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Scritto da MARALB
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cultura
I
Sardi
Varie ipotesi si sono fatte sull'origine del popolo sardo. Originatisi
a partire da una popolazione mediterranea hanno avuto influenze
euroasiatiche. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi
sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura mediterranea
pre-indoeuropea; secondo altre, corroborate anche da recenti
ritrovamenti archeologici, essi parlavano una lingua indoeuropea,
probabilmente affine al Lidio
Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione,
attingendo alla informazione contenuta nel DNA degli abitanti attuali.
L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in buona
parte da gruppi di genti giunte in Sardegna attraverso varie migrazioni
nel paleolitico e nel neolitico.

Benché i Sardi abbiano una composizione genetica molto simile a quella
degli altri Italiani ed Europei si riscontrano delle differenze
quantitative dovute molto probabilmente all'isolamento e alla deriva
genetica. La causa di questa differenziazione è dovuta in particolar
modo, alla larga diffusione dell'aplogruppo I-M26, quasi esclusivo
dell'isola, e diffuso sopratutto nella zona centro-orientale, meno in
quella settentrionale.
Questa subclade I-M26 dell'aplogruppo I, nel resto dell'Europa
Occidentale si trova in bassissime percentuali (esclusa la Castiglia, i
Paesi Baschi e il dipartimento di Béarn) mentre in Sardegna interessa
più del 40% della popolazione. Gli studiosi ritengono che sia molto
probabilmente collegato ai primi coloni che giunsero in Sardegna, nel
paleolitico, dalla regione pirenaica. Basse percentuali di questa
subclade I-M26 si registrano anche nella vicina Corsica, in Svezia e
nelle Isole Britanniche (dove comunque prevalgono le subcladi I-M253 ed
I-M436).
Recenti studi hanno dimostrarto che l'isolamento, le difficili
condizioni ambientali e malattie come la malaria, hanno generato nel
tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche nelle
popolazioni. Il differenziamento genetico si esplica anche nella
frequenza elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di
Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie
autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione
con la selezione in un contesto di isolamento ambientale.
Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern
caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'isola vanta alcuni
primati . Attualmente è presente una intensa attività di
ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale
implicata nel fenomeno.
Le lingue dei Sardi
Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina
autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata
la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. Secondo questa
corrente di pensiero, ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano,
prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente
chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres
panes in bertula», ed esattamente la stessa frase, immutata nel tempo,
è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.
Parlata ovunque nell'Isola, sono unanimemente riconosciute dai
glottologi due macro-varianti (gruppi):
* A Nord il logudorese comprende le
parlate del Logudoro (logudorese comune) e la variante del Nuorese. La
variante nuorese si caratterizza per maggiore conservazione e fedeltà a
forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è considerata la lingua
letteraria della Sardegna.
* A Sud il campidanese, oltre alla
matrice nuragica e latina, presenta vocaboli di matrice fenicio-punica
ed è parlato nell'intero meridione dell'Isola. Esso costituisce la
variante più diffusa.
Sono presenti infine anche altre parlate, a rischio di estinzione,
relative a gruppi esigui di popolazione:
* il gallurese (nome nativo: gadduresu
/ga??u'rezu/), parlato in Gallura, si avvicina particolarmente al
dialetto parlato nella parte meridionale della Corsica.
* il sassarese, parlato nella zona di
Sassari e, con piccole variazioni, in Romangia. È un idioma nato dalla
commistione fra còrso, pisano, ligure e da una forte influenza del
sardo logudorese.
* Ad Alghero è poi parlata una variante
della lingua catalana, il dialetto algherese.
* Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e
Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino)
portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka
(Tunisia) nel XVIII secolo.
* Ad Arborea (già Mussolinia di
Sardegna) e a Fertilia si parla un dialetto veneto, chiaro retaggio
derivante dai coloni veneti arrivati sull'Isola durante l'opera di
bonifica delle paludi nel Ventennio fascista.
* A Isili nel Sarcidano è ancora in uso
un gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali, parlato solo da
un ristretto numero di individui (Romaniska), ed è in via di estinzione.
Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della
lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba
Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e
normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che
comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese
e campidanese.
Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale
per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.
La musica
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle
più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso
risalente alla cultura di Ozieri — circa 3.000 anni a.C. — si documenta
un tipico ballo sardo, mentre l'origine delle launeddas viene fatta
risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante
un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri.
Le launeddas
Le launeddas, sono composte da tre canne palustri: alla più lunga,
detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda.
Questo antico strumento è formato essenzialmente da tre canne palustri
di cui due legate assieme; alla più lunga, chiamata tumbu, si unisce sa
mancosa manna, ad entrambe si aggiunge poi sa mancosedda.

Per poter suonare le launeddas occorre conoscere una particolare
tecnica di respirazione, chiamata respirazione circolare (espirazione e
inspirazione), grazie alla quale è possibile — per il suonatore —
fornire fiato continuo per diversi minuti.
Diversi studi sono stati fatti negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo
danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato
diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su
pentagramma.
Altri strumenti
Altri strumenti musicali tipici della Sardegna, oltre all'organetto,
sono:
* sa serraggia , costituita da una
grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata
con un archetto di lentischio;
* su pipiolu o pippiriolu (in
logudorese), uno zufolo di canna;
* su tumbarinu, un tamburo tipico di
Aidomaggiore e di Gavoi.
Canto a
tenore
Un'altra musica auctotona della Sardegna, in particolare della
Barbagia, è quella del canto a tenore (chiamato in sardo su concordu,
su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu).
É un canto polifonico di cui non si conosce esattamente l'epoca della
sua comparsa, e che viene eseguito a quattro voci senza l'ausilio di
alcuno strumento musicale.
Nel 2005 il canto a tenore è stato riconosciuto dall'Unesco come
Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità .
Cantu a
chiterra
Il cantu a chiterra è un tipo di canto nato in Logudoro (probabilmente
a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura, dove ha
avuto grande diffusione. Si suppone che abbia avuto origine dal
contatto tra le tradizioni musicali aragonesi e spagnole, e quelle
sardo-logudoresi.
Ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo, grazie alle
numerose feste paesane, durante le quali si svolgevano (e si svolgono
attualmente) delle vere e proprie competizioni tra cantadores, in
genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un
fisarmonicista.
Esistono diversi tipi di cantu a chiterra, alcuni probabilmente
derivati da melodie esistenti ancor prima che venissero accompagnate
con questo strumento.
I tipi di canto più conosciuti sono:
* Su Cantu in re (nato in Logudoro), da
cui derivano alcune varianti quali il canto in re a s'Othieresa, a sa
Piaghesa, e sa Perfughesa;
* S'isolana, versione semplificata della
cosiddetta Piaghesa antiga;
* Sa Nuoresa;
* Sos Mutos, presenti in tutta l'Isola;
* La Tempiesina, (nato a Tempio, in
Gallura);
* La Filognana (noto anche come sa
Filonzana), di origine gallurese;
* La Corsicana, nato in Gallura;
* Su Trallalleru, originario del
Campidano.
Feste
popolari (approfondimenti nell'apposito menù
delle Sagre)
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi
più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori,
esse sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la
propria unica identità culturale.
In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura
antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli
ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal
tempo, di sfrenate corse di cavalli , di sfilate
folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi
abiti d'altri tempi.
Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità;
molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed
organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono
partecipare.
Le feste popolari più importanti dell'isola sono: Sant'Efisio a
Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la
Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San
Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero e San Simplicio a Olbia.
Di notevole suggestione sono i festeggiamenti del carnevale in Barbagia
e i riti della Settimana Santa.
fonte:
http://www.wikipedia.it
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