cultura
contadina. Allo stesso tempo è originale, ricca di ingredienti e sapori
fondamentali, priva di elaborazioni, aromatica di erbe ma non piccante.
I suoi punti di forza sono le carni arrostite, i latticini, i salumi,
il pane, gli ortaggi, i dolci e i vini.
Ecco un esempio di alcuni piatti fondamentali :
Li mirinzani arrusthu, tipicamente conosciuta come “carri di pobaru”:
la melanzana viene divisa a metà, incisa per perdere l’acqua amara e
cotta alla brace con un trito di aglio, olio, prezzemolo, pomodoro,
peperoncino;
L’agliata è un sugo base per insaporire i pesci prima fritti, in
particolare baccalà fritto e condito con olive di salamoia;
Lasdhagioru o favata di carne, è un piatto solitamente consumato nei
periodi di Carnevale;
La ciogga o lumache è un piatto molto antico ma che riserva degli
ottimi sapori;
Li ciggioni o gnocchetti preparati con salsiccia e pomodori;
La carri di cabaddu o carne di cavallo;
pane tipico: una pagnotta bitorzoluta chiamata “tondu” o anche
“colacola” a crosta dura e mollica compatta con occhiature evidenti: da
questo lu “cuggoni”, la merenda di primavera con il pane spaccato a
metà e svuotato della mollica per contenere il condimento di pomodoro,
olio e sale. O la variante locale del celebre pane carasau, il nostro
“biscottu ipparraddu”, più spesso del primo, più fragrante.
La tradizione relativa ai dolci, vede come protagonisti :
Le tiricche, dolce solitamente con forma tondeggiante, composte da una
sottile sfoglia che racchiude un impasto di cui l’ingrediente
principale è la saba (un estratto del vino o del fico di cui sono
ricchi i territori della Romangia);
I bianchini, che sono meringhe fatte con bianco d’uovo, mandorle
tritate cotte in forno e aromatizzate con scorze di limone, biscottate
fuori e cremose dentro;
I papassini, preparati in occasione della festività dei Santi e la
ricorrenza dei defunti, sono fatti di pasta a base di farina e strutto
con mandorle, noci, buccia d’arancia, e cotti in forno a legna.
Di fine 800 è il costume delle contadine e delle donne apparteneti allo
stato sociale più povero con camicia a fantasia, detta jacca,
vivacemente colorata per le giovani e con disegni eleganti o
a tinta unita per le adulte, gonne a pieghe in vita, “incripiddi”,
lunghe sino alla caviglia nei decenni a cavallo tra 800 e 900, a mezza
gamba negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale, erano coperte
nella parte anteriore da “lu paneddu”, (il grembiule).
In uso dagli inizi dell’800 e forse anche prima è il capo
caratteristico di questo costume la “fasthetta cuvaccadda”, (tradotto
letteralmente vuol dire “ gonna coperta”) indumento che si tiene in
testa e copre il corpo sino al bacino compreso; viene tenuta con le
mani dall’interno in maniera che la fasthetta avvolga il busto
lasciando il viso incorniciato. Tale indumento tende a restringersi
nella parte che si appoggia sul capo in quanto è fittamente plissettata
e si allarga nella parte bassa.
La “fasthetta cuvaccadda” è divisa in due parti: quella alta con
disegni floreali colorati e fantasie vivaci in genere su sfondo blu;
quella bassa detta pannu da pedi, (panno da piedi, ossia panno per la
parte bassa dell’indumento) di colore unico, questo per le giovani.
Per le persone anziane le caratteristiche sono uguali, ciò che cambia
sono i fiori piccoli e di colore bianco con serie fantasie ugualmente
di colore bianco. Le vedove hanno lo stesso capo delle donne mature ma
con pannu da pedi nero, oppure totalmente nero.
l vilaggio medievale di Geridu, venuto alla luce grazie alle indagini e
agli scavi condotti a partire dagli anni '80 e soprattutto a partire
dal 1995 (in particolare dall''Università di Sassari e dal docente
Marco Milanese), è situato a pochi Km da Sorso sulla strada per
Sassari, nei pressi della "grotta" di Sant’Andrea (che prende il nome
dalla chiesa riportata alla luce da un intervento di scavo negli anni
'80).
L'area è in realtà abitata anche in età anteriori al Medioevo, a causa
della considerevole fertilità del suolo. Il villaggio inizia ad essere
citato inizialmente nelle fonti scritte liguri e toscane a partire dal
XII sec., e successivamente da quelle aragonesi a partire dalla metà
del XIV sino alla metà del XVII sec.
Il villaggio apparteneva alla Curatoria di Romangia, insieme, tra gli
altri, a Sorso, Sennori, Gennor, Taniga e Uruspe. Ma, a differenza di
molti di questi centri, rimase attivo ancora per diverso tempo quando
questi cominciarono a spopolarsi. In ogni caso, anche Geridu a un certo
punto si spopolò: fu verosimilmemte la posizione mediana del villaggio
tra i diversi possedimenti Malaspina e Doria e Comune di Sassari e
Corona Aragonese, ad essere fatale: il villaggio a partire dalla
seconda metà del secolo XIV venne investito da un progressivo e
continuo spopolamento, sino alla sua completa estinzione nei primi
decenni del XVI sec (dovuta probabilmente a un eccesso di pressione
fiscale da parte di Sassari e degli Aragonesi, nonché alle pestilenze e
alle guerriglie che devastarono la zona di Sassari in quel periodo).
Nella prima metà del Quattrocento il villaggio diventò una sorta di
cava di materiale da costruzione: gli stipiti, le tegole, le pietre, il
legname dei tetti, un po' tutto venne recuperato e "riciclato" dagli
abitanti delle zone circostanti.
L'indagine archeologica sul sito del villaggio prosegue in modo
sistematico dal 1995, attualmente l'area di scavo principale assomma a
più di 700 mq. Oltre all'area dell'abitato, altre zone riguardanti
l'indagine archeologica comprendono la chiesa di S. Andrea e la
necropoli circostante.
L'area occupata dal villaggio è stata quantificata intorno ai 10
ettari. Lo scavo, che si presenta senza alcun dubbio come forse il più
grande cantiere didattico universitario in Italia, sta fornendo per la
prima volta importanti indicazioni per quanto riguarda la topografia
del villaggio, con l'identificazione di aree artigianali ancora da
definire, e dei materiali impiegati per la costruzione degli edifici e
degli arredi interni. Importante anche il contributo delle indagini
paleobotaniche in atto, con l'analisi di campioni di terreno per lo
studio dei pollini e dei resti vegetali per la definizione delle
pratiche alimentari dagli abitanti del villaggio.