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Porto Torres
Scritto da MARALB
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Porto Torres
Porto Torres
Porto Torres (in sassarese Pòlsthu Tòrra, in sardo Pòrtu Turre) è un
comune di 22.217 abitanti in provincia di Sassari.
* Geografia
Porto Torres è situata in una posizione strategica (considerando che è
l'unico porto sardo ad avere collegamenti con la Francia) al centro del
Golfo dell'Asinara. Il suo territorio ha un'area di 10.200
ettari, buona parte dei quali è costituita dall'Isola dell'Asinara e
dalla più piccola Isola Piana. L'area è prevalentemente pianeggiante
(si trova nella pianura della Nurra), ad eccezione di alcuni
colli, il più alto dei quali è Monte Alvaro (342 m), sede di una cava
di calcare. In questo territorio scorrono due fiumi, il Riu
Mannu ed il meno conosciuto e più piccolo Fiume Santo, che
traccia il confine tra il comune di Sassari ad ovest e quello di Porto
Torres ad est. Il territorio del comune di Porto Torres è
delimitato a nord dal Golfo dell'Asinara e confina esclusivamente con
il comune di Sassari.
Collegamenti
Via mare
Porto Torres è sede dell'omonimo porto di Porto Torres,il secondo porto
per importanza (sia merci che passeggeri) della Sardegna.
* Porto Torres - Genova con GNV e
Tirrenia di Navigazione
* Porto Torres - Marsiglia con CMN e SNCM
* Porto Torres - Ajaccio con CMN e SNCM
* Porto Torres - Propriano con CMN e SNCM
* Porto Torres - Isola dell'Asinara
diversi collegamenti giornalieri con il battello Camogli
* Isola dell'Asinara - Stintino
* Isola dell'Asinara - Santa Teresa di
Gallura
Strade
* Stintino (30km circa)
* Platamona Lido (6km circa)
* Alghero (35km circa) - Strada
Provinciale 42 dei Due Mari
* Sassari (19km circa)
* Ittiri (37km circa)
Storia
La frequentazione umana del territorio di Porto Torres risale almeno al
Neolitico, come testimoniano le numerose necropoli ipogeiche, come
quella di "Su Crucifissu Mannu" e l'altare preistorico di
Monte d'Accoddi col suo insediamento abitativo
nell'entroterra; anche la frequentazione nuragica è testimoniata da
diversi nuraghi. È stato ipotizzato che i Fenici abbiano
sfruttato il porto naturale per sbarcare sul versante
settentrionale dell'Isola ed abbiano fondato un insediamento costiero.
Turris Lybissonis (il nome latino dell'odierna Porto Torres)
è nata nel 46 a.C. come Colonia iulia del periodo imperiale romano ed
era la seconda città in grandezza e ricchezza in Sardegna dopo Calaris
(Cagliari). Inoltre aveva buoni rapporti con Roma e Ostia ed
era una città ricca e popolosa come attestato dai resti di sontuose
terme e altri monumenti ormai sepolti sotto la nuova città.
Tracce ulteriori si ritrovano presso la zona di Monte Angellu (Angellum
= lat. cimitero). Nel periodo medievale la città divenne capoluogo del
Giudicato di Torres-Logudoro, ma con l'assalto del popolo dei
Vandali prima, e dei Saraceni poi, la popolazione si spostò verso
l'entroterra in insediamenti più sicuri quali Kitarone, Silki
e fondando Thattari. Dopo l'anno Mille, la costa, grazie all'avvento
dei Genovesi, riprese vita, ma non torno più florida come un tempo
questo perché l'ormai più potente e più popolosa Thattari
strinse un accordo con i Genovesi, il quale imponeva la non
edificazione presso i territori dell'antico borgo di Torres, questo
accordo venne stipulato solo per la paura di Thattari, che
temeva una rinascita di Torres. In quell'epoca fu edificata la Basilica
in stile romanico di San Gavino. Dopo il periodo genovese la
città passò in mano agli Aragonesi, che costruirono avamposti e torri
per controllare la costa; in quell'epoca Porto Torres si chiamava
Torres ed insieme ai vicini centri di Sassari, della Romangia
e dell'Anglona settentrionale, stava vedendo l'affermazione della
lingua Turritana o sassarese, tuttora parlata fra i vari idiomi. [1]
Mantenne questo nome per lungo tempo fino a quando nel 1842
avvenne la seconda visita de re, che vista la voglia di libertà che
avevano i turritani gli concesse l'indipendenza dal comune
oppressore di Sassari, in quell' anno il borgo di Torres attorno alla
Basilica di San Gavino e la borgata di pescatori sul porto, si unirono
per formare il comune autonomo di Porto Torres (con grande sdegno di
Sassari, questo perché fino ad allora Porto Torres era la sua più
grande fonte di ricchezza) come enclave nel territorio comunale di
Sassari.
Economia
Porto industriale
L'economia è sostenuta soprattutto dalle attività industriali e
energetiche benché il settore conosca da molti anni una profonda crisi
che ha portato alla mobilizzazione progressiva di centinaia di
lavoratori. Persistono tuttavia altre attività tradizionali come la
pesca e l'agricoltura. Notevole per importanza turistica è il porto in
fase di ampliamento, che accoglie navi passeggeri, commerciali e
pescherecci, e il porticciolo turistico che ospita numerose barche da
diporto.
Ambiente
Parchi naturali e riserve
* Parco Nazionale dell'Asinara
* Area naturale marina protetta Isola
dell'Asinara
* Parco Archeologico
* Parco fluviale del Rio Mannu
Località
balneari
* Un lieve tratto di Fiume Santo:
spiaggia dalla sabbia bianca, fra Porto Torres e Stintino;
* Minciaredda, spiaggia dalle discrete
dimensioni e da uno splendido fondale;
* la Renaredda ("piccola spiaggia"):
spiaggetta all'inizio del lungomare;
* lo Scogliolungo: spiaggia con una
caratteristica statua di delfino adagiata su una roccia nel mare e
chiamata cosi per il lungo scoglio semisommerso che la delimita. Nei
pressi il lungomare di Porto Torres con locali notturni;
* le Acque Dolci: un tempo scogliera con
brevi tratti di spiaggia, oggi un'unica spiaggia artificiale, viene
chiamata così per le sorgenti di acque dolci disseminate sul fondo;
* il Fiordo: piattaforma naturale di
roccia vicino alle Acque Dolci riconoscibile per la forma a fiordo;
* Balai: la spiaggia turritana più
famosa, nota anche per la presenza della Chiesetta di Balai costruita
sugli scogli;
* Lo Scoglio Ricco: piccola spiaggetta
caratteristica per l'isolotto che la sovrasta;
* Il Ponte: scogliera calcarea chiamata
cosi per la sua forma simile ad un ponte.
Monumenti
Basilica di San Gavino
Cripta della Basilica di San Gavino
Tombe di San Gavino e San Gianuario, cripte della basilica
* Monumenti Neolitici
o Necropoli di Su Crocifissu Mannu
o Necropoli di Li Lioni
o Altare preistorico di Monte d'Accoddi (Comune di Sassari)
* Nuraghi:
o Nuraghe la Camusina
o Nuragheddu di Li Pedriazzi
o Nuraghe Margone;
o Nuraghe Minciaredda;
* Vestigia romane:
o Ponte Romano: è il piu grande ponte della Sardegna che, con le sue
sette arcate, si estende per circa 160-170 m sul Riu Mannu;
o Palazzo di Re Barbaro (governatore di Corsica e Sardegna) con le sue
Terme Metzkae;
o Catacombe di Tanca Borgona e di piazzale Amsicora;
* Periodo Genovese/Aragonese:
o Basilica di San Gavino: la basilica in stile romanico più grande
della Sardegna;
o Torre aragonese del porto e di Abbaccurrente.
Musei
* Il Museo Archeologico Nazionale
Antiquarium Turritano: struttura museale che conserva vestigia e
suppellettili romane e medioevali
Cultura
Tradizione
i martiri turritani durante la processione di san Gavino del 2008
le bandiere delle chiese e associazioni turritane rendono omaggio ai
santi
In varie parti della Sardegna è molto sentito il culto di
Gavino (IV secolo d.C.), santo patrono della città. La tradizione vuole
che i cristiani Proto e Gianuario fossero perseguitati dalle
autorità romane. I due, catturati dalle guardie, furono processati e
condannati a morte, quindi condotti in una prigione scavata nei
sedimenti calcarei della costa di Balai. Un soldato romano,
Gavino, incaricato di vigilarli, fu da essi convertito al cristinesimo
e li liberò. Perseguitati, i tre furono arrestati e
decapitati presso la Rocca dellu Siresu (dove oggi c'e la Chiesetta di
Balai Lontano) e gettati in mare. I corpi martoriati, trasportati dalla
corrente, sarebbero stati rinvenuti presso il luogo della
prigionia dove è stato eretto il Santuario noto come Chiesetta di
Balai. Le reliquie dei martiri, poi santificati, sarebbero
conservate nella cripta della Basilica di San Gavino. Il 3 maggio i
simulacri lignei secenteschi raffiguranti i Martiri turritani
curiosamente ritratti come cadaveri composti supini, vengono
portati in processione dalla Basilica di San Gavino alla Chiesetta di
Balai.
La festa del Santo Patrono coincide con la domenica di
Pentecoste ed è detta Festha Manna (Festa Grande); nei tre giorni della
festa la strada che porta da viale Indipendenza al Corso
Vittorio Emanuele passando per la Basilica di San Gavino è popolata da
chioschi e bancarelle di ogni tipo, e nelle settimane a cavallo della
festa il comune organizza diversi eventi musicali e culturali, come
l'ormai tradizionale Sagra del pesce. La tradizione, ormai quasi
totalmente abbandonata, prevedeva che gli abitanti di Sassari, Sorso e
dintorni arrivassero a piedi sino alla Basilica di San Gavino per
celebrare la messa della mezzanotte.
Avvenimenti
Oltre alla già citata Sagra del Pesce, altre sagre sono state concepite
di recente per favorire il richiamo turistico come quelle del tonno,
del cinghiale e del riccio di mare.
Più significative sono certamente le manifestazioni legate alle regate
veliche, specie quelle tradizionali e pittoresche di vela latina.
Evento culturale di portata internazionale è la manifestazione corale
Voci d'Europa per iniziativa del Coro polifonico Turritano fondato
nella metà del secolo scorso.
Da segnalare il "Carnevale Estivo", un evento goliardico a cadenza
discontinua.
I personaggi
* Andrea Parodi (compositore e
interprete musica leggera, solista dei Tazenda)
* Gavino Sanna (pubblicitario)
* Gian Paolo Bazzoni (scrittore
commediografo e poeta)
* Gli Squali (gruppo musicale)
E tu cosa fazìsthi in
chisthu lòggu?"
dumanda a l'ommu guasi mosthumàri.
E chissu addabboi d'avè pinsaddu un pòggu: "E no lu vedi ch'eu soggu un
pubunàri.
br>
(Gian Paolo Bazzoni, Lu pubunàri)
Amministrazione comunale
Sindaco: Luciano Mura (PD) dal 24/05/2005 (1º mandato)
Centralino del comune: 079 5008000
Posta elettronica: sindaco@comune.porto-torres.ss.it
Paleontologia,
Preistoria ed Età Nuragica
I rinvenimenti
paleontologici
I rinvenimenti paleontologici (coccodrilli, piccole giraffe, ecc.) del
Miocene, documentati in località Fiumesanto, caratterizzano in maniera
peculiare il territorio.
Di particolare interesse il rinvenimento di alcuni resti di
oreopithecus, una scimmia antropomorfa vissuta circa 8 milioni di anni
fa, che trova diretti confronti con l’oreopithecus bambolii della
Toscana.
Il Museo sorge sull'area archeologica della città che conserva i resti
del grandioso "Palazzo Re Barbaro". L'Antiquarium Turritano ospita una
straordinaria raccolta di reperti provenienti dalla stessa area e dai
numerosi siti presenti sul territorio, dove sorgeva la splendida
colonia romana di Turris Libissonis.
Il museo si sviluppa su due livelli, proponendo un percorso ricco e
ordinato che orienterà il visitatore in modo facile e gradevole. Al
piano terra un grande plastico, riproducente l'attuale centro urbano,
illustra con chiarezza le dinamiche topografiche della città antica,
agevolandone quindi l'esplorazione. Le prime vetrine ospitano materiali
provenienti dalle necropoli. Si tratta sopratutto di corredi funerari,
composti da vasellame vario e da oggetti personali e simbolici di
natura e foggia diversa. Durante i lavori di costruzione del museo sono
stati lasciati in evidenza i resti relativi a un piccolo impianto
termale, pertinente forse a una domus con relative vasche termali. Una
sezione del museo è invece dedicata ai rinvenimenti subacquei (per lo
più ancore e anfore) recuperati dai numerosi resti di navi onerarie
affondate nel Golfo, e in particolare dal relitto di Cala Reale
nell'isola dell'Asinara. Non si potrà, poi, non rimanere affascinati
dall'esposizione dedicata agli ori di Turris e dalla maschera marmorea
raffigurante un Satiro, del I sec. d.C., eccezionale per bellezza ed
espressività. Altre sculture in marmo raffiguranti membri
dell'aristocrazia locale, s'incontrano più avanti. In fondo alla sala,
è in mostra quello che forse è l'oggetto più importante della
collezione: l'area di Bubastis. L'altare dedicato da sacerdote C.
Cuspius Felix alla dea egizia Bubastis, nell'anno del consolato di M.
Servilio Noniano e C. Cestio Gallo (35 d.C.), testimonia l'esistenza di
culti legati a divinità egizie nella prima metà del I sec. d.C. Al
primo piano, un plastico in scala 1:50 riproduce il monumento delle
Terme Centrali. Nelle vetrine sono esposti numerosi oggetti proveninti
dalla medesima area. Manufatti di qualità e forma varia, testimonianze
dell' attività socio-economica della città e della sua espressione
artistica e religiosa. Di particolare interesse la sezione dedicata ai
marmi di Turris, i mosaici e gli straordinari monumenti funebri che
celebrano la vita degli antichi abitanti della colonia.
Preistoria ed
età nuragica
Il popolamento umano della zona nella quale sorge Porto Torres avvenne
durante la preistoria ad opera di genti prenuragiche, delle quali sono
presenti alcune necropoli (Su Crucifissu Mannu, Li Lioni, Campu Perdu
all’Asinara ecc.) e il singolare altare prenuragico di Monte d’Accoddi,
un santuario sopraelevato costituito da una monumentale rampa
cerimoniale, destinato probabilmente a riti propiziatori di fertilità,
che attirava le genti del territorio circostante (anticamente unite in
un unico distretto culturale), le quali si radunavano in questo luogo
sacro per celebrare particolari rituali in occasione dell’inizio
dell’anno agrario.
Durante l’età del bronzo antico (2100-1600 a.C.) si segnala la pratica
della trapanazione cranica riscontrata in due crani provenienti dalla
necropoli di Su Crucifissu Mannu. Entrambi gli individui sono stati
trapanati due volte: il primo è sopravissuto a lungo ad entrambe le
trapanazioni mentre il secondo è deceduto qualche settimana dopo la
seconda operazione.
Si trattava, secondo gli ultimi studi, di interventi chirurgici
praticati in vivo allo scopo terapeutico di allontanare un tumore o
un'emicrania, un attacco epilettico o un ematoma, anche se non si può
tuttavia escludere l'ipotesi di un'operazione con fini magici o
rituali. Dei sei crani trapanati in Sardegna due provengono da Porto
Torres.
Risalgono all’età del bronzo numerosi nuraghi, costruzioni preistoriche
a forma di torre che caratterizzano e connotano da millenni il
paesaggio sardo. Tra i tanti esistenti nel nostro territorio a metà del
1800 oggi sono evidenti circa sette monumenti (si citano a solo titolo
esemplificativo il Nuraghe Margone, Biunis, Nieddu, Sant’ Elena, ecc.).
Di particolare interesse anche la domus a prospetto architettonico di
Andriolu. Queste tombe, simili alle domus de janas, sono state invece
realizzate durante il periodo nuragico: sulla facciata dell’ipogeo
furono scolpiti, secondo moduli diffusi nella Nurra e nel sassarese, un
frontone, una lunetta e l’esedra, tipici elementi delle tombe dei
giganti.
L'età
Fenicio-Punica
La zona fu probabilmente frequentata da navigatori fenici e
successivamente dai cartaginesi, anche se le tracce di queste
popolazioni sono attestate da sporadici rinvenimenti archeologici e da
un legame ipotetico tra l’Isola dell’Asinara, l’isola di Ercole per i
romani, e il culto di Melqart (l’ Ercole fenicio-punico).
Stele Punica figurataTra i reperti attribuibili a contesti fenici e
punici nel Golfo dell’Asinara si segnalano: un amuleto egitizzante del
dio Bes, una stele punica in tufo trachitico con figura umana centrale,
una coppa greca (ionica) del VI secolo a.C., due lekithoi (vasi per oli
e profumi), una lucerna greca, un rasoio punico e altri materiali
ceramici.
Va comunque sottolineato che tutto l’arco costiero e la stessa isola
dell’Asinara, soprattutto sul versante orientale, presentano molti
luoghi dotati delle caratteristiche che accomunano e connotano, dal
punto di vista geomorfologico, la maggior parte delle località scelte
da quegli antichi mercanti, dapprima come luogo di approdo e
successivamente come veri e propri insediamenti urbani.
Altro sintomo della presenza fenicio-punica nella nostra zona può
essere testimoniata, nel Golfo dell’Asinara, da almeno quattro o cinque
tonnare che segnano, dalla notte dei tempi, il passaggio obbligato dei
tonni nel nostro mare. È facile immaginare la vita a bordo: ci si
cibava di uva passa, olive in salamoia e fichi secchi ma soprattutto di
sorra di tonno conservata sotto sale.
L'età
contemporanea
Durante la prima metà del Novecento, all’economia prevalentemente
legata all’agricoltura e in parte alla pesca, si aggiunge
l’esportazione di minerali di ferro estratto nella vicina miniera di
Canaglia, già utilizzata in età romana (in quel periodo il centro si
chiamava probabilmente Tilium).
La miniera fu collegata a Porto Torres da una ferrovia a scartamento
ridotto che assicurava l’arrivo del minerale presso il sito di Ponte
Romano, sezione staccata della “Società Siderurgica Mineraria
Ferromin”
che gestiva Canaglia. Di questo sito sono ancora oggi visibili alcune
strutture come due torri, silos in trachite per la raccolta del
materiale che veniva poi convogliato in un elaborato sistema
di
gallerie sottostanti (ancora esistenti) e sistemato su carrelli che
tramite una teleferica volante giungevano presso il pontile
di imbarco
(banchina della teleferica presso l’attuale palazzina della finanza)
dove il minerale veniva caricato su piroscafi diretti alle fonderie
della penisola.operai Ferromin
Nel 1962 Porto Torres fu dichiarata zona di interesse
regionale e
nucleo di industrializzazione, diventando subito sede degli
stabilimenti petrolchimici della Sarda Industria Resine
(SIR). La nuova
industria chimica segnò da quel momento in poi un radicale cambiamento
economico-sociale, nonchè urbanistico, della città, destinata
a
diventare uno dei centri più importanti dell’industria petrolchimica
sarda come dimostra il veloce incremento della popolazione che passò,
dal 1961 al 1971, da circa 11.000 a 15.000 abitanti.
Oggi la città rappresenta una delle mete più interessanti del
nord-ovest della Sardegna. Offre al visitatore gradevoli percorsi nel
centro, presso i caratteristici negozi di prodotti e
artigianato locale
e sul lungomare dove, a conclusione di una piacevole passeggiata, si
possono ammirare la chiesetta di San Gavino a Mare sulla rupe
di Balai
(presso la caratteristica spiaggia) e, percorrendo la pista ciclabile,
la chiesetta di Balai Lontano, dove la tradizione colloca il luogo del
martirio dei tre patroni turritani, Gavino, Proto e Gianuario
per i
quali si celebra la festa popolare durante il sabato, la domenica di
Pentecoste ed il lunedi (Festha Manna).
Nell’arco costiero del Golfo dell’Asinara nel quale sorge Porto Torres
sono presenti lunghi tratti di arenili ideali per la balneazione e
pittoreschi tratti costieri di falesie calcaree interessati dalla
presenza di numerose grotte marine, percorribili agevolmente con
piccole imbarcazioni.