illamassargia (in sardo Bidda Matzràxa) è un comune di 3.705 abitanti
della provincia di Carbonia-Iglesias, nella regione del
Sulcis-Iglesiente.
Il Comune di Villamassargia, sorto sulle pendici del monte Exi,
cono vulcanico sulla sommità del quale vi è un nuraghe monotorre,
incavato, presenta tutte le caratteristiche di un antico borgo di
agricoltori e di allevatori. Molti sono i
portali tipici dei Massai dell'epoca aragonese che ornano
le sinuose viuzze del centro storico. Due sono le chiese da visitare:
la Madonna del Pilar e la Madonna della Neve (la parrocchiale). In
ambedue s'individua la mano del capomastro trecentesco Arzocco di
Garnax anche se i caratteri stilistici sono diversi. La prima presenta
la classica e severa facciata gotica-romana, pur ingentilita da uno
svettante campanile a vela.
La Madonna della Neve è invece straordinariamente ascetica,
nella sua impronta cistercense, e invita alla visita dell'interno, dove
si rimane folgorati dalla bellezza dell'altare in legno policromato
della cappella sulla destra. La chiesa della Madonna del Pilar,
che fu dedicata a San Ranieri, conferisce austerità alla bella
piazzetta ove ha sede il municipio; quella della Madonna della Neve,
con la sua particolare facciata ed il suo superbo rosone
gotico-catalano, richiama l'attenzione di chi transita nella strada
pedemontana.
Ma Villamassargia non è nata nel 1300! In una caverna del
suo territorio sono stati trovati reperti del 3500 a.c. quale prova
inconfutabile che anche nel periodo neolitico le antiche genti
dimoravano tra i monti che fanno da cornice all'attuale zona abitata.
Altre testimonianze risalgono al secondo millennio a.c. Ben sei
nuraghi, oltre quello di monte Exi, attestano la presenza delle
popolazioni
dedite alle costruzioni megalitiche che caratterizzarono l'epoca
nuragica. Resti di una importante arteria di periodo romano, che
collegava Cagliari alle miniere del Sud Ovest, appaiono qua e la, nelle
zone pianeggianti in vicinanza del paese. Sull'altopiano di Astia, a
sud di Villamassargia, si trovano le solitarie e poetiche vestigia
della chiesa bizantina di San Giorgio Arru. Ad Est dell'abitato,
lambita dalle sculture arboree di un bosco di ulivi millenari (S'Ortu
Mannu) che pare essere uscito dal libro delle fiabe, vi è la collina
sormontata dal castello medioevale di Sa Gioiosa Guardia.
Ancora più ad Est, dominante la foresta di Orbai, vi è un nuraghe con
annessa fonderia e sul cocuzzolo di monte Scorra, aerea sentinella
dell'altopiano di Astia, vi è un nuraghe a corridoio. Traccie di due
tombe dei Giganti (sepoltura collettiva di eroi nuragici - 1500 a.C),
una vicino al bosco di pini a mont'Ollastu e l'altra sull'altopiano di
Astia, ci indicano l'esistenza di antiche liturgie preistoriche mentre
la leggenda che ancora aleggia circa un favoloso tesoro, nascosto sotto
monte Scorra all'epoca della dominazione bizantina (534-880 d.C.),
unitamente al fantasticare di un presunto passaggio segreto che collega
il castello di Sa Gioiosa Guardia ad un'imprecisata zona del centro
abitato, ci riportano ad una realtà territoriale che presenta il
fascino di tutto un intrecciarsi di culture che si sono alternate,
senza interruzioni, per diversi millenni; dal neolitico, al medioevo,
ai giorni nostri. Villamassargia ha conosciuto, una per una, tutte le
dominazioni straniere che ha subito la Sardegna ed è stata oggetto di
saccheggi anche ad opera dei pirati musulmani, l'ultimo dei quali pare,
addirittura, sia avvenuto in epoca napoleonica ed in ogni caso così ci
viene tramandato dalla raccolta orale di avvenimenti antichi che gli
anziani trasmettono ai giovani mentre passeggiano nelle vie attorno
alla chiesa del Pilar.
L'incredibile quantità di luoghi storici che affiorano tra panorami
montani di soggiogante bellezza, rende il territorio villamassargese
assai affascinante per il turista. Soprattutto nel periodo da novembre
a maggio, quando le piogge ridanno le mille sfumature a quel magico
verde di cui solo la Sardegna sa vestirsi. Visitare la foresta di Orbai
in pieno inverno, quando le gocce di rugiada ghiacciata trasformano i
rossi frutti del corbezzolo in ninnoli luccicanti che ammaliano nelle
gallerie tremolanti dei lecci, tra balenii di smeraldi vegetali, mentre
si ode il grido alto della poiana, veleggiante nei vortici delle terse
correnti ascendenti dalla gola di Sa Furcona Manna, è un ripercorrere
sensazioni sconosciute per chi vive in città ma, ciò non di meno
famigliari, perchè registrate in tempi atavici.
Nel proprio D.N.A., allorché l'uomo di un tempo viveva
negli epicentri di queste risonanze. Ed anche l'udire il
frusciare e il gemere che all'improvviso si tramuta in uno,
due, tre rimbombi gagliardi, tipiche voci del telaio a mano quando la
tessitrice batte la trama tra la lana e l'ordito, non è
l'esercizio solito per l'apparato auditivo di chi è
avvezzo a vivere in un grande centro urbano. E' un fatto da
tenerne conto per non sobbalzare ad ogni battuta,
allorché si ripercuote da un portale all'altro delle
antiche case, costruite con mattoni di argilla cruda,
in un paese che detiene il primato della maggiore
produzione sarda di tappeto tipico, tessuto con telaio a
mano. Nell'ufficio postale di Villamassargia vi è sempre un
gran andirivieni per spedire tappeti, di ogni dimensione,
in ogni parte d'Italia e d'Europa. Il territorio
Villamassargese raggiunge i 91,47 Kmq, gli abitanti sono
3877. Le attività principali sono rivolte all'allevamento ovino e
bovino. all'agricoltura, all'edilizia, alla tessitura, alla
falegnameria, all'arte orafa ed al commercio. La storia del
Comune, come si è intravisto, parte da molto lontano ed occorre dire
che un parroco di Villamassargia, Don Eligio Saliu, ha svolto degli
studi per approfondire il perché molti toponimi, di sorgenti, di monti
e vallate, hanno radici nella lingua dei Sumeri, popolo mesopotamico in
piena civiltà nel IV millennio a.C. A prescindere dai misteri della
preistoria e delle realtà di diversi nuraghi le cui edificazioni
possono essere databili tra il 1600 ed il 1100 a.C. un dato è certo:
Villamassargia era già importante centro agricolo in età romana.
Il più volte citato altopiano di Astia era, in epoca
bizantina (534-880) il centro amministrativo non solo della vallata del
Cixerri ma anche di quella parallela, posta a Sud,
comprendente Narcao e Perdaxius. Esaurita la dominazione
bizantina, Villamassargia fece parte del Regno Giudicale di
Cagliari e fu a capo della curatoria del Cixerri prima che
Iglesias diventasse una città medioevale, in quei tempi Villa di
Chiesa, cioè l'attuale Iglesias, non era ancora assurta ai fasti di
quell'egemonia territoriale che la distinse dal 1000 in poi.
I quattro regni giudicali della Sardegna, troppo soli a combattere
contro le forze preponderanti degli Arabi che avevano conquistato parte
della Spagna e della Francia, nonché tutta la Sicilia, chiesero l'aiuto
militare alle Repubbliche Marinare di Pisa e di Genova. Poco alla volta
l'aiuto militare si trasformò in occupazione ed i Pisani, attratti
dalla grande ricchezza mineraria del Sud Ovest sardo, egemonizzarono,
militarmente, tutto il territorio. Villamassargia fu feudo della
famiglia pisana dei Gherardesca. Alla morte dei Conte Ugolino,
nel 1288, assistette alle lotte tra i Gherardesca e
il Comune di Pisa istigato dall'Arcivescovo Toscano
Ruggiero degli Ubaldini che si era impadronito di Pisa (Dante: Inferno,
canto XXXIII) e dei suoi possedimenti. Con la
vittoria dei Pisani , alleati dei Cagliaritani e
degli Arborensi il dominio Pisano del Sud Ovest ( e delle
sue miniere) rimase stabile fino all'invasione
degli Aragonesi che ebbe inizio dal vicino Golfo di Palmas nel 1323.
Nel 1325 Villamassargia dovette passare sotto le insegne
catalano-aragonesi e, dal 1479 fino al 1714. sotto quelle
spagnole. Il governo Sabaudo, che ebbe inizio nel 1718, ereditò un
territorio ricco di iniziative agricole e minerarie. Oggi,
oltre a queste, vi è da aggiungere una poderosa attività
pastorale, molti laboratori di tessitura e di falegnameria, una
laboriosità diffusa e tenace.
È rimasto intatto l'antico tessuto urbano, sono ancora genuine
le tradizioni, gli usi, i costumi. le feste. La processione dei
primi di agosto, dedicata alla Madonna della Neve, è una delle
più integre, autentiche e originali manifestazioni popolari dell'intera
Sardegna. Molti sono gli archi vegetali che si compongono tra
casa e casa per onorare il passaggio del corteo e assai singolari
le esposizioni di tappeti ed altri ornamenti che ogni abitazione dedica
in onore dei passanti.
Inedite le decorazioni dipinte sulle strade, ad opera dei
giovani, a cui vanno aggiunti rametti di mirto, basilico e menta, quale
fragrante tappeto silvestre che viene predisposto appena prima che
passi il corteo con il simulacro. È un rituale immutabile, la cui prima
memoria si perde agli inizi del cristianesimo, unitamente a quello del
solstizio d'estate. Fino al 1960, dopo il solstizio d'estate, le
giovani di Villamassargia, eseguivano un ballo augurante, per la
ricerca dello sposo, esibendo vasi con pianticelle di grano
cresciuto al buio (su nenniri). Trattavasi dell'ultime manifestazioni,
autentici lembi di memorie lontane legate all'antichissimo
mito
di Adone giunto fino a noi, chissà come e perché, dalle origini
rarefatte della civiltà mediterranea legata ai cicli stagionali
agricoli. Dopo il solstizio d'estate, infatti, la vegetazione comincia
ad ingiallirsi per il gran caldo e tutti attendono l'altra
stagione, quella della semina. Adone, destinato da Zeus a vivere
sei mesi tra i vivi con Afrodite, e sei mesi tra i morti con
Persefone, evoca le usanze che traevano ispirazione dalle due
principali stagioni solari che hanno, da sempre, regolato la vita degli
abitanti della Sardegna.