arbonia (in sardo Carbònia o Crabònia) è un comune italiano di circa
30.000 abitanti, capoluogo, con Iglesias, della provincia di
Carbonia-Iglesias, istituita nel 2001 e attiva dal 2005. Il suo nome
sta ad indicare luogo o terra del carbone, a testimonianza della sua
vocazione mineraria.
Geografia fisica
.
Carbonia è situata nel sud-ovest della Sardegna, nella storica regione
del Sulcis di cui è il principale centro urbano, a circa 65 km a ovest
di Cagliari, in un'area un tempo paludosa e in seguito bonificata
durante la costruzione della città. La morfologia del territorio è in
buona parte pianeggiante, con pochi rilievi di altitudine modesta
(inferiore ai 300 metri), tra cui monte Sirai (da cui si può ammirare
un panorama della laguna di Sant'Antioco), monte Crobu, monte Leone e
monte Rosmarino. Il colle più elevato nel comune è il monte San Michele
Arenas (in sardo: Santu Miali), alto 492 m s.l.m.. Da questo colle, nei
pressi dei ruderi della chiesa di San Michele, forse di origine
bizantina ma ormai scomparsa, si può ammirare un vasto panorama con
quasi tutti i comuni del Sulcis, escluso Gonnesa e Teulada.
La città è attraversata dal rio Santu Milanu e dal suo affluente rio
Cannas, due corsi d'acqua a carattere torrentizio i cui alvei sono in
secca per buona parte dell'anno, e che sfociano nella laguna di
Sant'Antioco. Il rio Santu Milanu o Millanu (che significa rivo San
Gemiliano o Emiliano, santo del I o II secolo d.C., originario di
Cagliari, venerato nel sud Sardegna) era denominato nelle carte
catastali dell'Ottocento riu Bau Baccas (rivo Guado delle Vacche).
Storia
Gli anni del carbone
I primi insediamenti in epoca moderna di quella che oggi è Carbonia si
ritrovano nell'abitato di Serbariu, divenuto comune autonomo nel 1853,
staccandosi da Villamassargia come altri comuni del Basso Sulcis nel
XIX secolo. La scoperta di grandi giacimenti carboniferi nel sottosuolo
sulcitano, portò nei primi decenni del Novecento all'apertura di varie
miniere e a numerosi lavori di sondaggio per valutare l'eventuale
apertura di nuovi pozzi grazie alle seguenti società carbonifere.
I 2 castelli dei pozzi della miniera di Serbariu, tra i simboli più
rappresentativi di Carbonia.
Così il 9 dicembre 1933 a Trieste, nella sede dell'Arsa o Società
Anonima Carbonifera Arsa (istituita nel 1919), nacque la Societa
Mineraria Carbonifera Sarda SpA, o semplicemente Carbosarda, per
rilevare le miniere di carbone del Sulcis, gestite dalla Società
anonima miniere di Bacu Abis (costituita a Torino nel 1873 dall'ing.
Anselmo Roux) con questa società già dichiarata fallita il 12 aprile
1933 per difficoltà finanziarie. Guido Segre, alto esponente della
comunità ebraica triestina e già presidente dell'Arsa, fu il primo
presidente della Carbosarda. Poi il 9 giugno 1935 vi fu la
comunicazione dell'istituzione del bacino carbonifero del Sulcis da
parte di Mussolini nella sua prima visita a Bacu Abis. Da tutto ciò ne
consegue che il 28 luglio 1935 con R.D.L. n. 1406 si costituì l'A.Ca.I.
(Azienda Carboni Italiani), con primo presidente sempre Guido Segre,
che gestì il bacino carbonifero del Sulcis con la Carbo-Sarda o
Carbosarda, o anche S.M.C.S. (Società Mineraria Carbonifera Sarda) e
quello minerario dell'Istria sud-orientale con la Carbo-Arsa o Arsa.
L'ebreo Segre fu il vero artefice e dinamico presidente di tutte le
società minerarie in attività sia nel bacino carbonifero sulcitano sia
in quello istriano, costruendo due nuove città operaie di fondazione
vicino alle miniere: Arsia e Carbonia. Verso la fine del 1936 con il
metodo dei sondaggi vi fu la scoperta del giacimento di carbone nella
zona di Serbariu-Sirai, che si rivelò di un'enorme vastità, tanto che
l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), proprietaria dell'intero bacino
carbonifero con la Carbosarda e in previsione di un'intensa attività
estrattiva, propose al governo di costruire una città operaia vicino
alle miniere e al porto di Sant'Antioco per il trasporto e l'imbarco
del minerale. Il governo, condividendo la scelta dell'A.Ca.I., decise
così di fondare una nuova città mineraria, da costruire al servizio
della miniera e dei suoi lavoratori. Il nome scelto, Carbonia,
denominazione futuristica che significa "terra o luogo del carbone"
caratterizza questa volontà.
Fu così che nel 1937, nei pressi della miniera di Serbariu, iniziarono
i lavori per l'edificazione di Carbonia, fortemente voluta dal regime
fascista. Precisamente il giorno della fondazione del centro comunale
viene fatto risalire al 9 giugno di quell'anno, data della prima visita
del capo del governo fascista, Benito Mussolini, al centro carbonifero
di Bacu Abis (destinata a divenire frazione mineraria di Carbonia,
molto simile ad Arsia, in Istria), avvenuta due anni prima nella stessa
data. La rituale cerimonia della fondazione di Carbonia, con le tipiche
celebrazioni del regime di quel periodo, si realizzò, in presenza delle
diverse autorità civili, militari e religiose, con la posa della prima
pietra e di un astuccio contenente una pergamena (con i nomi dei
partecipanti al rito battesimale della nuova città) nel fosso delle
fondamenta della torre Littoria, ora torre Civica, primo edificio
costruito in città sul Monte Fossone.
La costituzione del comune di Carbonia fu stabilita con Regio Decreto
numero 2189 del 5 novembre 1937. Secondo l’articolo 1 del suddetto
Decreto si prevede l'istituzione del comune di Carbonia con capoluogo
nel villaggio minerario in località Monte Fossone, la cui
circoscrizione comprende l’intero territorio del comune di Serbariu,
nonché le parti dei territori dei Comuni di Gonnesa e di Iglesias,
delimitate in conformità della pianta planimetrica. I lavori, costati
circa 325 milioni di lire dell'epoca, vennero completati nel 1938,
sebbene parecchi quartieri sarebbero stati costruiti negli anni
successivi. I lavori si basarono sui progetti realizzati dall'ingegner
Cesare Valle e dall'architetto Ignazio Guidi.
La data che è comunemente celebrata come l'anniversario della città è
quella dell'inaugurazione che avvenne il 18 dicembre 1938 alla presenza
di Mussolini, il quale, nella sua seconda visita del bacino carbonifero
del Sulcis, tenne un discorso inaugurale e propagandistico dalla torre
Littoria in presenza di oltre cinquantamila persone, radunate nella
centrale piazza Roma, a conclusione dei lavori di edificazione del
centro urbano della città. Carbonia, la seconda città a carattere
minerario realizzata dal regime dopo Arsia, andò a sostituire il comune
di Serbariu (divenuto frazione della città), oltre ad inglobare nel suo
territorio aree dei comuni limitrofi che il governo aveva trasferito
alla nuova città. Seguì poco dopo un riconoscimento per Carbonia con
l’attribuzione del titolo di città (con Regio Decreto Legge del 9
febbraio 1939).
La città, negli anni dell'autarchia, fu meta di un vasto flusso
migratorio da altre regioni dell'isola e anche da oltre Tirreno (si
valuta che l'11% della popolazione cittadina dell'epoca provenisse
dalle altre regioni italiane), infatti le miniere di carbone sulcitane
lavoravano a pieno regime essendo una delle principali fonti di
approvvigionamento di combustibile dell'Italia dell'epoca, fatto che
aumentò notevolmente i livelli occupazionali nel Sulcis. Nel periodo
dal 1940 al 1943, tutte le miniere del bacino carbonifero del Sulcis
furono militarizzate; furono raggiunti i massimi livelli di produzione
di carbone con grandi sacrifici e numerosi incidenti sul lavoro anche
mortali. La Carbosarda, forte della condizione di azienda
militarizzata, attuò un regime di sfruttamento con provvedimenti
arbitrari come l'aumento dei viveri di prima necessità negli spacci
aziendali e il costo dell'energia, fino all'aumento degli affitti per
le case dei minatori e per gli alberghi operai, in contrasto con gli
accordi contrattuali, tanto che vi fu quasi subito un'unanime reazione
di contrapposizione da tutti i lavoratori del bacino carbonifero del
Sulcis. Così il 2 maggio 1942 nella città vi fu il primo sciopero
d'Italia durante il regime fascista e la guerra, contro il caro vita,
organizzato da cellule clandestine del partito comunista e diretto da
Tito Morosini, delegato confederale del sindacato dei lavoratori,
iniziato con l'astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di
Sirai. La gente accorsa a Carbonia in questi anni fu superiore alle
aspettative del governo, e per accogliere parte di questi minatori fu
inaugurata il 15 maggio 1942 Cortoghiana (anche in questo caso alla
presenza di Mussolini, che, con la sua terza visita nel Sulcis, fece un
secondo discorso in piazza Roma a Carbonia), tuttora una delle frazioni
più popolate di Carbonia, da cui dista pochi chilometri.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 Carbonia fu bombardata tre
volte dagli aerei anglo-americani, poi divenuti alleati, seppur subendo
danni minori rispetto a quelli patiti da altri centri dell'isola. Dopo
la fine del conflitto e la caduta del fascismo si visse un nuovo
periodo di espansione economica, essendo le miniere carbonifere
sulcitane rimaste le sole a poter garantire adeguati livelli di
produzione nel paese, dopo che l'Istria e i suoi giacimenti erano
passati alla Jugoslavia.
Dal 7 ottobre 1948 al 17 dicembre dello stesso anno fu effettuato lo
sciopero "bianco" dei 72 giorni, attuazione della "non collaborazione"
per contrastare le misure repressive e provocatorie della direzione
della Carbosarda, in attuazione di una rigida politica di costi e
ricavi nella gestione aziendale, posta in essere con licenziamenti e
trasferimenti di personale (soprattutto quello più politicizzato e
sindacalizzato), aumento indiscriminato dei fitti delle case e degli
alberghi operai, dei viveri negli spacci aziendali, dei prezzi
dell'energia e del carbone ceduto alle maestranze, riduzione arbitrarie
degli stipendi anche con applicazione delle multe ai dipendenti
responsabili di presunti disservizi.
Lo sciopero "bianco" si attuò con la "non collaborazione", cioè i
minatori, presenti regolarmente al lavoro nei cantieri minerari, dopo
le 8 ore di normale servizio giornaliero, non effettuarono più
prestazioni straordinarie a cottimo (retribuite secondo la quantità di
carbone estratto), in base a precedenti accordi aziendali, tanto che la
produttività della Carbosarda scese del 50%. La direzione della
Carbosarda reagì con misure drastiche e incontrollate ancora più
pesanti di quelle sopra indicate, ricorrendo con intimidazioni alla
polizia e alla magistratura. Esplose così, non solo a Carbonia e nel
Sulcis, ma anche in tutta la Sardegna e nel resto della penisola, un
vasto movimento popolare di solidarietà e sostegno alla lotta dei
minatori carboniferi con i seguenti gesti significativi: parecchi
lavoratori sottoscrivono a loro favore mezza giornata di paga, come i
dipendenti comunali di Carbonia; i commercianti della città aprono
crediti alle famiglie dei minatori; la C.G.I.L. nazionale inviò più
volte un contributo di un milione di lire; i minatori di tutta Italia
proclamarono uno sciopero di 24 ore in segno di solidarietà. Un
tentativo di mediazione, fra la direzione mineraria e le rappresentanze
sindacali, promosso dal Ministero del Lavoro il 19 novembre 1948 fallì
per rigidità e intransigenze della Carbosarda. Dopo un lungo braccio di
ferro nel quale la Direzione della Carbosarda minacciò di non
corrispondere salari e gratifiche natalizie, e dopo che i minatori
licenziati si barricano nei pozzi minerari per non essere allontanati
dal posto di lavoro con l'intervento della polizia, la S.M.C.S., con la
mediazione del presidente dell'A.Ca.I., Ing. Mario Giacomo Levi
(contrario alla posizione portata avanti dalla Carbosarda finora)
sottoscrisse un accordo con le rappresentanze sindacali il 17 dicembre
1948, annullando tutti i provvedimenti restrittivi presi
(licenziamenti, multe, aumenti dei prezzi nei viveri, nei fitti e
nell'energia) e aumentando le retribuzioni, con vittoria quasi totale
nella vertenza dei lavoratori carboniferi.
Nel 1949 si toccherà la punta massima di popolazione della storia
cittadina, con oltre 48.000 residenti e 60.000 dimoranti. Il 25 maggio
1952 vi fu la "Seconda Nascita di Carbonia" o "Rifondazione della
città", con questa data delle seconde elezioni comunali di Carbonia, si
attuò, con la giunta municipale guidata dal sindaco Pietro Cocco, un
primo programma politico di riscatto dalla servitù aziendale
dell'A.Ca.I., già tentato dalla precedente giunta diretta dal sindaco
Renato Mistroni, che coinvolse tutta la cittadinanza appartenente sia
alla maggioranza e sia alla minoranza politica. Il 18 febbraio 1953 con
l'adesione dell'Italia alla C.E.C.A. la (Comunità europea del carbone e
dell'acciaio), che fu creata col Trattato di Parigi del 18 aprile 1951,
si ebbero importanti conseguenze economiche e sociali per il bacino
carbonifero del Sulcis e per le miniere a Carbonia.
Le similitudini con le
altre città carbonifere del regime
Fra i numerosi centri abitati di fondazione, autarchici o della
bonifica (ne sono stati censiti quasi duecento dei quali sarebbe
auspicabile un percorso nazionale, o almeno regionale,
dell’architettura razionalista e moderna), costruiti in Italia e nelle
colonie durante il ventennio fascista, si trova una cittadina,
anch’essa già mineraria, molto simile a Carbonia. Questa cittadina,
fotocopia di Carbonia, non appartiene più all’Italia dal 1947 ma alla
Croazia e si chiama Arsia (in croato: Raša), già cittadina carbonifera
dell’Istria orientale nel dismesso bacino carbonifero dell’Arsa. Ad
Arsia, che in breve tempo divenne il terzo comune dell’Istria, dopo
Pola e Pisino, fu inizialmente proposta la denominazione di Libùrnia,
che rimase solo per indicare il carbone istriano del bacino dell’Arsa
definito appunto liburnico. Numerosi documenti confermano il legame fra
il bacino carbonifero del Sulcis con quello dell’Istria, quest’ultimo,
durante il domino austro-ungarico, fu gestito da finanzieri ed
imprenditori della comunità ebraica triestina, che con diverse società
controllavano sia le miniere di carbone di Albona (in croato: Labin)
sia quelle di Trifail (in sloveno: Trbovlje) nella Zasavska, Slovenia
centrale.
Infatti, il 9 dicembre 1933, a Trieste nella sede dell’Arsa (la Società
Anonima Carbonifera costituita nel 1919) fu istituita la Società
Mineraria Carbonifera Sarda, per lo sfruttamento delle miniere
carbonifere nel Sulcis di Bacu Abis, di Cortoghiana, di Caput Acquas,
di Sirai e di Piolanas Nord. Poi, il 28 luglio 1935 nasceva l’A.Ca.I.
(Azienda Carboni Italiani), che, tramite le società CarboArsa (Società
Anonima Carbonifera Arsa) e Carbosarda o S.M.C.S. (Società Mineraria
Carbonifera Sarda), organizzava e sfruttava i due bacini carboniferi
istriano e sulcitano. É noto che questi due centri abitati di
fondazione autarchica e fascista, Arsia e Carbonia, hanno le stesse
similitudini urbanistiche ed architettoniche per il semplice fatto che
gli stessi urbanisti ed architetti (Gustavo Pulitzer-Finali ed Eugenio
Montuori) e lo stesso artista (lo scultore Marcello Mascherini)
collaborarono con l’Azienda Carboni Italiani. Così, ad esempio, il
Palazzo Ceva di Carbonia lo ritroviamo uguale a Piedalbona (già Pozzo
Littorio d’Arsia, in croato: Podlabin), denominato Casa Ceva. Infatti,
l’A.Ca.I., al fine di risparmiare sulle spese, utilizzava gli stessi
progetti e la stessa organizzazione del lavoro prima in un bacino
carbonifero e poi nell’altro.
Albona, storica città fu il più importante centro carbonifero
dell’Istria, prima che, durante il fascismo, fosse fondata la cittadina
autarchica di Arsia, tanto che il bacino dell’Arsa veniva chiamato
bacino dell’Albonese, prendendo appunto nome da Albona. Poi, con la
costruzione di Arsia (fondata il 4 novembre 1937), Albona perse molta
importanza a favore di questa cittadina mineraria, tanto che i confini
comunali fra questi due centri arrivarono fin sotto al colle dove sorge
il centro storico albonese. Ai piedi di questo colle, vicino alla
Miniera di Pozzo Littòrio, fu costruito l’omonimo centro abitato
minerario, inaugurato nel 1942 per il ventennale della marcia su Roma,
nello stesso anno in cui fu inaugurata da Mussolini Cortoghiana,
evidenziando quell’incredibile parallelismo di identici avvenimenti nei
due bacini carboniferi. Arsia con quasi ventimila abitanti e oltre
diecimila minatori, in poco tempo come Carbonia, divenne la terza città
dell’Istria per popolazione subito dopo Pola (in croato: Pula) e Pisino
(in croato: Pazin); diventò uno dei maggiori centri industriali della
Regione Venezia Giulia, dopo Trieste, Fiume (in croato: Rijeka) e la
stessa città di Pola, prima dell’invasione jugoslava. Così, l’edilizia
estensiva nei due bacini carboniferi si attuò nei centri di Arsia, nei
diversi quartieri di Carbonia e a Bacu Abis (vera fotocopia di Arsia),
sotto l’influenza dell’architetto ebreo di Trieste Gustavo
Pulitzer-Finali; mentre, l’edilizia intensiva si realizzò nella
frazione di Pozzo Littorio d’Arsia e nei quartieri carboniensi lungo e
vicino al Rio Cannas (Via Nuoro, Via Gallura, Corso Iglesias, Via G. M.
Angioj e i cosiddetti Palazzoni di Serbariu), su progetto
dell’architetto pesarese Eugenio Montuori e i palazzi di Cortoghiana
dell’architetto Saverio Muratori.
Come si è sopra ricordato, sia a Carbonia sia a Pozzo Littorio d’Arsia
esiste un uguale complesso edilizio: il Palazzo Ceva che nella frazione
carbonifera dell’Istria si chiana Casa Ceva, prende la denominazione
dall’acronimo dei cognomi dei due architetti che lo progettarono: Ceppi
e Varsi. Nell’Archivio Storico Comunale Carboniense esistono tre
progetti sulla sistemazione della piazza centrale di Pozzo Littorio
d’Arsia, che oggi si chiama Trg Labinski Rudara (che significa: Piazza
dei Minatori Albonesi), corrispondente alla nostra Piazza Iglesias di
Carbonia. Nel 1947, il comune di Arsia e la sua frazione Pozzo Littorio
d’Arsia fu aggregato al comune di Albona e si chiamò Piedalbona,
diventando oggi il centro moderno della cittadina albonese con oltre
13.000 abitanti. L’ente pubblico statale A.Ca.I., possedeva e gestiva,
con la la CarboArsa per il bacino carbonifero istriano e la Carbosarda
per il bacino carbonifero sulcitano, l’immenso patrimonio immobiliare,
costituito non solo dalle strutture industriali e dagli impianti
minerari, ma anche dagli abitati dei due comuni sunnominati con le
rispettive frazioni carbonifere nel Sulcis: di Bacu Abis e di
Cortoghiana (comune di Carbonia), dei centri minerari di Nuraxi Figus e
di Seruci (comune di Gonnesa); e nell'Istria: di Tupliaco (in croato:
Tupljak, nel comune di Pedena (in croato: Pican), di Càrpano (in
croato: Krapan, nel comune di Arsia), di Vines (in croato: Vinež, già
comune di Arsia ora di Albona), Pozzo Littorio d’Arsia (già comune di
Arsia ora di Albona), denominato oggi Piedalbona (in croato: Podlabin),
perché dal 1947 era stata aggregata al vicino comune di Albona (in
croato: Labin).
Non a caso fu nominato come primo presidente dell’A.Ca.I. Guido Segre,
un imprenditore ebreo originario di Torino, ma autorevole
rappresentante della comunità ebraica di Trieste, che fu il vero
artefice nell’organizzazione e nel rilancio dei due bacini carboniferi
con la costituzione di due nuovi comuni di Arsia e Carbonia; così come
vi furono altri ebrei nei consigli d’amministrazione delle società
minerarie sopra indicate e collaboratori israeliti come l’architetto
Gustavo Pulitzer-Finali (progettò Arsia e Bacu Abis con altri tecnici,
e collaborò per Carbonia), i quali furono estromessi dagli incarichi
subito dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938. Infatti, lo
stesso Segre, esautorato dalla carica di presidente dell’A.Ca.I., non
poté partecipare nel 1938 alla cerimonia inaugurale della città di
Carbonia.
Dalla chiusura delle
miniere al riconoscimento di capoluogo provinciale
Con la fine dell'embargo contro l'Italia, i carboni esteri, più
economici e con minore presenza di zolfo, portarono alla crisi del
settore estrattivo sulcitano, particolarmente grave in quanto all'epoca
Carbonia e altri comuni della zona si basavano economicamente su questo
tipo di attività. Nell'autunno del 1962 vi fu il primo ritrovamento di
un reperto nel sito archeologico di Monte Sirai da parte di un ragazzo
di Carbonia. Tutto ciò desterà un interesse nazionale e internazionale
su Monte Sirai, tanto che nell'agosto del 1963 vi fu la prima campagna
di scavi sul sito archeologico, condotti dalla Sopraintendenza di
Cagliari e dall'Istituto Studi del Vicino Oriente dell'Università La
Sapienza di Roma.
Nonostante i numerosi scioperi, alla fine si assistette alla chiusura
di molte miniere sulcitane, e tra queste anche quella di Serbariu, la
cui attività estrattiva fu interrotta nel 1964. Conseguenza di queste
dismissioni fu un vasto esodo da Carbonia, che si assestò negli anni a
seguire sui 30.000 abitanti. Con l'apertura del vicino polo industriale
di Portovesme, finanziato da aziende statali, i livelli occupazionali
della zona si risollevarono, seppur in parte. La popolazione della
città aumentò leggermente tra gli anni settanta fino agli anni novanta.
Però il disimpegno dello Stato tramite le privatizzazioni di queste
realtà produttive, dovuto all'eccessivo debito pubblico, mostrò ben
presto la scarsa competitività delle medesime. Ciò determinò una nuova
pesante crisi della città e del suo tessuto produttivo, con una
notevole diminuzione dei lavoratori nel polo di Portovesme. Di
conseguenza questo ultimo fattore determinò un riaumento
dell'emigrazione, che portò la popolazione a diminuire in meno di dieci
anni di circa duemila unità.
Segnala un certo dinamismo economico e sociale di quel perido anche il
fatto che un gruppo di imprenditori e liberi professionisti di Carbonia
nel 1975 costituirono in città "Tele Uno", la seconda televisione
libera e privata in Sardegna, subito dopo la TV Videolina di Cagliari;
poi nel 1976, in seguito alla sentenza n. 202/1976 della Corte
Costituzionale, con la quale si decise la fine del monopolio RAI e si
consentì l'installazione e l'esercizio degli impianti di diffusione
radiofonica via etere di portata non eccedente l'ambito locale, si
costituirono in Italia diverse radio libere e private, fra queste la
prima di Carbonia e della Sardegna[senza fonte]: Radio Gamma 102.
Tutto ciò fu accompagnato da tragici fenomeni sociali che colpirono
duramente soprattutto la popolazione giovanile. Tra questi si può
annoverare la diffusione tra la fine degli anni ottanta e i primi anni
novanta dell'eroina che da un lato determinò l'aumento di fenomeni
legati alla cosiddetta criminalità predatoria e dall'altra a un
notevole aumento della mortalità giovanile. Per quanto gli ultimi dati
demografici del 2004 abbiano mostrato almeno una minima crescita della
popolazione, si possono considerare come esemplificativi della
condizione economica della città i tassi di disoccupazione giovanile
maschile e femminile: il primo si attesta al 57%, mentre il secondo ben
al 71%.
Comunque sia, effettivamente nel primo quinquennio degli anni 2000 vi è
stata una notevole crescita del settore dei servizi, in particolar modo
grazie alle nuove attività commerciali sorte in città. Negli ultimi
anni inoltre la città sta giocando la carta del turismo legato
soprattutto all'archeologia industriale: a questo riguardo va segnalata
la ristrutturazione della vecchia miniera di Serbariu, riconvertita a
museo (ospita il Centro Italiano della Cultura del Carbone), e i lavori
di ristrutturazione del centro storico (piazza Roma), ora più simile
allo stile della fondazione.
Il 12 ottobre 2005 con delibera del Consiglio Provinciale n. 21
(Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Carbonia, unitamente
a Iglesias, è stata attribuita la qualifica di capoluogo della
Provincia di Carbonia-Iglesias. A Carbonia ha sede, quindi, il
Presidente della Provincia e si riunisce la Giunta Provinciale.
Simboli
Lo stemma comunale, approvato con un Regio Decreto datato 26 ottobre
1939, presenta una lampada da minatore in testa a una montagna di
carbone, a caratterizzare la vocazione mineraria della città. Il
gonfalone comunale presenta questo stemma posto su drappo nero e
azzurro con la scritta Città di Carbonia a caratteri dorati.[4]
Ricorrenze storiche
* 9 giugno 1935: Istituzione del bacino
carbonifero del Sulcis comunicata da Mussolini nella prima visita a
Bacu Abis
* 9 giugno 1937: Nascita di Carbonia:
fondazione della città con cerimonia sul monte Fossone
* 5 novembre 1937: Costituzione del
comune di Carbonia
* 11 dicembre 1937: Nomina della prima
autorità municipale a Carbonia, il Commissario Prefettizio Ovidio
Pitzurra, che poi sarà anche il primo Podestà
* 18 dicembre 1938: Inaugurazione della
città e seconda visita di Mussolini
* 9 febbraio 1939: Attribuzione del
titolo di città
* 2 maggio 1942: Primo sciopero d'Italia
durante il regime fascista e la guerra, contro il caro vita con
l'astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai.
* 15 maggio 1942: Inaugurazione di
Cortoghiana e terza visita di Mussolini
* 9 giugno 1943: I bombardamento da
parte delle forze anglo-americane, poi divenute alleate[5]
* 28 agosto 1943: II bombardamento da
parte delle forze anglo-americane, poi divenute alleate[6]
* 7 settembre 1943: III bombardamento da
parte delle forze anglo-americane, poi divenute alleate[6]
* 21 giugno 1944: Nomina del primo
Sindaco di Carbonia, Guido Scano, da parte del Prefetto di Cagliari
* 31 marzo 1946: Prime elezioni libere e
democratiche, con primo Consiglio Comunale di Carbonia eletto dai
cittadini, con prima Giunta Municipale e primo Sindaco, Renato
Mistroni, designato fra gli eletti consiglieri
* 7 ottobre 1948 - 17 dicembre 1948:
Sciopero "bianco" dei 72 giorni nelle miniere cittadine, attuazione
della "non collaborazione" per contrastare le misure repressive della
Carbosarda con vittoria finale dei lavoratori carboniferi.
* 25 maggio 1952: "Seconda Nascita di
Carbonia" o "Rifondazione della città", con questa data delle seconde
elezioni comunali di Carbonia, primo programma politico di riscatto
della cittadinanza dalla servitù aziendale dell'A.Ca.I.
* 28 ottobre 1964: Con decreto del
Presidente della Repubblica si stabilisce il trasferimento delle
miniere e dei minatori all'ENEL, con chiusura di tutte le attività
carbonifere nel comune di Carbonia
* 12 ottobre 2005: In questa data, con
delibera del Consiglio Provinciale n. 21, Carbonia fu riconosciuta
Capoluogo di Provincia.
Monumenti e luoghi
d'interesse
* Monte Sirai: Situato alla periferia
nord-ovest della città, ospita una vasta area di interesse archeologico
con una necropoli fenicio-punica e un tophet Inoltre poco distanti si
trovano varie domus de janas di epoca neolitica e i resti del nuraghe
Sirai.
* Sirri: Nella frazione sono state
rinvenute delle domus de janas anch'esse risalenti al neolitico, nelle
rocce denominate di "Su Carroppu".
* Cannas di Sotto: Praticamente
inglobata nel tessuto urbano si trova una necropoli ipogea, in parte
ancora inesplorata.
* Monte Crobu: In questa località sono
state rinvenute delle domus de janas risalenti al neolitico.
Architetture religiose
* Chiesa di San Ponziano (1938 - ing.
Cesare Valle e arch. Ignazio Guidi): la principale chiesa cittadina,
situata nella centrale piazza Roma, fu inaugurata con la città e
consacrata il 18 novembre 1939. Realizzata in stile neoromanico e
basata su progetto degli architetti della fondazione cittadina Valle e
Guidi, presenta una forma dell'edificio rettangolare con pianta interna
a croce suddivisa in una navata centrale e due laterali. All'esterno il
materiale maggiormente utilizzato in fase di costruzione è la trachite
e il granito, che caratterizza buona parte degli edifici del centro
cittadino. La chiesa fu danneggiata in maniera importante dai
bombardamenti del 1943, che distrussero il rosone originale. A fianco
della chiesa sorge il campanile a pianta quadrata, alto 46 metri,
realizzato anch'esso in trachite (a parte la cuspide) e che riprende le
linee di quello di Aquileia.
* Chiesetta del rione "Lottobì", già
"Lotto B", o ex chiesa Beata Vergine Addolorata (1947): caratteristica
chiesetta situata nel quartiere, ottenuta dalla trasformazione di un ex
camerone presente nella zona di via Sicilia. Caratterizzata da un
piccolo campaniletto a vela nella facciata, fu chiusa nel 1958, anno di
apertura della nuova chiesa della Beata Vergine Addolorata, situata nel
vicino quartiere di Rosmarino.
* Chiesa Beata Vergine Addolorata (1958)
* Chiesa Gesù Divino Operaio (1953)
* Chiesa di Santa Barbara (1938): La
chiesa della frazione di Bacu Abis, fu edificata in seguito a un voto
fatto dai minatori delle miniere di questa località, minatori di cui
Santa Barbara è la patrona. Costruita in stile razionalista, è
affiancata da un campanile alto circa 15 metri. Nelle vicinanze si
trova anche la Grotta di Lourdes, una riproduzione in scala di quella
della città francese, realizzata nel 1953.
* Chiesa di Santa Maria di Flumentepido
(XI secolo): situata nella frazione di Flumentepido, risale all'XI
secolo. Di stile romanico, presenta una facciata con campanile a vela e
interno a navata unica.
* Chiesa di Santa Lucia di Sirri (di
origine medievale): situata fuori dall'abitato di Sirri, risalente
forse al periodo giudicale, ma fortemente rimaneggiata.
* Chiesa di Santa Barbara di Piolanas
(di origine medievale): situata in località Piolanas (nel Medau o
Casale Manca), risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente
alterata dai pesanti restauri.
Architetture civili
* Torre Civica (1938 - arch. Gustavo
Pulitzer-Finali): situata in piazza Roma, è alta 27.5 metri suddivisi
in 5 piani. Nota come torre Littoria durante il regime fascista, da
questo edificio Mussolini pronunciò il discorso di inaugurazione della
città. Utilizzata per vari scopi nel corso degli anni, fu tra le altre
cose sede della Pretura sino agli anni settanta. Oggi ospita alcuni
uffici comunali.
* Teatro Centrale (1938 - arch. Gustavo
Pulitzer-Finali): situato in piazza Roma, a lungo fu utilizzato anche
come cinema.
* Dopolavoro Centrale (1938 - arch.
Gustavo Pulitzer-Finali): situato tra la torre Civica e il teatro
Centrale, questo edificio a due piani, ristrutturato recentemente,
ospita tra l'altro la nuova sala del consiglio comunale.
* Palazzo Municipale (1938): occupa il
lato ovest della piazza Roma.
* Villa Sulcis (1938 - arch. Eugenio
Montuori): situata nell'omonimo parco, fu la residenza di servizio del
direttore delle miniere cittadine. Ospita oggi l'omonimo museo
archeologico.
* Scuola Nord o liceo classico (1938):
situato in via Brigata Sassari
* Asilo infantile (1938): situato in via
Brigata Sassari
* Scuola Sud ora scuola media Satta
(1938): situato in via della Vittoria
* Albergo Centrale (1938 - arch. Eugenio
Montuori): ubicato in via Fosse Ardeatine
* 10 alberghi operai (1938): ubicati in
via Umbria, via Costituente e via Mazzini
* Cine-Dopolavoro-Torretta comunitaria
(1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza S.
Barbara a Bacu Abis
* Dopolavoro rionale Nord o Rosmarino
(1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Primo
Maggio
* Dopolavoro rionale ora parrocchia San
Giovanni Bosco (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato
in via Coghinas
* dopolavoro rionale (1938 - arch.
Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Marinai d'Italia
* dopolavoro rionale Sud (1938 - arch.
Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicati tra via della Vittoria e via
Mazzini
* Edificio dell'istituto tecnico
commerciale Beccaria, già centro di accoglienza per minatori (1939 -
arch. Eugenio Montuori): ubicato in piazza Repubblica
* 2 edifici tipo "L", uno del "Caffè
Roma" (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicati tra piazza Repubblica e
via Costituente
* Palazzo Ceva (o Ce.Va) (1940 - arch.
Eugenio Montuori, con aiuti dei tecnici Ceppi e Varsi): ubicato in
piazza Iglesias
* Isolato e rione Palazzoni di Serbariu
(1940 - arch. Eugenio Montuori e aiuti): ubicati tra via Sanzio e via
Manzoni
* Complesso ex Nucleo Carabinieri ora
sede della giunta provinciale (1940): ubicato in via Fertilia
* Direzione della miniera o villa di
Anselmo Roux (casa padronale di fine ottocento): via Pietro Micca a
Bacu Abis
* Portici di Piazza Venezia (1940-'42):
piazza centale di Cortoghiana porticata e con edifici a portici
Miniere
* Grande Miniera di Serbariu: La
principale miniera cittadina (le cui due torri costituiscono di fatto
uno dei simboli della città), chiusa negli anni sessanta, ospita oggi
il Centro Italiano della Cultura del Carbone, con il Museo del Carbone
che illustra la storia del carbone, delle miniere e dei minatori. È
possibile inoltre visitare la galleria sotterranea.
* Miniera di Cortoghiana: vasto
complesso di edifici ed impianti carboniferi che attende una
valorizzazione.
Altro
Piazza Roma, con la statua Frammento di Vuoto I, il palazzo municipale
e il campanile della chiesa di San Ponziano.
* Piazza Roma: Tipico esempio di
architettura fascista, è il cuore sociale della città. Sorge sul monte
Fossone, e ospita buona parte degli edifici della vita pubblica
cittadina. Ristrutturata a inizio millennio, con la rimozione della
strada interna creata nel dopoguerra e il rifacimento della
pavimentazione e degli arredi urbani, nel 2007 uno studio di 5
università europee l'ha inserita tra le 60 piazze più vivibili d'Europa.
* Via Crucis (1938): Quadri lignei di
Eugenio Tavolara nella chiesa di San Ponziano.
* Santa Barbara (1938): Statua in marmo
bianco di Carrara di Gavino Tilocca collocata dal 1994 nel chiostro
della chiesa di San Ponziano.
* Bassorilievo allegorico marmoreo
(1939): Bassorilievo di Venanzo Crocetti, nell'ex sacrario della torre
Civica.
* Nascita di Carbonia (1938): Quadro
futurista di Corrado Forlin, nell'ex sala udienze (o del Direttorio)
della torre Civica.
* Frammento di Vuoto I(2005[8]): Una
delle ultime sculture realizzate da Giò Pomodoro prima della sua morte,
si trova davanti al palazzo del comune in piazza Roma. È formata da un
grande blocco di marmo bianco di Carrara, con dinanzi una vasca d'acqua
a pianta rettangolare.
* Pietra sonora: Statua di Pinuccio
Sciola, in grado di produrre particolari suoni se strofinata in una
certa maniera, situata davanti all'ingresso del teatro Centrale.
* Monumento al Minatore (1988): Situata
nei giardini pubblici tra piazza Roma e via Roma, questa statua in
bronzo di Giuseppe Vasari fu posta in occasione del cinquantenario
della fondazione della città a ricordo dei propri minatori.
* Monumento ai Caduti: Statua posta in
piazza Rinascita in onore dei caduti delle guerre, realizzata dallo
scultore Franco D’Aspro.
Altre opere perdute
* Leone bronzeo con fascio littorio
(1938): Posto sul lato esterno della torre Civica, fuso nel 1943, opera
di Marcello Mascherini.
* Vetrata allegorica (1938): Con Santa
Barbara e San Ponziano di Filippo Figari, collocata nel rosone della
chiesa di San Ponziano, andata distrutta durante i bombardamenti del
1943.
* Ardentismo del creatore di Carbonia
(1939): opera di Corrado Forlin.
Aree naturali
* Monte Rosmarino: piccolo colle (156
metri) inglobato nel tessuto urbano, è la principale area verde
cittadina. Dotato di una vasta pineta frequentata dagli amanti del
jogging e di un'area giochi per bambini, in cima ospita una statua
dedicata alla Madonna del minatore, anch'essa realizzata da Franco
d'Aspro, posta nel 1958.
* Pineta Nord di Cortoghiana: area verde
sistemata soprattutto a pini con resti nuragici e domus de janas.
* Pineta Sud di Cortoghiana: area verde
sistemata soprattutto a pini.
* "S'Ega de Is Elmas": area verde con
lecci secolari sopra la Valle di rio Anquiddas ricca di domus de janas,
tra Cortoghiana e Nuraxi Figus.
* Pineta di Bacu Abis: area verde
sistemata soprattutto a pini.
* Olivastro millennario di Barbusi.
* Oasi naturalistica di Is Pireddas:
area con vegetazione tipica di macchia mediterranea.
Società
Evoluzione demografica
Il popolamento di Carbonia ha avuto un andamento oscillante, legato
allo sviluppo produttivo delle attività carbonifere, con rapidi
incrementi in pochi anni fino a far diventare la città il terzo comune
più popolato della Sardegna (con quasi 60.000 abitanti), dopo Cagliari
e Sassari, e il primo centro di fondazione autarchica d’Italia per
popolazione fino agli anni sessanta. Mentre, dagli anni sessanta in
avanti, il popolamento di Carbonia fece registrare continui e
progressivi decrementi, dovuti alla quasi completa chiusura del bacino
carbonifero e dei relativi impianti minerari, con la riduzione del
personale addetto e alla diminuzione delle attività estrattive del
carbone. Così, si passò da circa ventimila lavoratori a poco più di un
qualche centinaio di dipendenti dell’azienda carbonifera, rimasti ora
nelle ultime due miniere di carbone ancora attive, ubicate però nel
vicino comune di Gonnesa, fuori dal territorio comunale carboniense.
Questo andamento così oscillante della popolazione ha fatto registrare
negli uffici anagrafici comunali la seguente situazione in 70 anni: a
Carbonia sono nate più di 200.000 persone e hanno avuto la residenza
circa 500.000 abitanti, con presenze valutate e stimate in un numero
superiore per almeno tre mesi. Fotografa bene quel periodo il seguente
detto popolare diffuso in Sardegna: “Si calincunu perdit unu fillu, de
siguru dd’agatat a Carbonia (Se qualcuno perde un figlio, di sicuro lo
ritrova a Carbonia)”.
Etnie
Gli abitanti di Carbonia sono denominati carboniènsi, a volte
carbonièsi (in sardo carbonièsus o carboniàntis). La caratteristica
particolare di questo comune, che è un centro di fondazione autarchica
e fascista, è costituita dal fatto che ha una popolazione originaria
eterogenea, quasi multietnica, proveniente da diverse zone della
Sardegna e dell'Italia, inizialmente dai centri di tradizione
mineraria. Tutto questo fa di Carbonia un comune diverso rispetto a
tutti gli altri della Sardegna; ed è questa la ragione per la quale in
questa città non esiste un dialetto proprio, ma un italiano, a volte
con la tipica cadenza sarda, che ha sue caratteristiche espressioni
gergali, che necessariamente ha costituito una sorta di lingua franca
comune, che consentì di far comunicare fra loro le diverse comunità
presenti nel comune, ora più omogenee e meno divise rispetto al
passato. Il sardo con la variante campidanese, seppur relegato ad
esclamazioni, ad espressioni gergali o all’ambito familiare, rimane,
comunque dopo l’italiano, la lingua più diffusa e compresa, ma poco
parlata anche tra i sardi residenti in città; dove si trovano, però,
anche comunità numerose di origine abruzzese, calabrese, emiliana,
friulana, lucana, marchigiana, pugliese, siciliana, toscana, umbra,
veneta e di altre parti d’Italia, insomma quasi tutte le province
italiane sono, o sono state, qui rappresentate, comprese quelle della
regione giuliano-istriana e quarnerina, con famiglie provenienti dalle
città e Province di Pola, di Fiume e di Trieste, in particolare dai
comuni di Albona, Arsia, Fasana, Gallignana, Pisino, Sanvincenti.
Istituzioni, enti e
associazioni
Carbonia oltre a essere capoluogo della provincia di Carbonia-Iglesias,
è sede anche di parte degli organi di governo dell'ente (altri si
trovano ad Iglesias). Nella sede di via Fertilia hanno infatti sede gli
uffici del Presidente e della Giunta.
Cultura
Biblioteche
* Biblioteca comunale: viale Arsia
(parco Villa Sulcis) (sedi periferiche nelle frazioni di Cortoghiana,
Bacu Abis, Is Gannaus e Barbusi)
* Mediateca comunale: viale Arsia (parco
Villa Sulcis)
Scuole
Tra la città e le sue frazioni sono presenti 7 scuole dell'infanzia, 9
scuole primarie, 5 scuole secondarie di primo grado e 5 scuole
secondarie di secondo grado (di cui un liceo classico, uno scientifico,
due istituti tecnici e uno professionale). Oltre a queste scuole
pubbliche, le suore Orsoline gestiscono una scuola dell'infanzia, una
primaria e una secondaria di primo grado parificate.
Musei
* Museo archeologico di Villa Sulcis:
sito nel parco di Villa Sulcis, ospita vari reperti rinvenuti nei siti
archeologici della città e delle vicinanze.
* Museo civico di Paleontologia e
Speleologia "Edouard Alfred Martel": sito all'interno dell'area della
miniera di Serbariu, ospita una collezione di reperti a partire dal
cambriano inferiore sino al quaternario, (da 570 milioni di anni fa ad
oggi).
* Museo del carbone - Centro italiano
della cultura del carbone - Grande Miniera di Serbariu
* Museo sardo delle "attività
agro-pastorali": raccolta di diversi materiali del mondo agro-pastorale
presso il ristorante Tanit.
Personalità
legate a Carbonia
* Guido Segre (Torino 1881 – Roma 1945),
primo Presidente dell’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiana), artefice di
Carbonia e del suo bacino carbonifero.
* Benito Mussolini (Dovia di Predappio
1883 - Giulino di Mezzegra 1945), fondatore della città
* Gustavo Pulitzer Finali (Trieste 1887
– Genova 1967), progettista di Bacu Abis e relatore del primo piano
regolatore di Carbonia.
* Vittorio Tredici (Iglesias 1892 – Roma
1967), fondatore del centro urbano di Carbonia.
* Cesare Valle (Roma 1902 - Roma 2000),
progettista della città
* Ignazio Guidi (Roma 1904 – Roma 1978),
progettista della città
* Eugenio Montuori (Pesaro 1907 – Roma
1982), progettista del piano di espansione di Carbonia
* Valerio Tonini (), ingegnere primo
costruttore di Carbonia
* Saverio Muratori (Modena 1910 – Roma
1973), architetto e progettista di Cortoghiana.
* Sandro Ghiani (Carbonia 1953), attore
* Antonangelo Casula (Carbonia 1958),
sottosegretario all'Economia nel Governo Prodi II
* Mauro Pili (Carbonia 1966), deputato
ed ex presidente della Giunta della Regione Sardegna
* Claudia Lombardo (Carbonia 1972),
presidente del Consiglio della Regione Sardegna
Frazioni
Bacu Abis
Bacu Abis conta circa 2000 abitanti[9] e dista circa 13 km dalla città
di Carbonia. L'insediamento ottocentesco del centro carbonifero di Bacu
Abis era inizialmente costituito da un nucleo abitativo di due lunghi
edifici fronteggianti fra loro, denominato "Case Congia" (edificato nel
1914). Poi negli anni 1936-'38 (su progetto di Gustavo Pulitzer-Finali
e aiuti) si decise di costruire un "razionale villaggio operaio",
comprendente 20 isolati, con alloggi per 80 famiglie di minatori, e 3
isolati per 7 famiglie di impiegati. A questo primo nucleo edilizio,
costruito nell'asse viario di viale della Libertà, si aggiunge la casa
del fascio con piccola torre, il dopolavoro con cine-teatro, lo spaccio
aziendale e l'ambulatorio. Il nome della frazione indica la "forra o
gola delle api" (in sardo: bacu o baccu); un altro significato potrebbe
però essere "buco degli Abis", una famiglia che in antichità era la
diretta proprietaria delle terre dove oggi sorge il paese. Primo Levi
nel suo libro Il sistema periodico in merito dice:
…questo villaggio che ho fondato presso il ruscello delle
api selvatiche, ed a cui avrei voluto dare un nome della mia lingua che
sto dimenticando, Bak der Binnen, che significa appunto 'Rio delle
Api': ma la gente di qui ha accettato il nome solo in parte, e fra di
loro, nel loro linguaggio che è ormai il mio, lo chiamano 'Bacu Abis'.
(Primo Levi, Il sistema periodico)
Bacu Abis, già Delegazione comunale, è sede di circoscrizione
decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa di Santa Barbara,
inizialmente dedicata a San Valeriano.
La storia di questo paese inizia alla metà dell'Ottocento con la
scoperta di alcuni giacimenti di lignite, utili per il fabbisogno
nazionale come fonte energetica.
La fortuna della miniera è l'interesse da parte di un ingegnere
minerario piemontese (Anselmo Roux) che con le proprie sostanze ed il
finanziamento di alcuni possidenti locali fonda la Società mineraria
Bacu Abis. Nel 1870 circa il carbone estratto da Bacu Abis sale al
vertice nazionale come fonte energetica, e la miniera conta all'inizio
circa 700 operai che lavorano all'estrazione.
Dopo alcuni anni di splendore arrivò la crisi, i soci di Roux si
ritirarono, essendo la società in crisi economica, e l'ingegnere rilevò
la miniera da solo. Dopo la sua scomparsa la miniera fu rilevata dalla
società Monteponi, e nella grande guerra il suo carbone servì come
combustibile per le navi.
Durante il Fascismo nel territorio videro splendere altre miniere e un
interesse particolare ebbe il Duce per Bacu Abis. Il paese si
trasformò, furono costruite case per i minatori e nel giro di pochi
anni divenne un vero e proprio centro abitato. Vennero ampliati i pozzi
che c'erano già e ci fu una attività estrattiva fino ai primi anni
sessanta, quando la miniera cessò la sua attività.
Barbusi
Frazione, ormai sobborgo di Carbonia, situata a nord-ovest della città,
sorge lungo la strada provinciale per Villamassargia. Secondo alcuni la
denominazione della frazione, derivando dal fenicio-punico "bar-bus",
significherebbe "pozzo fetido" o "acquitrino". Nei pressi della
frazione è presente una rara pianta: il bosso delle Baleari, esistente
solo in una piccola montagna, denominata S'arriu de suttu, minacciata
da una cava per l'estrazione della ghiaia.
Barbusi, già delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata
e di parrocchia, che si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie,
costruzione che sostituisce la vecchia chiesa medievale (dedicata
sempre alla Madonna) abbattuta con l'antico cimitero e che si trovava
vicino all'olivastro millennario. La vecchia chiesa, pare di origine
giudicale e bizantina, fu tappa della strada denominata "de sa
reliquia", cioè il percorso della processione di Sant'Antioco che da
Iglesias arrivava all'antica Sulci, raggiungendo le chiese di Santa
Maria di Barega, Santa Barbara di Piolanas e Santa Maria delle Grazie
di Barbusi.
Barega
Barega è una frazione sede di parrocchia di oltre 100 abitanti,
costituita da una piccola borgata con chiesa parrocchiale dedicata alla
Natività di Maria, vicina ai ruderi della chiesa medievale di S. Maria
de Barega, e diverse case sparse in un vasto territorio agricolo al
confine con il Comune di Iglesias, che però appartiene al solo Comune
di Carbonia. Si trova nei pressi di altre due frazioni divise tra i due
capoluoghi di provincia[1][2]: Corongiu e Tanì, fra Carbonia, Iglesias
e Villamassargia. La frazione è nota soprattutto per la miniera di
barite.
Cortoghiana
Sita sulla strada per Iglesias, conta 2700 abitanti circa, e fu
progettata nel 1939 nei pressi dell'omonima miniera e della zona nota
come Corti Ogianu, da cui deriva il suo nome. L'inaugurazione avvenne
il 15 maggio 1942, alla presenza del capo del regime fascista Benito
Mussolini, che visitò il nuovo centro abitato e la locale miniera,
tenendo poi un discorso a Carbonia, meno solenne ma più propagandistico
rispetto a quello del dicembre 1938 (influenzato dall’andamento
negativo della guerra).
Strutturalmente simile a Pozzo Littorio d’Arsia, in Istria, è di
particolare rilevanza l'organizzazione urbanistica dell'abitato, di
stampo razionalista, e la vasta piazza Venezia, tipico esempio di
architettura del Ventennio. Cortoghiana, già Delegazione comunale, è
sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella
chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, costruita negli anni settanta e
non rispondente affatto a quella prevista con torre campanaria nei
progetti dall'architetto progettista del villaggio minerario, Saverio
Muratori.
A circa due chilometri da Cortoghiana si trovano le imponenti strutture
dell'omonima miniera carbonifera(che dovrà essere valorizzata),
costituita da diversi edifici: direzione mineraria, magazzini, officine
e impianti minerari, ora utilizzati per attività artigianali e
commerciali.
Flumentepido
La borgata è situata ai piedi del monte Sirai verso nord, conta un
centinaio di abitanti. In passato la SS 126 passava all'interno della
frazione, successivamente il tracciato è stato spostato all'esterno. In
questa borgata si trova la moderna chiesa di Sant'Antonio e su un colle
vicino la restaurata chiesetta di Santa Maria di Flumentepido, con i
resti dell'antico monastero benedettino.
Is Gannaus
Il vecchio casale di proprietà delle famiglie Gannau si trova, vicino
al rio Santu Milanu, in località denominata in passato "Coderra" (in
sardo: coderra o coa de terra significa spazio di terra in una zona
acquitrinosa). Ora costituisce una zona residenziale in espansione,
posta nel lembo sud-occidentale del territorio comunale, sorge infatti
al confine con la frazione di Is Urigus, appartenente al comune di San
Giovanni Suergiu. La borgata di Is Gannaus (ormai sobborgo di Carbonia)
è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella
moderna chiesa dedicata a San Marco Evangelista.
Serbariu
Questa frazione, completamente inglobata nella città di cui costituisce
la periferia sud-est, si può considerare il nucleo originario del
comune di Carbonia. Secondo alcuni la denominazione deriverebbe da
"s'erba de s'arriu", che significa "l'erba del rivo". La vecchia
borgata di Serbariu, già antica villa giudicale e medievale, rinacque
infatti tra il XVIII e il XIX secolo e fu proclamata comune nel 1853,
staccandosi da Villamassargia di cui era stata frazione con quasi tutti
gli attuali comuni del Sulcis. Lo status di comune autonomo per
Serbariu si manterrà sino alla fondazione di Carbonia che ne acquisì
tutto il suo territorio. Serbariu, già Delegazione comunale, è sede di
circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa
moderna dedicata a San Narciso.
Sirri
La borgata è sita sull'omonimo colle, sorge a circa 8 km a ovest della
città, ed è costituita da decine di famiglie si trova vicino alla
chiesetta medievale e giudicale di Santa Lucia, ed è circondata da
piccole zone verdi con lecci; più avanti dopo la chiesa campestre si
trova l'interessante località preistorica di "Su Carroppu" o "Su
Corropu". Sirri è una frazione di un centinaio di abitanti,
principalmente dediti alla pastorizia e si trova in cima al Monte
Sirri, sito notevole dal punto di vista archeologico.
Altre località del
territorio
* Corongiu: Questa frazione, di origini
antiche, fu forse una "mansio" romana; risulta con un centinaio di
abitanti divisa tra i due capoluoghi di provincia di Carbonia e
Iglesias. Nella borgata si trova la moderna chiesetta di Sant'Anna.
* Aquas Callentis o Is Perdas: Borgata,
già casale o medau, abitato da un centinaio di persone, dove si trova
la moderna chiesa di Santa Maria Ausiliatrice.
* Medau Desogus: dista circa 6 km da
Carbonia e conta circa 150 abitanti. In questa borgata si trova la
nuova chiesa, costruita con il contributo dei fedeli, dedicata a San
Pio di Pietralcina.
* Sirai: Borgata residenziale di circa
200 abitanti, lungo la SS 126 con a fianco una zona di vari
insediamenti produttivi artigianali, ai piedi del Parco archeologico di
Monte Sirai
* Tanì: frazione di decine di famiglie,
divise fra il comune di Carbonia (Tanì di Sotto) e di Iglesias (Tanì di
Sopra).
Economia
Si è affermata ora a Carbonia, che sembrava destinata alla scomparsa
senza tanti rimpianti, un tipo di attività economica diversificata,
dopo la chiusura di quasi tutti gli impianti del bacino carbonifero
sulcitano, che la caratterizzavano con un’economia monoculturale. La
città di Carbonia, quindi, seppur faticosamente e lentamente, sta
trovando nuovi equilibri e sviluppo nel terziario come centro di
servizi non solo per il territorio del Sulcis (circa 100.000 abitanti),
ma conquistato il ruolo di capoluogo (benché in condominio con
Iglesias) nella neo-costituita provincia di Carbonia-Iglesias, ma anche
oltre lo stesso territorio provinciale della Sardegna sud-occidentale.
Questo sviluppo economico è limitato, però, dal fatto che Carbonia ha
avuto, e mantiene ancora, la caratteristica di città aziendale, come
Arsia in Istria e Torviscosa nel Friuli, dove, fino a qualche decennio
fa, non esisteva quasi il suolo pubblico. Infatti, le strade urbane,
tutti gli impianti d’illuminazione, i sottoservizi idrici e fognari
appartenevano all’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), che tramite la
Carbosarda gestiva e possedeva, non solo tutti gli impianti produttivi
e industriali dell’intero bacino carbonifero del Sulcis, ma anche quasi
tutto il patrimonio immobiliare di Carbonia e delle frazioni minerarie
di Bacu Abis e di Cortoghiana, dove ogni casa e ogni edificio, sia per
uso abitativo o pubblico, apparteneva alla sunnominata società
mineraria. Persino il Palazzo Comunale e la chiesa di San Ponziano (la
prima e più importante parrocchia della città) appartenevano alla
società A.Ca.I., alla quale veniva pagato, addirittura, un affitto
seppur simbolico di poche lire.
In questi decenni la situazione è cambiata anche se la maggior parte
del patrimonio immobiliare del comune di Carbonia appartiene ancora a
società, che ebbero attività minerarie ora dimesse e hanno il loro
domicilio legale fuori dalla Sardegna; oppure all’Istituto Autonomo per
le Case Popolari (con sede a Cagliari), diventato ora A.R.E.A. (Azienda
Regionale di Edilizia Abitativa), che possiede da molti anni e detiene
ancora quasi il cinquanta per cento del patrimonio abitativo nel comune
già minerario. Tutto questa situazione influisce non poco su un normale
sviluppo edilizio ed economico di questa città, che si sta battendo
perché la maggior parte del patrimonio immobiliare, presente nel comune
carboniense, sia affrancato e restituito alla sua comunità.
Infrastrutture
e
trasporti
Strade
Carbonia è raggiungibile attraverso
* la Statale 126, che la collega ai
comuni dell'Iglesiente, a San Giovanni Suergiu e all'Isola di
Sant'Antioco
* la Provinciale 2 detta "Pedemontana"
che la collega al centro industriale di Portoscuso, a Villamassargia e
alla Statale 130 per Cagliari
* la Provinciale 78 che la collega ai
centri del Basso Sulcis.
Ferrovia
La stazione di Carbonia Stato.
Carbonia dal 1956 è capolinea della diramazione Carbonia-Villamassargia
delle Ferrovie dello Stato, che nella stazione di Villamassargia si
congiunge con la tratta principale Iglesias-Decimomannu-Cagliari. Il
capoluogo regionale dista 68 Km e i tempi di percorrenza oscillano tra
i 55 e gli 80 minuti, a seconda che i treni siano diretti o meno (nel
secondo caso a Villamassargia si ha la coincidenza col treno per
Cagliari) e dal numero di fermate intermedie. Sono presenti inoltre due
fermate intermedie nella Carbonia-Villamassargia, entrambe in
territorio comunale, una sita nella frazione di Barbusi, e un'altra in
località Cixerri.
Per approfondire, vedi le voci Ferrovia
Villamassargia-Carbonia Stato e Stazione di Carbonia Stato.
Sino al 1974 Carbonia era attraversata anche da un'altra ferrovia, la
San Giovanni Suergiu-Iglesias, gestita dalle Ferrovie Meridionali
Sarde, che permetteva di raggiungere in treno dalla città Iglesias e i
comuni dell'isola di Sant'Antioco.
Autolinee
Carbonia è collegata al territorio provinciale e a Cagliari dagli
autobus dell'ARST.
Mobilità urbana
La mobilità pubblica nel centro cittadino è garantita da 3 autolinee
urbane dell'ARST, che effettuano in particolare collegamenti con la
zona del cimitero, con l'ospedale Sirai, col centro città e con la
stazione ferroviaria. In questo caso i pullman sono posti in
coincidenza con l'arrivo e la partenza dei treni.
Amministrazione
Sindaco: Salvatore Cherchi (PD) dal 11/06/2006 (2º mandato)
Centralino del comune: 0781 6941
Posta elettronica: comcarbonia@comune.carbonia.ca.it