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Economia della Sardegna




Dati economici

Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici.

Oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'Isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:

    * 8,7% al primario;
    * 23,5% all'secondario;
    * 67,8% al terziario.

Il tasso di disoccupazione sull'Isola nel 2007 (secondo l'ISTAT) si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale.


Economia

Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal 1951, quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti lo Statuto speciale (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei settori agricolo e minerario, dell’industria, del commercio, dei trasporti, delle banche e del credito, delle strutture amministrative. Tale commissione si mise in moto con esaspera e sospetta lentezza e solo nel 1958 presentò un rapporto finale, o meglio un’ipotesi di sviluppo.

cassapanca

Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell’Isola, e nel 1959 fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l’anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale con un investimento  per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione.

Finalmente, il 17 gennaio 1961, il Governo italiano presentò in Parlamento un progetto di legge che dopo varie modifiche e dibattiti, fu approvato e successivamente, il 2 giugno 1962, fu promulgata la legge chiamata Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell’Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948. Dopo sedici anni dall’apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il Piano di Rinascita.

Nel periodo posteriore al 1945, l’evolversi dell’economia isolana si può dividere in tre momenti distinti:

    * Tra il 1945 ed il 1955, l’Isola si adatta progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese.
    * Nel corso della seconda fase, tra il 1956 ed il 1966, la situazione economica cambia molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale.
    * La terza fase (fino ai nostri giorni) si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell’attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale, con un incremento considerevole della popolazione. Progressivamente l’analfabetismo diminuisce e l’educazione scolastica migliora notevolmente. Le linee telefoniche, le radio, i televisori, gli elettrodomestici, le automobili, si difondono in maniera considerevole e i quotidiani hanno grande diffusione, mentre aumentano le linee marittime ed i trasporti via mare.




 L'industria 

La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto dei finanziamenti statali al Piano di Rinascita, concentrati soprattutto negli anni '60-'70. La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti poli di sviluppo industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch), Porto Torres e in un secondo momento ad Ottana.

Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull'Isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem ed è in via di costruzione il gasdotto GALSI, che fornirà gas metano all'Europa dall'Algeria, passando in Sardegna.

Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico.

L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche, sparse sull'intero territorio isolano.

Le miniere
    
La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati fin dall'antichità una vera ricchezza per l'Isola, posizionandola al centro di intensi traffici commerciali. Molti centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale). Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo.


miniera monte vecchio

A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Guspinese - Arburese, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera. Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa.

Da una quindicina d'anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l'unica regione italiana in cui l'estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, la quale è destinata alla chiusura per l'esaurimento del filone superficiale, altre zone ricche di questo minerale sono ubicate nel Sarrabus e nel Sassarese, ma le attività di estrazione sono bloccate per ragioni di sicurezza e preservazione dell'ambiente.

Agricoltura e Allevamento

In Sardegna si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano

L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo . Le bonifiche e l'irrigazione hanno permesso di estendere comunque le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali riso, ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'olivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.

La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e di agrumi.

 

pecore



Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'Isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi, basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna, e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.

L'altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, principalmente di razza anglo-arabo. La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese, la cui cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'Isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.

Pesca

Resa insicura, in passato, dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghissime coste dell'Isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo.

Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese, dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere e si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è anche la produzione di mitili, specialmente a Olbia.

corallo



Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo.

Di antica tradizione e mai abbandonate, nonostante la rarefazione del tonno, sono ancora molto importanti le tonnare di Carloforte e di Portoscuso. Costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi, e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone, dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca.

L'artigianato

L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'Isola.

    * La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione.

    * I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche e costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, ricchi di spille e bottoni in filigrana e di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle. I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto raffinato, sono in filigrana.


pira


    * La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere  dei Mamuthones, ossia le maschere tradizionali barbaricine, e le produzioni in sughero di Calangianus.

    * L'artigianato della cestineria è molto diffuso, ma è l'area oristanese la zona dove maggiormente si lavorano le materie prime, come il giunco, la palma nana e l'asfodelo, ideali per la confezione di cesti, corbule e canestri.

    * Le ceramiche hanno una forma semplice e lineare e vari maestri operano un po' ovunque.


pina



    * Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della arresoya, resolza o resorza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Dalla classica lama a folla 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle vere e proprie opere d'arte.










fonte:   http://www.wikipedia.it

 
 

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