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Sorso





Sorso


veduta


S
orso (in dialetto sorsense Sòssu) è una città di circa 14.613 abitanti (fine 2007) e si trova in provincia di Sassari (è il quarto comune per numero di abitanti dall'istituzione delle nuove province), nella antica regione della Romangia. Ha una superficie di 67,1 chilometri quadrati e si affaccia sul Golfo dell'Asinara. Possiede una cantina sociale e per i suoi prodotti è entrata nel novero delle città del vino.

   

Etimologia del Nome

L' attuale nome Sorso, è stato ritrovato per la prima volta nel condaghe di Silki (XI - XIII sec.). L' origine del toponimo pare abbia avuto origine da una parola Logudorese, josso o zosso (derivato dal latino deorsum, deorso) che significa giù. Questo probabilmente per indicare la posizione di Sorso più in basso rispetto a quella della vicina Sennori.

Stemma

Lo Stemma, approvato con deliberazione n° 75 del 26.11.2004 adottata dal Consiglio Comunale e ricevuto con Decreto del Presidente della repubblica del 03.03.2005 per il tramite dell’Ufficio Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è rappresentato da:

    * all'interno dello scudo: un gambale di guerriero in campo azzurro, completato da una “S”, sinonimo di Sorso, di colore azzurro, contenuta tra due fasci rossi su campo oro.
    * all'esterno dello scudo: sotto lo scudo due fronde entrambe di colore verde, una fronda di alloro con bacche d’oro e una fronda di quercia con ghiande d’oro, che si intersecano su una cravatta frangiata dai colori nazionali ed ascendono lateralmente; sopra lo scudo una corona di Città d’oro.

Gonfalone


Il Gonfalone comunale, emblema ufficiale storico del Comune, approvato con deliberazione n° 75 del 26.11.2004 e ricevuto con Decreto del Presidente della repubblica del 03.03.2005 per il tramite dell’Ufficio Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è rappresentato da:

    * Un drappo quadrangolare di stoffa di un metro per due, del color porpora, sospeso mediante un bilico mobile ad un'asta terminata in punta da una freccia. Il drappo ornato da due cordoni laterali d’oro e frangiato da motivi d’oro, è caricato nel centro dello stemma di Città, sormontato sopra la corona dall'iscrizione centrata "Città di Sorso". La cravatta frangiata si compone in nastri tricolorati dai colori nazionali.
simulacro

Dialetto

Caratteristica la parlata locale, il sassarese o turritano dal nome del Giudicato di Torres, con la quale la città trova un'affinità con Sassari, Porto Torres e Stintino in
 quanto condividono lo stesso idioma. Questa nacque nell'età dei giudicati dalla commistione di elementi toscani, liguri e còrsi e la successiva forte influenza del sardo logudorese nel corso dei secoli, cessato solo nel XX secolo col prevalente utilizzo dell'italiano; si creò così una lingua di confine, di transizione fra il sardo parlato nel
 resto dell'isola ed il còrso parlato in Gallura e nella vicina isola. Per Sorso è una grande peculiarità, data la brevissima distanza da Sennori, dove si parla sardo
logudorese, seppure con la curiosa caratteristica di avere, al plurale, solo sostantivi di genere maschile, fatto unico in Sardegna.
Edificio sede amministrazione comunale

Amministrazione comunale

Sindaco: Antonio Spano (centro-sinistra) dal 08/05/2005
Centralino del comune: 079 3392200
Posta elettronica: segreteriasindaco@comune.sorso.ss.it

comune

Territorio


Sorso gode di una collocazione geografica di notevole valore paesistico; la sua costa, con le famose spiagge di Marina di Sorso (che è anche frazione del paese) e di Platamona, si estende per circa 18 km. Nei fertili terreni circostanti si coltivano frutta e ortaggi, ma soprattutto l'olivo e la vite. Il comune comprende anche le seguenti frazioni e località: Centro Commerciale, Platamona, Arboriamar, Bellisara, Eden Beach, Lu Barrili-Monti, Lu Tuvaraggiu, Marritza, San Michele, Serralonga, Stagno Platamona, Taniga-Malafede, Terrada Sud, Tonnara. La costituzione geologica è data in prevalenza dagli ultimi rilievi calcarei del sassarese affievoliti verso al costa.

Storia

Preistoria

Il territorio è ricco di testimonianze archeologiche risalenti al periodo prenuragico, l’ attuale borgo però è di origine romana e divenne grosso centro religioso nel Medioevo. Del Prenuragico, rimangono le Domus de Janas di l’ Abbiu e il sito di Gericu tra Sorso e Sassari. Sono invece propriamente riconducibili al periodo nuragico i nuraghi di Bachileddi, Sa Corona Ruja e San Biagio. È presente anche un pozzo sacro denominato Serra Niedda. Altri siti dominano il Golfo dell’ Asinara. Nel V secolo i Cartaginesi trasformarono Sorso in una fortezza di cui oggi ci rimane il sito di Santa Filittica.

Geridu

Il sito di Gericu o Geridu è il più importante sito archeologico della città romangina. Si trova lungo la strada provinciale 25 Sassari-Sorso a 2 Km da Sorso stessa. Gli scavi hanno riportato alla luce un antico insediamento con resti che vanno dal preistorico al romanico originariamente denominato Jelithon. Jelithon o Gelithon (o ancora Heliton) si pensava fosse l' antico nome con cui si identificasse Sorso anche se la storicità di tale affermazione datata XV° secolo è stata più volte messa in dubbio. Si è comunque consapevoli di una chiesa denominata S. Andrea d’ Elighe smembrata nel XIX° sec. Per recuperare materiali per la chiesa parrocchiale di San Pantaleo a Sorso, all’ epoca in costruzione. In un condaghe del XVII° secolo: Condaghe de lo primeros moradores de ciudad de Sacer veniva, non certo storicamente, spiegata la rivalità tra Sorso e Sassari datata addirittura V° secolo, e l’ esistenza di un capostipite della popolazione chiamato Gelidon a cui oltre la fondazione del paese è attribuita un'indole ribelle e folle che ancora contraddistingue i sussinchi.[1]

Dall’ età Giudicale alla Moderna

Durante il periodo del 1300 Sorso passò di mano a diversi feudatari e venne più volte attaccata e distrutta sia dall’ irrequietezza degli abitanti di Castelgenovese, sia dalla famiglia Doria.

Nel 1436 Sorso e Sennori vennero vendute insieme a Gonario Gambella e da quel momento le sorti dei due paesi furono identiche. Lo stemma di Sorso sia nella versione odierna che in quella antica riporta un gambale simbolo della famiglia Gambella. Dopo numerosi altri passaggi alla proprietà del paese, nel 1527 subì l’ attacco da parte delle truppe francesi di Renzo Orsini per poi passare ancora tra diverse mani prima del riscatto del 1838. Precedentemente, nel 1821 divenne uno dei capoluoghi della provincia di Sassari. Vittorio Angius nel suo Dizionario del Casalis annotava a Sorso (sunto): “durante il periodo delle milizie, Sorso e Sennori, potevano contare su 112 elementi. La storia dell'agricoltura e allevamento sorsere ha portato alla luce terrini attissimi a tutte le colture e scarsi pascoli che provvedevano al sostentamento del paese mentre l’ eccedenza era venduta Sassari e Porto Torres. Nel 1859 Sorso fu inserita nella ricostituita Provincia di Sassari.

Arte e Cultura

Chiese e Monumenti

La leggenda della Billellera
La 1° versione della leggenda narra che gli abitanti di Sorso, gelosi della Fontana del Rosello di Sassari, tentarono di spostarla con delle corde e portarla via, i sassaresi per questo li apostrofarono come pazzi per aver bevuto l’ acqua della Billellera. (Nella versione di Sorso, i sassaresi sono i veri macchi, che nel dialetto della zona significa pazzi, perché attaccarono altre corde per trattenere la fontana).

La 2° versione invece narra che l’ appellativo di macchi, per aver bevuto l’ acqua della fontana, sia stato dato dalle popolazioni dei paesi vicini a Sorso per la gelosia dovuta alle proporzioni e l’ eleganza dell’ opera, che da questi era ritenuta inadeguata per le esigenze del luogo.
La statua della Madonna Noli Me Tollere viene portata in processione in occasione dell'800° anniversario della sua apparizione

    * Quartiere della Bicocca: presente nell’ abitato è un quartiere di impianto medievale.
    * Chiesa di S.Pantaleo: ai margini del quartiere della Bicocca. La chiesa attuale in forme neoclassiche del 1836 è costruita su un'altra risalente al XV secolo.
    * Fontana della Billellera: è una fontana seicentesca fatta costruire a imitazione di quella di Sassari. Svolse un importante funzione di approvvigionamento per la popolazione. Su questa fontana persistono due simpatiche leggende, entrambe portano alla stessa conclusione cioè che bere l’acqua renda pazzi ma sono contrastanti tra loro.
    * Palazzo Baronale: nel centro del paese, di fattura seicentesca è stato fatto costruire dagli Amat che vi risieddero. Andato in rovina, è stato recentemente restaurato per farlo diventare centro culturale.

    * Chiesa della Beata vergine d’ Itria: poco distante dal palazzo baronale è stata costruita nel XVII secolo e la facciata è scandita da lesene.
    * Chiesa di Noli Me Tollere: anch’ essa del XVII secolo, è sede del simulacro dell’ omonima Madonna oggetto di profonda venerazione popolare.
          o Cappella di Noli Me Tollere:In località Pedrugnanu risale ai primi del novecento, ed è stata rinnovata pochi anni fa
    * Oratorio di Santa Croce: XVI secolo, in stile tardogotico, al suo interno è collocato un antico crocifisso ligneo di pregevole fattura.
    * Chiesa di Sant’Anna: XVII secolo , è completata da alcune cappelle laterali e ha la volta a botte.
    * Chiesa di San Pasquale Baylon : è una chiesa del 1780 in forme barocche costruita dai gesuiti. Si trova in regione Malafede al confine col comune di Sassari.
    * Chiesa di Santa Monica: Chiesa di Fattura Moderna, notevolmente ampia, con tetto a cuneo e 3 rondoni sulla facciata.

Feste e Tradizioni Popolari

    * Beata Vergine di Noli Me Tollere, 26 maggio La festa è in parte agreste e in parte cittadina. Si festeggia il miracoloso simulacro che, la tradizione popolare, vuole essere scomparso da una chiesa in cui era stato collocato al centro cittadino per riapparire nel luogo dove è sorge oggi la cappella dedicata alla Vergine. Sotto i piedi del simulacro, quando venne ritrovato, in una pietra di marmo era scritto “Noli Me Tollere” (non mi spostate).Nel 2008 ne ricorre l'ottavo centenario della apparizione.
    * Sant'Antonio di Padova, 13 giugno.
    * San Costantino, 7 luglio . Viene svolta la tradizionale Ardia attorno alla chiesa della Vergine d' Itria.
    * Sagra della Melanzana: 26 luglio
    * San Pantaleo, 27 luglio. Patrono del paese, è festeggiato con balli in piazza, albero della cuccagna, e manifestazioni sportive.
    * Madonna degli Angeli, 2 agosto.
    * Calici di Stelle: 10 agosto manifestazione di degustazione di vini e prodotti tipici locali in vari punti della città.

Costume Tradizionale

Il costume oggi è usato in occasioni di festa o manifestazioni folkloristiche.

Femminile: Contadine e ceti poveri
    * Sul capo: fasthetta cuvaccadda si tiene in testa e copre il corpo sino al bacino compreso. Tale indumento tende a restringersi nella parte che si appoggia sul capo in quanto è fittamente plissettata e si allarga nella parte bassa. È divisa in due parti: quella alta con disegni floreali colorati e fantasie vivaci in genere su sfondo blu, e quella bassa detta pannu da pedi, di colore unico, questo per le giovani. Per le anziane i fiori sono piccoli e di colore bianco, per le vedove il tutto è tinto di nero.

    * Camicia: jacca, vivacemente colorata per le giovani e con disegni eleganti o a tinta unita per le adulte.

    * Gonna: a pieghe in vita, incripiddi, lunghe sino alla caviglia nei decenni a cavallo tra 800 e 900, a mezza gamba negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale.

    * Grembiule: lu paneddu copriva la parte anteriore della gonna.

Personalità legate a Sorso

    * Salvatore Farina: scrittore e giornalista (1846-1918).
    * Giannetto Masala: scrittore e poeta, sorsese di nascita.
    * Giovanni Baraca : scrittore e giornalista, sorsese di nascita.
    * Antonio Catta : politico socialista, nato a Sennori ma considerato sorsese.
    * Antonio Tedde  : Vescovo di Ales (1906-1982).
    * Pasquale Marginesu : medico, già Rettore dell'Università di Sassari. Oltre l'omonima piazza di Sorso a lui è stato intitolato anche lo stabile dell'Università di Sassari, sede degli Istituti di Igiene e di Patologia Generale della facoltà di Medicina.
    * Antonio Langella: calciatore italiano di serie A nato a Napoli ma trasferitosi durante la prima infanzia nella città dove è cresciuto e dove spesso torna.
    * Michele Fini: Calciatore italiano di serie A nativo del luogo.

Rivalità Sorso - Sennori

Come molti paesi della Sardegna vicini o confinanti anche Sorso e la confinante Sennori hanno avuto in passato degli screzi che si riportano oggi in rivalità sportiva, bonarie prese in giro e folkloristici racconti. Le testimonianze perlopiù orali degli abitanti dei due paesi raccontano degli abitanti sennoresi che schernivano i vicini con l' appellativo di Sussinchi Macchi per le vicende legate alla fontana della Billellera (cfr.), mentre racconti più moderni asseriscono che durante le feste patronali gli abitanti di Sorso fanno esplodere i fuochi d' artificio di giorno per non farli vedere agli abitanti di Sennori (che è posta più in alto). I sorsensi inoltre raccontano che ai sennoresi piaccia uscire con i ricci di mare nella tasca dove tengono i soldi in modo da non spenderli. Ecco spiegato il motivo per cui i sennoresi vengono definiti dispregiativamente ebrei cioè avidi (zecchi in dialetto) dagli abitanti di Sorso.

Altre Fontane

Sorso non è l' unica città della Sardegna in cui si registrano leggende legate alla fontana del paese. Altre realtà sono Calangianus,Lodè e Tonara. Un detto popolare gallurese riguardo ai primi due infatti citava Sossù, Calangianus e Lodè son macchi tutti e tre (Sorso, Calangianus e Lodè sono matti tutti e tre).


Strade Principali


    *  : La Strada Statale 200 dell'Anglona collega Sassari a Sorso e Sennori per poi terminare a Castelsardo.
    * SP 25: la Strada provinciale 25 è il tratto finale della strada che da Sassari porta a Sorso.
    * SP 60: la Strada provinciale 60 detta Buddi Buddi è la strada che collega Sassari e Sorso passando dai rispettivi litorali Platamona e la Marina di Sorso.
    * SP 81: la Strada provinciale 81 collega Sorso alla SS 131 e da qui a Porto Torres da un lato e alla frazione di Sassari denominata Li Punti dall' altro.

Linee Urbane

    * Stagionali: Il Comune in collaborazione con l' Azienda Trasporti Pubblici di Sassari, attiva nel periodo Estivo una linea di autobus che serve entrambi i lati della riviera sorsese percorrendo in entrambe le direzioni le direttrici Tonnara e Rotonda Centrale, attraverso la Marina di Sorso.

Il territorio di Sorso

Esteso per circa 67 kmq., è particolarmente privilegiato sia da un clima mite che dalla sua posizione al centro di dolci colline e distese ricche di corsi d'acqua. Tra le maggiori risorse dell'economia locale è certamente la coltivazione della vite, che regala vini di elevata qualità, tra cui il tipico e rosso Cannonau, proveniente in gran parte da vigneti familiari ma anche dalla Cantina Sociale. Altre produzioni sono quelle del Vermentino e del Moscato. Di grande pregio è poi la qualità dell'olio, prodotto negli estesi oliveti sparsi nella campagna sorsense. La tradizione relativa ai dolci, vede come protagonisti i papassini, fatti di pasta a base di farina e strutto con mandorle, noci, buccia d'arancia, ricoperti di glassa e cotti in forno a legna, li cozzuli di saba, di pasta sottile a forma di bastoncino, cuore, rametto, ornati da ricami sulla pasta e ripieni di sapa (vin cotto), i bianchini, meringhe fatte con bianco d'uovo e mandorle tritate cotte in forno, biscottate fuori e cremose all'interno.

IL VINO

Il vino a Sorso ha una lunga Storia.
La storia della Romangia è strettamente intrecciata con quella della coltivazione della vite. A livello popolare un bicchiere di “vino di Sorso” vuol dire, da sempre, vino buono. La conferma storica a una verità diffusa tra gli intenditori del buon bere eè venuta anche recentemente grazie agli studi compiuti dagli archeologi.Negli scavi effetuati nel villaggio di Geridu, in comune di Sorso, sono state rinvenute diverse tracce della tradizione vitivinicola medievale della zona: vinaccioli carbonizzati, roncole per la potatura e per la vendemia, boccali di ceramica, vasi vinari.

L'OLIO

Terre di Romangia: terra di vino e terra d’olio.
Vedere al primo fiotto d’assaggio in frantoio, compatto e forte di fluidità uniformi, questo è l’olio buono di oliva bosana (cultivar dominatne del sassarese), color che mantiene dopo mesi pur virando all’oro che schiarendosi sfuma del verde cagiante delle foglie degli oliveti che contornano le colline degradanti della Romangia.
Ricco di profumi erbacei complessi ha corpo e struttura, sapidità inconfondibile e piccantezze che vanno alla gola come al naso, è marcato il sentore di carciofo di prio taglio e l’aromatico primario di oliva appena franta.
Ideale con insalate verdi , pomodoro e rughitta selvatica.
La cucina di Sorso, semplice e mediterranea, deriva da una cultura contadina. Allo stesso tempo è originale, ricca di ingredienti e sapori fondamentali, priva di elaborazioni, aromatica di erbe ma non piccante. I suoi punti di forza sono le carni arrostite, i latticini, i salumi, il pane, gli ortaggi, i dolci e i vini.
Ecco un esempio di alcuni piatti fondamentali :

Li mirinzani arrusthu, tipicamente conosciuta come “carri di pobaru”: la melanzana viene divisa a metà, incisa per perdere l’acqua amara e cotta alla brace con un trito di aglio, olio, prezzemolo, pomodoro, peperoncino;
L’agliata è un sugo base per insaporire i pesci prima fritti, in particolare baccalà fritto e condito con olive di salamoia;
Lasdhagioru o favata di carne, è un piatto solitamente consumato nei periodi di Carnevale;
La ciogga o lumache è un piatto molto antico ma che riserva degli ottimi sapori;
Li ciggioni o gnocchetti preparati con salsiccia e pomodori;
La carri di cabaddu  o carne di cavallo;
pane tipico: una pagnotta bitorzoluta chiamata “tondu” o anche “colacola” a crosta dura e mollica compatta con occhiature evidenti: da questo lu “cuggoni”, la merenda di primavera con il pane spaccato a metà e svuotato della mollica per contenere il condimento di pomodoro, olio e sale. O la variante locale del celebre pane carasau, il nostro “biscottu  ipparraddu”, più spesso del primo, più fragrante.

La tradizione relativa ai dolci, vede come protagonisti :

Le tiricche, dolce solitamente con forma tondeggiante, composte da una sottile sfoglia che racchiude un impasto di cui l’ingrediente principale è la saba (un estratto del vino o del fico di cui sono ricchi i territori della Romangia);
I bianchini, che sono meringhe fatte con bianco d’uovo, mandorle tritate cotte in forno e aromatizzate con scorze di limone, biscottate fuori e cremose dentro;
I papassini, preparati in occasione della festività dei Santi e la ricorrenza dei defunti, sono fatti di pasta a base di farina e strutto con mandorle, noci, buccia d’arancia, e cotti in forno a legna.

    
 

Di fine 800 è il costume delle contadine e delle donne apparteneti allo stato sociale più povero con camicia a fantasia, detta jacca, vivacemente colorata  per le giovani e con disegni eleganti o a tinta unita per le adulte, gonne a pieghe in vita, “incripiddi”, lunghe sino alla caviglia nei decenni a cavallo tra 800 e 900, a mezza gamba negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale, erano coperte nella parte anteriore da “lu paneddu”, (il grembiule).

In uso dagli inizi dell’800 e forse anche prima è il capo caratteristico di questo costume la “fasthetta cuvaccadda”, (tradotto letteralmente vuol dire “ gonna coperta”) indumento che si tiene in testa e copre il corpo sino al bacino compreso; viene tenuta con le mani dall’interno in maniera che la fasthetta avvolga il busto lasciando il viso incorniciato. Tale indumento tende a restringersi nella parte che si appoggia sul capo in quanto è fittamente plissettata e si allarga nella parte bassa.

La “fasthetta cuvaccadda” è divisa in due parti: quella alta con disegni floreali colorati e fantasie vivaci in genere su sfondo blu; quella bassa detta pannu da pedi, (panno da piedi, ossia panno per la parte bassa dell’indumento) di colore unico, questo per le giovani.
Per le persone anziane le caratteristiche sono uguali, ciò che cambia sono i fiori piccoli e di colore bianco con serie fantasie ugualmente di colore bianco. Le vedove hanno lo stesso capo delle donne mature ma con pannu da pedi nero, oppure totalmente nero.


l vilaggio medievale di Geridu, venuto alla luce grazie alle indagini e agli scavi condotti a partire dagli anni '80 e soprattutto a partire dal 1995 (in particolare dall''Università di Sassari e dal docente Marco Milanese), è situato a pochi Km da Sorso sulla strada per Sassari, nei pressi della "grotta" di Sant’Andrea (che prende il nome dalla chiesa riportata alla luce da un intervento di scavo negli anni '80).

L'area è in realtà abitata anche in età anteriori al Medioevo, a causa della considerevole fertilità del suolo. Il villaggio inizia ad essere citato inizialmente nelle fonti scritte liguri e toscane a partire dal XII sec., e successivamente da quelle aragonesi a partire dalla metà del XIV sino alla metà del XVII sec.

Il villaggio apparteneva alla Curatoria di Romangia, insieme, tra gli altri, a Sorso, Sennori, Gennor, Taniga e Uruspe. Ma, a differenza di molti di questi centri, rimase attivo ancora per diverso tempo quando questi cominciarono a spopolarsi. In ogni caso, anche Geridu a un certo punto si spopolò: fu verosimilmemte la posizione mediana del villaggio tra i diversi possedimenti Malaspina e Doria e Comune di Sassari e Corona Aragonese, ad essere fatale: il villaggio a partire dalla seconda metà del secolo XIV venne investito da un progressivo e continuo spopolamento, sino alla sua completa estinzione nei primi decenni del XVI sec (dovuta probabilmente a un eccesso di pressione fiscale da parte di Sassari e degli Aragonesi, nonché alle pestilenze e alle guerriglie che devastarono la zona di Sassari in quel periodo).

Nella prima metà del Quattrocento il villaggio diventò una sorta di cava di materiale da costruzione: gli stipiti, le tegole, le pietre, il legname dei tetti, un po' tutto venne recuperato e "riciclato" dagli abitanti delle zone circostanti.

L'indagine archeologica sul sito del villaggio prosegue in modo sistematico dal 1995, attualmente l'area di scavo principale assomma a più di 700 mq. Oltre all'area dell'abitato, altre zone riguardanti l'indagine archeologica comprendono la chiesa di S. Andrea e la necropoli circostante.
L'area occupata dal villaggio è stata quantificata intorno ai 10 ettari. Lo scavo, che si presenta senza alcun dubbio come forse il più grande cantiere didattico universitario in Italia, sta fornendo per la prima volta importanti indicazioni per quanto riguarda la topografia del villaggio, con l'identificazione di aree artigianali ancora da definire, e dei materiali impiegati per la costruzione degli edifici e degli arredi interni. Importante anche il contributo delle indagini paleobotaniche in atto, con l'analisi di campioni di terreno per lo studio dei pollini e dei resti vegetali per la definizione delle pratiche alimentari dagli abitanti del villaggio.



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 fonte:    http://www.comune.sorso.ss.it/galleria%20storica/index.htm    e   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sorso&oldid=21148427




 

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