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Scritto da MARALB
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lingua_sarda
La Lingua Sarda
I l sardo (nome nativo sardu o limba sarda in logudorese, lìngua sarda
in campidanese) è una lingua appartenente al gruppo neolatino (romanzo)
delle lingue indoeuropee. È parlata nell'isola e Regione autonoma della
Sardegna. Classificata come lingua romanza occidentale e considerata da
molti studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino, è
costituita da un insieme di dialetti; si possono individuare due
varianti principali: campidanese e logudorese-nuorese.
S'Hymnu Sardu Nationale, composto da Vittorio Angius e musicato da
Giovanni Gonella nel 1843, originariamente in campidanese (ma ne esiste
anche una versione logudorese) fortemente latinizzata nella grafia, è
stato il primo inno nazionale italiano (del Regno d'Italia, e prima di
allora del Regno di Sardegna, unitamente alla Marcia Reale), rimasto in
vigore fino al 12 ottobre 1946.
Dal 1997 la lingua sarda è lingua ufficiale della Sardegna, in regime
di coufficialità con la lingua ufficiale dello Stato italiano.
Gruppi della
lingua sarda e varianti
Il sardo propriamente detto viene comunemente distinto in due gruppi
(diasistemi o varietà): il logudorese-nuorese (dialetti
centro-settentrionali) e il campidanese (dialetti meridionali).
Pur accomunati da una morfologia e una sintassi fondamentalmente
omogenee, le due varietà presentano rilevanti differenze di pronuncia e
talvolta anche lessicali. All'interno di ciascun gruppo il sardo è
comunque mutuamente comprensibile (le differenze sono fondamentalmente
di tipo fonetico) e relativamente omogeneo.
Esistono inoltre numerosi dialetti che presentano delle caratteristiche
appartenenti ora all'una, ora all'altra macro-varietà e risulta
impossibile tracciare un confine netto tra logudorese-nuorese e
campidanese.
Un discorso a parte va fatto per le seguenti varianti còrse, in quanto
spesso vengono "geograficamente" considerati dialetti sardi ma hanno
caratteristiche linguistiche sintattiche, grammaticali e in buona parte
lessicali di tipo còrso/toscano e quindi nettamente differenti:
* il gallurese, parlato
nella parte nord-orientale dell'isola (Gallura), è di fatto una
variante Còrso meridionale, conosciuto dai linguisti col nome di
Còrso-Gallurese e nato verosimilmente a cavallo tra il XV e il XVII
secolo a seguito di notevoli flussi migratori nella regione di genti
Còrse.
* il sassarese, parlato a
Sassari, a Porto Torres, Sorso, Stintino e nei loro dintorni, possiede
caratteristiche di idioma intermedio tra il gallurese (di cui conserva
la grammatica e la struttura) e il logudorese (da cui deriva parte del
lessico e della fonetica), caratteristica della sua origine comunale e
mercantile, oltre all'influenza dei contatti con pisani, genovesi e
catalani, castigliani, sardi, corsi e italiani.
Nella città di Sassari, comunque, il sardo logudorese è abbastanza
diffuso per via di un'ampia immigrazione da centri sardofoni ed è anche
insegnato come lingua minoritaria in alcune scuole.
Ambito di
diffusione
Viene tuttora parlata in quasi tutta l'isola di Sardegna da un numero
di locutori variabile tra 1.200.000 e 1.300.000 unità, generalmente
bilingue (sardo/italiano) in situazione di diglossia (la lingua locale
è utilizzata prevalentemente nell'ambito familiare e locale mentre
quella italiana viene usata nelle occasioni pubbliche e per la quasi
totalità della scrittura), con le seguenti eccezioni:
* La città di Alghero, dove la lingua
più diffusa, assieme all'italiano, è una variante del catalano di tipo
orientale. Quest'ultimo comprende, oltre al dialetto algherese anche le
varietà linguistiche, le parlate e i dialetti delle province di
Barcellona, Girona, delle Isole Baleari ecc.
* Il centro di Arborea nel Campidano di
Oristano, dove è diffuso il veneto, introdotto negli anni trenta del
novecento dagli immigrati veneti venuti a colonizzare il territorio e
che oggigiorno è in forte regresso, soppiantato sia dal sardo che
dall'italiano. Anche nella frazione algherese di Fertilia sono
predominanti, accanto all'italiano standard, dialetti di tipo
veneto-coloniale (in netto regresso) introdotti nell'immediato
dopoguerra da gruppi di profughi istriani su un preesistente substrato
ferrarese.
* L'isola di San Pietro e parte di
quella di Sant'Antioco, dove persiste il tabarchino, dialetto
arcaizzante che fa parte della grande famiglia ligure
* A Isili è inoltre in via di estinzione
il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali parlato solo da
un ristretto numero di individui (Romaniska).
Per quanto riguarda il gallurese e il sassarese per la maggior parte
degli studiosi sono invece parlate sarde solo in senso geografico,
poiché sotto il profilo linguistico sono considerati il primo come una
variante del gruppo còrso, e il sassarese come una varietà di
transizione tra il corso e il sardo, per la notevole presenza di
prestiti o persistenze lessicali e fonetici originari del logudorese.
L'area sardofona costituisce in ogni caso la più consistente minoranza
linguistica in Italia.
Pericolo di
estinzione
Il sardo antico si è evoluto assimilando parole dai popoli che
dominavano di volta in volta l'isola; successivamente il sardo
resistette all'influsso del castigliano e del catalano, modificando
unicamente parte del lessico; ma negli ultimi 250 anni, già per volontà
dei Savoia (e, per loro procura, di Giovanni Battista Lorenzo Bogino),
poiché volevano unire linguisticamente i territori sotto il loro
dominio, la diffusione del toscano letterario ha innescato un lento
processo di estinzione linguistica che potrebbe portare alla definitiva
scomparsa la lingua sarda. Alcune personalità, specialmente dell'ambito
indipendentista e autonomista, ritengono che questo processo possa
portare alla morte dello stesso concetto di nazione sarda, [1]
diversamente da quanto avvenuto per esempio in Irlanda. Il vero
processo di sostituzione della lingua sarda con la lingua italiana si
è, in realtà, avuto solo dopo gli anni cinquanta e sessanta del secolo
scorso, che hanno visto la diffusione, sia sul territorio isolano che
nel resto del territorio italiano, dei mezzi di comunicazione di massa.
Soprattutto la televisione nazionale ha diffuso l'uso della lingua
italiana e ne ha facilitato la compresione e l'utilizzo anche tra le
persone che, fino a quel momento, si esprimevano esclusivamente in
lingua sarda. A tale processo si è legato quello della diffusione
dell'istruzione obbligatoria che, partita negli anni sessanta, ha
insegnato l'uso della lingua italiana senza prevedere, a livello
istituzionale, un parallelo insegnamento della lingua sarda. Nel
medesimo periodo si è osservato, sia a livello istituzionale che a
livello culturale ed intellettuale, un forte osteggiamento nell'uso
della lingua sarda che veniva ricondotta ad un "tradizionalismo
negativo"[senza fonte].
Vi è una sostanziale divisione tra chi crede che la legge in tutela
della lingua sarda sia giunta troppo tardi, cioè quando ormai il sardo
sta per essere sostituito definitivamente dall'italiano, e chi invece
ritiene che sia fondamentale per mantere l'uso corrente di questa
lingua. "L'aggravante" della "frammentazione dialettale" del sardo,
portato come giustificazione da chi ha una visione negativa
dell'intervento istituzionale a favore della valorizzazione e
mantenimento dell'uso del sardo, non è sostenuto dai fatti, perché è
stato un problema già affrontato in altre zone europee, come la
Catalogna, dove il catalano attuale è frutto di un processo di
standardizzazione dei vari dialetti che prima si parlavano nella
regione.
Un altro fenomeno che colpisce la lingua sarda è la carenza del suo
lessico per quanto riguarda i fenomeni e gli oggetti dell'età
contemporanea. Per esempio: quando si indica la lavatrice in sardo
(nella varientà campidanese), si usa un adattamento della voce
italiana: sa lavatrici; questo accade nonostante il verbo
corrispondente per l'italiano "lavare", in sardo campidanese sia
"sciacuai"; quindi la lavatrice sarebbe meglio traducibile come
"sciacuadora".
Per tutte le parole indicanti oggetti della tecnologia o termini della
scienza il fenomeno è lo stesso: la lingua veicolare è ormai l'italiano
e il sardo, ancora resistente nella voce delle persone anziane, mutua
da esso i termini che gli mancano.
Recentemente (2006), La Regione Autonoma della Sardegna ha individuato
una varietà scritta mediana del sardo, denominata Limba Sarda Comuna
(LSC) da usare nei suoi documenti ufficiali in uscita, con carattere
quindi di coufficialità. La LSC si propone come varietà intermedia tra
le due varietà di sardo letterario già esistenti (Campidanese e
Logudorese).
Comuni riconosciutisi ufficialmente minoritari di lingua sarda ai sensi
della legge 482/1999:
* Provincia di Cagliari: Arbus -
Armungia - Ballao - Barrali- Burcei- Calasetta - Capoterra - Carloforte
- Collinas - Decimoputzu - Elmas - Fluminimaggiore - Furtei - Genuri -
Giba - Goni - Gonnesa - Gonnosfanadiga - Guspini - Mandas - Musei -
Narcao - Nuxis - Pabillonis - Perdaxius - Pimentel - Piscinas - Quartu
Sant'Elena - Quartucciu - Samassi - San Basilio - San Nicolò Gerrei -
San Sperate - San Vito - Sant'Anna Arresi - Santadi - Sardara -
Selargius - Serrenti - Sestu - Setzu - Siddi - Siliqua - Silius -
Sinnai - Soleminis - Teulada - Tratalias - Turri - Ussana - Ussaramanna
- Villacidro - Villamar - Villamassargia - Villaputzu - Villasalto
* Provincia di Nuoro: Aritzo - Arzana -
Atzara - Austis -Barisardo- Baunei - Bitti - Bolotana - Borore
-Bortigali - Budoni - Cardedu - Desulo - Dorgali - Dualchi - Elini -
Escalaplano - Escolca - Esterzili - Fonni - Gadoni - Gairo - Galtellì -
Gavoi - Genoni - Gergei - Girasole - Ilbono - Irgoli - Isili - Laconi -
Lanusei - Lei - Loculi - Lodè -Lodine - Lotzorai - Lula - Macomer -
Magomadas - Mamoiada - Meana Sardo - Modolo - Noragugume - Nuoro -
Nurallao - Nurri - Oliena - Ollolai - Olzai - Onani - Onifai - Oniferi
- Orani - Orgosolo - Orosei - Orotelli - Orroli - Orune - Osidda -
Osini - Ottana - Ovodda - Posada - Sadali - Sarule - Seui - Seulo -
Silanus - Sindia - Siniscola - Sorgono - Suni - Tertenia - Teti -
Tonara - Torpè - Tortolì - Ulassai - Urzulei - Villagrande Strisaili
* Provincia di Oristano: Ales - Ardauli
- Assolo - Asuni - Baradili - Bonarcado - Bosa - Cabras - Cuglieri -
Curcuris - Flussio - Fordongianus - Ghilarza - Gonnosnò - Mogoro -
Montresta - Narbolia - Oristano - Paulilatino - Riola Sardo - Scano
Montiferro - Seneghe - Terralba - Tinnura - Tresnuraghes - Villa
Sant'Antonio
* Provincia di Sassari: Aggius - Alghero
- Anela - Ardara - Arzachena - Banari - Benetutti - Bessude - Bonnanaro
- Bono - Bonorva - Borutta - Bulzi - Chiaramonti - Codrongianos -
Cossoine - Erula - Esporlatu - Florinas - Illorai - Isili - Ittiri -
Loiri Porto San Paolo - Luogosanto - Luras - Mara - Mores - Nughedu San
Nicolò - Olbia - Olmedo - Osilo - Ozieri - Padru - Pattada - Ploaghe -
Pozzomaggiore - Romana - Santa Teresa di Gallura - Siligo - Sorso -
Telti - Thiesi - Tissi - Uri - Usini - Villanova Monteleone
Fonetica
Vocali: /ĭ/ e /ŭ/ (brevi) latine hanno conservato i loro timbri
originali [i] e [u]; ad es. il latino siccus diventa siccu (e non come
italiano secco, francese sec). Un'altra caratteristica è l'assenza
della dittongazione delle vocali medie (/e/ e (/o/). Ad es. il latino
potest diventa podet (pron. [ˈpoðet]), senza dittongo a differenza
dell'italiano può, spagnolo puede, francese peut.
Esclusivi — per l'area romanza attuale — dei dialetti
centro-settentrionali del sardo sono inoltre il mantenimento della [k]
e della [g] velari davanti alle vocali palatali /e/ ed /i/ (es.: chentu
per l'italiano cento e il francese cent).
Una delle caratteristiche del sardo è l'evoluzione di [ll] nel fonema
cacuminale [ɖ] (es. cuaddu per cavallo, anche se questo non avviene nel
caso dei prestiti successivi alla latinizzazione dell'isola - cfr.
bellu per bello - ). Questo fenomeno è presente anche nella Corsica del
sud, in Sicilia, nella penisola Salentina e in alcune zone delle Alpi
Apuane.
I dialetti meridionali si contraddistinguono fra l'altro per il sistema
fonologico estremamente ricco e innovativo che porta in alcuni casi a
ben 10 diverse pronunce del fonema /i/ in posizione finale di parola.
Morfologia e
sintassi
Nel suo insieme la morfosintassi del sardo si discosta dal sistema
sintetico del latino classico e mostra un uso maggiore delle
costruzioni analitiche rispetto ad altre lingue neolatine[2].
1. L'articolo determinativo caratteristico della
lingua sarda è derivato dal latino ipse/ipsu(m) (mentre nelle altre
lingue neolatine l'articolo è originato da ille/illu(m)) e si presenta
nella forma su/sa al singolare e sos/sas al plurale (is nel
campidanese). Forme di articolo con la medesima etimologia si ritrovano
solo nel catalano delle Isole Baleari: es/sa e es/sos/ses.
2. Il plurale è caratterizzato dal finale in -s,
come in tutta la Romània occidentale ((FR, OC, CA, ES, PT)). Es.:
sardu/sardos/sardus(sardo, sardi), puddu/puddos-pudda/puddas (gallo,
gallina).
3. Il futuro viene costruito con la forma latina
habeo ad. Es: apo a istàre, ap'a abarrai (io resterò). Il condizionale
si forma in modo analogo: nei dialetti meridionali usando il passato
del verbo "avere" (ai); nei dialetti centro-settentrionali usando il
passato del verbo "dovere" (deper)
4. Il "perché" interrogativo è diverso dal
"perché" responsivo: poita? ca..., così come avviene nell'inglese:
(why? because... o nel francese: pourquoi? parce que...)
5. Il pronome personale di prima e seconda persona
se preceduto dalla preposizione cun (con) assume le forme cumegus e
cuntegus(cfr. lo spagnolo conmigo e contigo e anche il portoghese
comigo e contigo), e questi dal latino cun e mecum/tecum.
Riconoscimento
istituzionale
La lingua sarda è stata riconosciuta con Legge Regionale n. 26 del 15
ottobre 1997 "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua
della Sardegna" come seconda lingua ufficiale della Regione autonoma
della Sardegna, a fianco dell'italiano (la Legge regionale prevede la
tutela e valorizzazione della lingua e della cultura, pari dignità
rispetto alla lingua italiana con riferimento anche al catalano di
Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al sassarese e
gallurese, la conservazione del patrimonio
culturale/bibliotecario/museale, la creazione di Consulte Locali sulla
lingua e la cultura, la catalogazione e il censimento del patrimonio
culturale, concessione di contributi regionali ad attività culturali,
programmazioni radiotelevisive e testate giornalistiche in lingua, uso
della lingua sarda in fase di discussione negli organi degli enti
locali e regionali con verbalizzazione degli interventi accompagnata
dalla traduzione in italiano, uso nella corrispondenza e nelle
comunicazioni orali, ripristino dei toponimi in lingua sarda e
installazione di cartelli segnaletici stradali e urbani con la
denominazione bilingue). La legge regionale applica e regolamenta
alcune norme dello Stato a tutela delle minoranze linguistiche.
Nessun riconoscimento è invece attribuito alla lingua sarda dallo
Statuto della Regione Autonoma (a differenza degli Statuti della Valle
d'Aosta e del Trentino-Alto Adige), che è legge costituzionale e che
pure all'art. 15 definisce quello sardo un "popolo".
Si applicano invece al sardo (come al catalano di Alghero) l'art. 6
della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le
minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme
in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che prevede
misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle
scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso
da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione,
pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando
l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto
nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia,
adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su
richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il
servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli
Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o
di 1/3 dei consiglieri comunali. Ai fini applicativi tale
riconoscimento, che si applica alle
"...popolazioni...parlanti...sardo", il che escluderebbe a rigore
gallurese e sassarese in quanto geograficamente sardi ma
linguisticamente di tipo còrso, e sicuramente il ligure-tabarchino
delle isole del Sulcis.
Il relativo Regolamento attuativo DPR n. 345 del 2 maggio 2001
(Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482,
recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) detta
regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze
linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella
pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle
Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla
pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto
delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni
con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di
indicazioni scritte bilingue ...con pari dignità grafica, e sulla
facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi,
ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua
italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla
toponomastica (...disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli
enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano
previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a
tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari
dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo.
Ai fini di consentire una effettiva applicazione di quanto previsto
dalla Legge Regionale n. 26/1997 e dalla Legge n. 482/1999, nel quadro
dell'attuale situazione in cui nella lingua persistono due gruppi
dialettali distinti (logudorese-nuorese e campidanese), la Regione
Sardegna ha incaricato una commissione di esperti di elaborare una
ipotesi di Norma di unificazione linguistica sovradialettale (la LSU:
Limba sarda unificada, pubblicata nel 2001), che identificasse una
lingua-modello di riferimento (basata sulla analisi delle varianti
locali del sardo e sulla selezione dei modelli più rappresentativi e
compatibili) al fine di garantire all'uso ufficiale del sardo le
necessarie caratteristiche di certezza, coerenza, univocità, e
diffusione sovralocale. Questo studio pur scientificamente valido non è
mai stato adottato a livello istituzionale per vari contrasti locali
(accusata di essere una lingua "imposta" e "artificiale" e di non aver
risolto il problema del rapporto tra le varianti trattandosi una
mediazione tra le varianti sritte logudoresi comuni, pertanto
privilegiate, e non avendo proposto una valida grafia per la variante
campidanese) ma ha comunque a distanza di anni costituito la base di
partenza per la redazione della proposta della LSC: Limba Sarda Comuna,
pubblicata nel 2006, che pur mantenendo un impianto di base logudorese,
accoglie elementi propri delle parlate (e quindi "naturali" e non
"artificiali") di mediazione, nell'area grigia di transizione tra il
Logudorese e il Campidanese della Sardegna centrale al fine di
assicurare alla lingua "comune" il carattere di sovradialettalità e
sovramunicipalità, pur lasciando la possibilità di rappresentare le
particolarità di pronuncia delle varianti locali.
La Regione Sardegna, con Delibera di Giunta Regionale n. 16/14 del 18
aprile 2006 Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a
carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita
dell'Amministrazione regionale ha adottato sperimentalmente la LSC come
lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione
Sardegna (fermo restando che ai sensi dell'art. 8 della Legge 482/99 ha
valore legale il solo testo redatto il lingua italiana), dando facoltà
ai cittadini di scrivere all'Ente nella propria varietà e istituendo lo
sportello linguistico regionale Ufitziu de sa limba sarda.
La bozza di atto di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali
e Minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già
sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente
all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua
italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua sarda e per il
catalano (istruzione prescolare in sardo, educazione primaria e
secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e
della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in
lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive,
consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure
civili, uso da negli uffici statali parte dei funzionari in contatto
con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso
nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare
domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali
in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della
toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in
lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua
minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione
della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli
la stessa lingua). Le forme di tutela previste per la lingua sarda sono
uguali a quelle applicabili al friulano e comunque in generale a tutte
le minoranze minori d'Italia (albanesi, catalani, greci, croati,
franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle
assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al Francese in Valle
d'Aosta e alle minoranze slovene e ladine.
Il sardo è riconosciuto come lingua dalla norma ISO 639 che le
attribuisce i codici sc (ISO 639-1: Alpha-2 code) e srd (ISO 639-2:
Alpha-3 code). I codici proposti per la norma ISO 639-3 ricalcano
quelli utilizzati dal SIL per il progetto Ethnologue e sono:
* sardo campidanese: "sro"
* sardo logudorese: "src"
* gallurese: "sdn"
* sassarese: "sdc"
Grammatica
La grammatica della lingua sarda si differenzia notevolmente da quella
italiana e delle altre lingue neolatine, particolarmente nelle forme
verbali.
Articoli determinativi (sing./plur.): su/sos, sa/sas (in camp. su/is,
sa/is) presentano la forma "salata" derivata dal latino IPSE/IPSU/IPSA
attraverso la fase intermedia issu/issa, issos/issas (per il
log./nuor.) e issu/issa, issus/issas (per il camp.); viene usato col
pronome relativo chi (che) nelle espressioni is ki, sos chi... (quelli
che...), su ki... (quello che...) similmente alle lingue romanze
occidentali (cfr. lo spagnolo "los que...", "las que..." etc.)
Articoli indeterminativi: unu, una
Plurale: ll plurale viene ottenuto come nelle lingue romanze
occidentali aggiungendo -s alla forma singolare [ad es.: òmine/òmines,
camp.òmini/òminis (uomo/uomini)]; nel caso di parole terminanti in -u
il plurale viene formato in -os e nel camp. in -us [caddu/caddos,
camp.cuaddu/cuaddus (cavallo/cavalli)].
Pronomi personali: deo/eo/jeo/camp.deu, tue/camp.tui,
isse/issu/issa-bosté/camp.fostei, fusteti (di rispetto),
nois/nos/camp.nosu, bois/bosàteros/camp.bosatrus-bos (log.; di
rispetto), issos/issas/camp.issus/issas-bostedes/camp.fosteis, fustetis
(di rispetto); nel complemento diretto riferito a persona esiste il
cosiddetto accusativo personale con l'uso della preposizione "a": ad
es. apu biu a Juanni (ho visto Giovanni) analogamente allo spagnolo (he
visto a Juan); i pronomi personali atoni sono: mi, ti,
li/lu/la/camp.di/du/da, nos/camp.si, bos/camp.si,
lis/los/las/camp.dis/dus/das;
Pronomi e aggettivi possessivi: meu/mea/mia/camp.miu/mia,
tuo/tou/camp.tuu,tua, suo/sou/camp.suu,sua, nostru/camp.nostu,nosta,
bostru/camp.bostu,de bosatrus o de bosatras, issoro/camp.insoru
Pronomi e aggettivi dimostrativi: custu-custos/camp.custus
(questo-questi), cussu-cussos/camp.cussus (codesto-codesti),
cuddu-cuddos/camp.cuddus (quello-quelli)
Pronomi relativi: chi (che), chie/camp.kini (chi, colui che);
Pronomi interrogativi: cale?/camp.cali? (quale?), cantu? (quanto?),
ite?/camp.ita? (che?, che cosa?), chie?/camp.kini? (chi? riferito a
persone);
Avverbi interrogativi: cando/camp.candu? (quando?),
comente/camp.comenti? (come?), ue?/ube?/in ue?/in ube?/camp.aundi?,
innui? (dove?);
Preposizioni semplici: a (a), cun/nuor.chin (con), dae/camp.de (da), de
(di, il fatto di), in (in), pro/camp.po (per), intra (tra);
Preposizioni articolate: a su (al), a sos/camp.a is (ai), cun
su/nuor.chin su (con il), cun sos/nuor.chin sos/camp.cun is (con i), de
su (del), de sos/camp.de is (dei), in su (nel), in sos/camp.in is
(nei), pro su, po su, (per il), pro sos/camp.po is (per i), cun
d-unu/nuor.kin d-unu (con uno), in d-unu (in uno);
Verbi: I verbi hanno tre coniugazioni in logudorese (-are, -ere, -ire)
e in campidanese (-ai, -i,-iri). La morfologia verbale differisce
notevolmente da quella italiana e conserva caratteristiche del tardo
latino o delle lingue neolatine occidentali.
L'interrogativa si forma 1. con l'inversione dell'ausiliare: ad es.
partiu est Juanni? (è partito Giovanni?), papau asi? (hai mangiato?) o
2. con la particella interrogativa a: ad es. a lu cheres un'aranzu? (un
arancio, lo vuoi?) o 3. con strutture dette affermative, che sono
pronunciate seguendo un'intonazione generalmente ascendente; La forma
progressiva si forma con l'ausilare essere più il gerundio: ad es. seu
andendi (sto andando). Il passato remoto è sostanzialmente scomparso
dall'uso comune (come nelle lingue romanze settentrionali della Gallia
e del Nord Italia) sostituito dal passato prossimo, ma risulta
attestato nei documenti medioevali e ancor'oggi nelle forme colte e
letterarie in alternanza con l'imperfetto; la sua evoluzione storica
nel tempo dal medioevo alle forme colte attuali è stata rispettivamente
per la terza persona singolare e plurale: ipsu
cant-avit>-ait/-ayt>-isit/-esit>issu
cant-esi/-eit; ipsos
cant-arunt/-erunt>-aynt>-isin/-esin>issos
cant-esi/-ein. In campidanese è stato completamente sostituito dal
passato prossimo. L'indicativo futuro semplice si forma mediante
l'ausiliare avere più la preposizione "a" e l'infinito: es. deu ap'a
nai (io dirò), tui as a nai (tu dirai) (cfr col tardo latino habere ad
+ infinito); Il condizionale presente si forma utilizzando in
logudorese una forma modificata del verbo dovere più l'infinito: ad es.
deo dia nàrrere (io direi), tue dias nàrrere (tu diresti), etc.; In
campidanese si usa invece la forma del verbo "ai" (avere) più la
preposizione a e l'infinito: deu em'a nai, tui ìast a nai, etc.
L'imperativo negativo si forma usando la negazione "no" e il
congiuntivo: ad es. no andis (non andare) analogamente alle lingue
romanze iberiche.
Verbo èssere/camp.èssi(ri)
(essere):
* Indicativo presente: deo so/soe,deu
seu, tue ses,tui sesi, isse est,issu esti, nois semus,nosu seus, bois
sezis/seis,bosatrus seis, issos sunt, issus funti;
* Indicativo imperfetto: deo
fìa/fippo,deu femu, tue fìas/fis,tui fìasta, isse fìat/fit,issu fìat,
nois fìamus/fimus,nosu femus, bois fiàzis/fizis/fiàis,bosatrus festis,
issos fìant/fint, issus fìanta;
* Indicativo passato prossimo: deo
so/soe istadu,deu seu stètiu, tue ses istadu, isse est istadu, nois
semus istados, bois sezis/seis istados, issos sunt istados;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo fìa/fippo istadu,deu femu stètiu, tue fìas/fis istadu,
isse fìat/fit istadu, nois fìamus/fimus istados, bois
fiàzis/fizis/fiàis istados, issos fìant/fint istados;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte
logudoresi): deo fui, tue fusti/fis, isse fuit/fit, nois fimus/fimis,
bois fizis/fustis, issos fuint/ant.furunt;
* Indicativo futuro: deo apo a
essere,deu ap'essi, tue as a essere, isse at a essere, nois amus a
essere, bois azis/ais a essere, issos ant a essere;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
esser istadu,deu ap'essi stètiu, tue as a essere istadu, isse at a
essere istadu, nois amus a essere istados, bois azis/ais a essere
istados, issos ant a essere istados;
* Congiuntivo presente: chi deo sia,ki
deu sia, chi tue sias, chi isse siat, chi nois sìamus, chi bois
siazis/siais, chi issos sìant;
* Congiuntivo passato: chi deo sia
istadu,ki deu sia stètiu, chi tue sias istadu, chi isse siat istadu,
chi nois siamus istados, chi bois siazis/siais istados, chi issos siant
istados;
* Condizionale presente: deo dia
essere,deu em'a essi, tue dias essere, isse diat essere, nois diamus
essere, bois diazis/diais essere, issos diant essere;
* Condizionale passato: deo dia essere
istadu,deu em'a essi stètiu, tue dias essere istadu, isse diat essere
istadu, nois diamus essere istados, bois diazis/diais essere istados,
issos diant essere istados;
* Gerundio presente: essende/sende,
sendi;
* Gerundio passato: essende/sende
istadu, sendi stètiu;
Verbo
aère/camp.ài(ri) (avere):
* Indicativo presente: deo apo,deu apu,
tue às, isse àt, nois amus, bois azis/ais, issos ant;
* Indicativo imperfetto: deo aìa,deu
emu, tue aìas, isse aìat, nois aìamus/abamus, bois aìazis/abazes/aiais,
issos aìant;
* Indicativo passato prossimo: deo apo
appidu,deu apu tentu, tue às appidu, isse àt appidu, nois amus appidu,
bois azis/ais appidu, issos ant appidu;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo aìa appidu,deu emu tentu, tue aìas appidu, isse aìat
appidu, nois aìamus appidu, bois aìazis/aiais appidu, issos aìant
appidu;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte
logudoresi): deo apèsi, tue apèsti, isse apèsit, nois apèmus, bois
apèzis, issos apèsint;
* Indicativo futuro: deo apo a aere,deu
ap'essi, tue as a aere, isse at a aere, nois amus a aere, bois azis/ais
a aere, issos ant a aere;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
aere appidu,deu ap'essi stètiu, tue as a aere appidu, isse at a aere
appidu, nois amus a aere appidu, bois azis/ais a aere appidu, issos ant
a aere appidu;
* Congiuntivo presente: chi deo apa,ki
deu apa, chi tue apas, chi isse apat, chi nois apamus, chi bois
apazis/apais, chi issos apant;
* Congiuntivo passato: chi deo apa
appidu,ki deu apa tentu, chi tue apas appidu, chi isse apat appidu, chi
nois apamus appidu, chi bois apazis/apais appidu, chi issos apant
appidu;
* Condizionale presente: deo dia
aère,deu em'a tenni, tue dias aère, isse diat aère, nois diamus aère,
bois diazis/diais aère, issos diant aère;
* Condizionale passato: deo dia aère
appidu,deu em'a essi tentu, tue dias aère appidu, isse diat aère
appidu, nois diamus aère appidu, bois diazis/diais aère appidu, issos
diant aère appidu;
* Gerundio presente: aènde, endi;
* Gerundio passato: aènde appidu, endi
tentu;
Coniugazione
in -are, -ai - Verbo cantare/camp.cantai (cantare):
* Indicativo presente: deo canto,deu
cantu, tue cantas,tui cantas, isse cantat,issu càntat, nois
cantamus,nosu cantaus, bois cantazis/cantais,bosatrus cantais, issos
cantant, issus càntanta;
* Indicativo imperfetto: deo cantaìa,deu
cantamu, tue cantaìas, isse cantaìat, nois cantaìamus, bois
cantaìazis/cantaìais, issos cantaìant;
* Indicativo passato prossimo: deo apo
cantadu, tue às cantadu, isse àt cantadu, nois amus cantadu, bois
azis/ais cantadu, issos ant cantadu;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo aìa cantadu, tue aìas cantadu, isse aìat cantadu, nois
aìamus cantadu, bois aìazis/aiais cantadu, issos aìant cantadu;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo
cantèsi/ant.cantèi, tue cantèsti, isse cantèsit/ant.cantèit, nois
cantèsimus/cantèmus, bois cantèzis, issos cantèsint/ant.cantèrunt;
* Indicativo futuro: deo apo a cantare,
tue as a cantare, isse at a cantare, nois amus a cantare, bois azis/ais
a cantare, issos ant a cantare;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
aere cantadu, tue as a aere cantadu, isse at a aere cantadu, nois amus
a aere cantadu, bois azis/ais a aere cantadu, issos ant a aere cantadu;
* Congiuntivo presente: chi deo cante,
chi tue cantes, chi isse cantet, chi nois cantemus, chi bois
cantezis/canteis, chi issos cantent;
* Congiuntivo passato: chi deo apa
cantadu, chi tue apas cantadu, chi isse apat cantadu, chi nois apamus
cantadu, chi bois apazis/apais cantadu, chi issos apant cantadu;
* Condizionale presente: deo dia
cantare, tue dias cantare, isse diat cantare, nois diamus cantare, bois
diazis/diais cantare, issos diant cantare;
* Condizionale passato: deo dia aere
cantadu, tue dias aere cantadu, isse diat aere cantadu, nois diamus
aere cantadu, bois diazis/diais aere cantadu, issos diant aere cantadu;
* Gerundio presente: cantende;
* Gerundio passato: aende cantadu;
Coniugazione
in -ere - Verbo tìmere/camp.tìmi(ri) (temere):
* Indicativo presente: deo tìmo, tue
times, isse timet, nois timimus, bois timides, issos timent;
* Indicativo imperfetto: deo timìa, tue
timìas, isse timìat, nois timìamus, bois timìazis/timìais, issos timant;
* Indicativo passato prossimo: deo apo
tìmidu, tue às tìmidu, isse àt tìmidu, nois amus tìmidu, bois azis/ais
tìmidu, issos ant tìmidu;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo aìa timidu, tue aìas timidu, isse aìat timidu, nois
aìamus timidu, bois aìazis/aiais timidu, issos aìant timidu;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo
timèsi/ant.timèi, tue timèsti, isse timèsit/ant.timèit, nois
timèsimus/timèmus, bois timèzis, issos timèsint/ant.timèrunt;
* Indicativo futuro: deo apo a timere,
tue as a timere, isse at a timere, nois amus a timere, bois azis/ais a
timere, issos ant a timere;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
aere timidu, tue as a aere timidu, isse at a aere timidu, nois amus a
aere timidu, bois azis/ais a aere timidu, issos ant a aere timidu;
* Congiuntivo presente: chi deo tima,
chi tue timas, chi isse timat, chi nois timamus, chi bois
timazis/timais, chi issos timant;
* Congiuntivo passato: chi deo apa
timidu, chi tue apas timidu, chi isse apat timidu, chi nois apamus
timidu, chi bois apazis/apais timidu, chi issos apant timidu;
* Condizionale presente: deo dia timere,
tue dias timere, isse diat timere, nois diamus timere, bois
diazis/diais timere, issos diant timere;
* Condizionale passato: deo dia aere
timidu, tue dias aere timidu, isse diat aere timidu, nois diamus aere
timidu, bois diazis/diais aere timidu, issos diant aere timidu;
* Gerundio presente: timende;
* Gerundio passato: aende tìmidu;
Coniugazione
in -ire - Verbo finìre/camp.finìri (finire):
* Indicativo presente: deo fino, tue
finis, isse finit, nois finimus, bois finides, issos finint;
* Indicativo imperfetto: deo finìa, tue
finìas, isse finìat, nois finìamus, bois finìazis/finìais, issos finant;
* Indicativo passato prossimo: deo apo
finidu, tue às finidu, isse àt finidu, nois amus finidu, bois azis/ais
finidu, issos ant finidu;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo aìa finidu, tue aìas finidu, isse aìat finidu, nois
aìamus finidu, bois aìazis/aiais finidu, issos aìant finidu;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo
finèsi/ant.finèi, tue finèsti, isse finèsit/ant.finèit, nois
finèsimus/finèmus, bois finèzis, issos finèsint/ant.finèrunt;
* Indicativo futuro: deo apo a finire,
tue as a finire, isse at a finire, nois amus a finire, bois azis/ais a
finire, issos ant a finire;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
aere finidu, tue as a aere finidu, isse at a aere finidu, nois amus a
aere finidu, bois azis/ais a aere finidu, issos ant a aere finidu;
* Congiuntivo presente: chi deo fina,
chi tue finas, chi isse finat, chi nois finamus, chi bois
finazis/finais, chi issos finant;
* Congiuntivo passato: chi deo apa
finidu, chi tue apas finidu, chi isse apat finidu, chi nois apamus
finidu, chi bois apazis/apais finidu, chi issos apant finidu;
* Condizionale presente: deo dia finire,
tue dias finire, isse diat finire, nois diamus finire, bois
diazis/diais finire, issos diant finire;
* Condizionale passato: deo dia aere
finidu, tue dias aere finidu, isse diat aere finidu, nois diamus aere
finidu, bois diazis/diais aere finidu, issos diant aere finidu;
* Gerundio presente: finende;
* Gerundio passato: aende finidu;
Verbi
irregolari - Verbo faghere/camp.faxi(ri) (fare):
* Indicativo presente: deo fago/fatzo,
tue faghes, isse faghet, nois faghìmus, bois faghìdes, issos faghent;
* Indicativo imperfetto: deo faghìa, tue
faghìas, isse faghìat, nois faghìamus, bois faghìazis/faghìais, issos
faghant;
* Indicativo passato prossimo: deo apo
fattu, tue às fattu, isse àt fattu, nois amus fattu, bois azis/ais
fattu, issos ant fattu;
* Indicativo trapassato prossimo
imperfetto: deo aìa fattu, tue aìas fattu, isse aìat fattu, nois aìamus
fattu, bois aìazis/aiais fattu, issos aìant fattu;
* Indicativo passato remoto (in disuso
nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo
faghèsi/ant.faghèi, tue faghèsti, isse faghèsit/ant.faghèit, nois
faghèsimus/faghèmus, bois faghèzis, issos faghèsint/ant.faghèrunt;
* Indicativo futuro: deo apo a faghere,
tue as a faghere, isse at a faghere, nois amus a faghere, bois azis/ais
a faghere, issos ant a faghere;
* Indicativo futuro anteriore: deo apo a
aere fattu, tue as a aere fattu, isse at a aere fattu, nois amus a aere
fattu, bois azis/ais a aere fattu, issos ant a aere fattu;
* Congiuntivo presente: chi deo
faga/fatza, chi tue fagas/fatzas, chi isse fagat/fatzat, chi nois
fagamus/fatzamus, chi bois fagazis/fatzais, chi issos fagant/fatzant;
* Congiuntivo passato: chi deo apa
fattu, chi tue apas fattu, chi isse apat fattu, chi nois apamus fattu,
chi bois apazis/apais fattu, chi issos apant fattu;
* Condizionale presente: deo dia
faghere,deu em'a fai, tue dias faghere, isse diat faghere, nois diamus
faghere, bois diazis/diais faghere, issos diant faghere;
* Condizionale passato: deo dia aere
fattu, tue dias aere fattu, isse diat aere fattu, nois diamus aere
fattu, bois diazis/diais aere fattu, issos diant aere fattu;
* Gerundio presente: faghende, fadendi,
faendi, fendi;
* Gerundio passato: aende fattu;
Numeri:
unu, duos/camp.duus, dus, tres/camp.tresi, battor/bàttoro/camp.cuatru,
chimbe/camp.cincu, ses/camp.sesi, sette/camp.seti, otto/camp.otu,
noe/camp.noi, deghe/camp.dexi, ùndighi/camp.ùndixi, dòighi/camp.doxi,
trèighi/camp.trexi, battòrdighi/camp.catòdixi, bìndighi/camp.cuìndixi,
sèighi/camp.sexi, deghessette/camp.dexesseti, degheotto/camp.dexeotu,
deghennoe/camp.dexennoi, binti/vinti, ..., trinta,
baranta/camp.coranta, chimbanta/camp.cincuanta, sessanta; setanta;
otanta; noranta/nobanta, chentu/camp.centu, dughentos/camp.duxentus,
..., milli, duamiza/camp.duamilla, ...; il numero "2" e le centinaia
posseggono una forma maschile e una femminile (duos òmines, dus òminis
(due uomini), duas fèminas (due donne), dughentos caddos, duxentus
cuaddus (duecento cavalli), dughentas ebbas (log.),duxentus èguas
(camp.)(duecento cavalle).
Giorni:
lunes/camp.lunis, martes/camp.martis, mercuris, jòbia,
chenàpura/chenàbara/camp.cenàbura/cenàbara, sàbbadu/sàbadu/camp.sàbudu,
dumìniga/domìniga/camp.domìnigu;
Mesi:
bennarzu/jennarju/ghennarzu/ghennargiu/camp.gennarju, gennaxu,
frearzu/frearju/freargiu/camp.friaxu, marthu/martzu,mratzu,
abrile/camp.abrili,arbili, maju,mayu, làmpadas, trìulas/camp.arjolas,
austu, cabidanni,cabudanni, Santu Aìne/Santu Gaìni/camp.ladàmini,
Sant'Andrìa/camp.donniasantu, Nadale/mes'e idas, mesi 'e Paskixedda;
Stagioni:
beranu, istìu/istadiale/camp.istadi, atunzu/atonju, iferru/ierru;
Colori:
biancu/ant.arbu [bianco], nieddu [nero], ruju/arrùbiu [rosso], grogu
[giallo], biaitu/asulu [blu], birde/birdi [verde], aranzu/colori 'e
aranju [arancione].
Lessico [
*
Dal substrato paleosardo o nuragico:
GON- → Gonone, Gologone, Goni, Gonnesa,
Gonnosnò (altura, collina, montagna)
NUR-/'UR- → ant. nurake → nuraghe /camp.
nuraxi, Nurra, Nora (mucchio cavo, ammasso), Noragugume
ASU-, BON-, GAL → Gallura ant. Gallula,
Garteddì (Galtellì), Galilenses, Galile
GEN-, GES- → Gesturi
GOL-/'OL → Gollei, Ollollai, Parti Olla
(Parteolla), golósti/'olosti (agrifoglio, si confronti il basco
"gorosti")
EKA-, KI-, KUR-, KAL/KAR- → Karalis →
ant. Calaris (Cagliari), Carale, Calallai
ENI → ogl. eni (tasso);
MAS-, TUR-, MERRE (luogo sacro) →
Macumere (Macomer);
GUS → Gusana, giara (altopiano),
muvara/muvrone (muflone), camp. toneri (tacco, torrione), garroppu
(canyon), mintza (sorgente), chessa (lentischio)
THA-/THE-/THI-/TZI (articolo) →
thilipirche (cavalletta), thinthula/thithula (zanzara), thilicugu
(gecko), thiligherta (art.+ lucertola), tzinibiri (art.+ ginepro),
thinniga/tzinniga (stipa tenacissima), thirulia (civetta);
*
Di origine punica:
ZIBBIR → camp. tzìpiri (rosmarino)
SIKKIRIÁ → camp. tzikirìa (aneto)
MS' → camp. mitza/'itza (scaturigine,
fonte)
MAQOM-HADAS → Magomadas (luogo alto)
MAQOM-EL?/MERRE? → Macumere (Macomer)
TAM-EL → Tumoele, Tamuli (luogo sacro);
*
Di origine latina:
ACETU(M) → ant.
aketu>aghedu/achetu/camp.axedu (aceto)
ACIARIU(M) →
atharzu/atzarzu/atzargiu/camp.atzarju (acciaio)
ACINA → ant. akina/aghina/camp.axina
(uva)
ACRU(M) → agru, argu (aspro, acido)
AERA → aèra/camp.àiri
ALBU(M) → ant. albu>arbu (bianco)
ALGA → arga/àliga (alga)
ALTU(M) → artu (alto)
AMICU(M) → ant.amicu → amigu (amico)
ANGELU(M) → anghelu/ànjulu (angelo)
AQUA(M) → abba/camp.àcua, akua (acqua)
AQUILA(M) → àbile/camp.àkili (aquila)
ARBORE(M) → arbore/arvore/camp.àrburi
(albero)
ASINUS → àinu (asino)
AUGUSTUS → austu (agosto)
AVIA → jaja, yaya
BASIUM → basu, bàsidu (bacio)
BERBECE → ant. berbeke →
berbeghe/camp.brebei (pecora)
BONUS → bonu
BOVE(M) → boe/camp.boi (bue)
CABALLUS → ant. cavallu/caballu →
caddu/cabaddu/camp.cuaddu (cavallo)
CANE(M) → cane/camp.cani (cane)
CIPULLA → chibudda/camp.cibudda (cipolla)
COELUM → chelu/camp.celu (cielo)
CASEUS → casu (formaggio)
CASTANEA → ant.castanja →
castanza/camp.castanja (castagna)
CARNE → carre/camp.carri (carne)
CENA PURA → chenapura/camp.cenàbara
(venerdì)
CENTUM → chentu/camp.centu (cento)
CINQUE → chimbe/camp.cincu (cinque)
CIRCARE → chircare/circai (cercare)
ACCITUS → ant.kita → chida/cida
(settimana, derivata dai turni settimanali delle guardie giudicali)
CLARU(M) → craru (chiaro)
COCINA → ant.cokina →
coghina/camp.coxina (cucina)
COELU(M) → chelu/camp.celu (cielo)
CONIUGARE → cojuare/camp.coyai (sposare)
CONSILIU(M) → ant.consiliu →
cunsizzu/camp.cunsillu (consiglio)
COOPERCULU(M) → cobercu (coperchio)
CORIU(M) → corzu/corju/corgiu, croxu
(cuoio)
CORTEX → ant. gortike/borticlu →
ortighe/ortiju/ortigu (scorza del sughero)
COXA(M) → cossa/camp.cosça (coscia)
CRAS → cras, crasi (domani)
CREATIONE(M) →
criatura/criathone/camp.criadura (creatura)
CRUCE(M) → ant. cruke/ruke →
rughe/camp.gruxi (croce)
CULPA(M) → curpa (colpa)
DECE → ant.deke → deghe/camp.dexi (dieci)
DEORSUM → josso, jossu (giù)
DIANA → jana (fata)
DIE → die/camp.di' (giorno)
DOMO → domo/camp.domu (casa)
ECCLESIA → ant. clesia → crèsia/creia
(chiesa)
ECCU MODO/QUOMO(DO) → còmo, imoi (adesso)
ECCU MENTE/QUOMO(DO) MENTE →
còmente/comenti (come)
EGO → ant.ego → deo/eo/jeo/camp.deu (io)
EPISCOPUS → ant. piscopu → piscamu
(vescovo)
EQUA(M) → ebba/camp.ègua (giumenta)
ERICIUS → erithu
FACERE → ant. fakere → faghere/camp. fai
(fare)
FALCE(M) → ant.falke → farche/camp.farci
(falce)
FEBRUARIU(M) → ant. frearju →
frearzu/frearju/camp.friarju (febbraio)
FEMINA → fèmina (donna)
FILIU(M) → ant. filiu/fiju/figiu →
fizu/figiu/camp.fillu (figlio)
FLORE(M) → frore/camp.frori (fiore)
FLUMEN → ant.flume → frumen/camp.frùmini
(fiume)
FOCU(M) → ant. focu → fogu (fuoco)
FOENICULU(M) → ant.fenuclu →
fenugru/camp.fenugu (finocchio)
FOLIA → fozza/camp.folla (foglia)
FUNE(M) → fune/camp.funi
GATTU(M) → gatu
GENERU(M)→ gheneru/camp.gèneru
GUADU → ant.badu/vadu → badu/camp.bau
(guado)
HABERE → àere/camp.ai (avere)
HOC ANNO → ocannu (quest'anno)
HODIE → oe/oje/camp.oi (oggi)
HOMINE(M) → òmine/camp.òmini (uomo)
HORTU(M) → ortu (orto)
IANUARIUS → ant.
jannarju>bennarzu/ghennarzu/camp. gennarju (gennaio)
IANUA → janna/genna (porta)
ILEX → ant.elike → elighe/camp.ìlixi
(leccio)
IN HOC → ant. inòke → inòghe/camp.innoi
(quì)
INFERNU(M) → inferru (inferno)
I(N)SULA → ìsula/iscra (isola)
IENARIU(M) → ant. jennariu →
bennarzu/jennarju/ghennarzu/ghennargiu/camp.gennarju (gennaio)
INIBI → inìe, innia (là)
IOHANNES → Juanne/Zuanne/camp.Juanni
(Giovanni)
IOVIA → jòbia (giovedì)
IPSU(M) → su (il)
IUDICE(M) → ant. iudike → juighe/zuighe
(giudice)
IUNCU(M) → ant. juncu →
zuncu/juncu/juncu (giunco)
IUNIPERUS → ghiniperu/camp.tzinnìbiri
(ginepro)
IUSTITIA → ant. justithia/justizia →
justìtzia/zustissia (giustizia)
LABRA → lavra/lara (labbra)
LACERTA → thiligherta/camp.calixerta,
caluxèrtula (lucertola)
LARGU(M) → largu (largo)
LATER → camp. làdiri (mattone crudo)
LIGNA → linna (legna)
LINGUA(M) → limba/camp.lìngua (lingua)
LOCU(M) → ant. locu → logu (luogo)
LUX → lughe/camp.luxi (luce)
MACCUS → macu (matto)
MAGISTRU(M) → maistu (maestro)
NIX → nie/camp.nii (neve)
NUBE(M) → nue/camp.nui (nuvola)
NUCE → ant. nuke → nughe/camp. nuxi
(noce)
OC(U)LU(M) → ogru/oju/ocru/camp.ogu
(occhio)
OLEA → ozzastru/camp.ollastu (olivastro)
ORIC(U)LA(M) → ant.oricla →
origra/orija/oricra/camp.origa (orecchio)
OVU(M) → ou(uovo)
PACE → ant.pake →paghe/camp.paxi (pace)
PALATIUM → palathu/camp.palàtziu
(palazzo)
PALEA → paza/camp.palla (paglia)
PANE(M) → pane/camp.pani
PARABOLA → paraula (parola)
PEIUS → pejus/camp.peus (peggio)
PELLE(M) → pedde/camp.peddi (pelle)
PETRA(M) → pedra/preda/camp.perda
(pietra)
PETTIA(M) → petha/petza (carne)
PISCARE → piscare/camp.piscai (pescare)
PISCE(M) → pische/camp.pisci (pesce)
PLATEA → pratha/pratza (piazza)
PLACERE → piaghere/camp.praxi (piacere)
PLANGERE → pranghere/camp.prangi
(piangere)
PLENU(M) → prenu
PLUS → prus (più)
PORCU(M) → porcu, procu (maiale)
PUTEUS → puthu/putzu (pozzo)
QUANDO → cando/camp.candu (quando)
QUATTUOR → battor/camp. cuàturu, cuatru
(quattro)
QUERCUS → chercu (quercia)
QUID DEUS? → ite/ita? (che?, che cosa?)
RADIUS → raju, arrayu (raggio)
RAMU(M) → ramu/camp.arramu (ramo)
REGNU → rennu/camp.urrennu (regno)
RIVUS → ant. ribu → arriu (fiume)
ROSMARINUS → arromasinu (rosmarino)
RUBEU(M) → ant. rubiu →
ruju/camp.arrùbiu (rosso)
SALIX → salighe, sàlixi (salice)
SANGUEN → samben/camp.sànguni (sangue)
SAPA(M) → saba (sapa, vino cotto)
SCALA → iscala/camp.scala (scala)
SCHOLA(M) → iscola/camp.scola (scuola)
SCIRE → ischire/camp.sciri (sapere)
SCRIBERE → iscrier/camp.scriri (scrivere)
SECUS → dae segus, a-i segus (dopo)
SERO → sero/ (ant. camp.) seru (sera)
SINE CUM → chene, kena (senza)
SOLE(M) → sole/camp.soli (sole)
SOROR → sorre/camp.sorri (sorella)
SPICA(M) → ispiga/camp.spiga (spiga)
STARE → istare/camp.stai (stare)
STRINCTU(M) → strintu (stretto)
SUBERU → suerzu/camp.suerju (quercia da
sughero)
SULPHUR → zurfuru, tzùrfuru, tzrùfuru
(zolfo)
SURDU(M) → surdu (sordo)
TEGULA → tèula (tegola)
TEMPUS → tèmpus (tempo)
THIUS → thiu/tziu (zio)
TRITICUM → nuor.trìdicu/ camp. trigu
(grano)
UNG(U)LA(M) → ungra/camp.unga (unghia)
VACCA → baca (vacca)
VALLIS → badde/baddi (valle)
VENTU(M) → bentu (vento)
VERBU(M) → berbu (verbo, parola)
VESPA(M) → bespe/camp.espi (vespa)
VECLUS(S) → ant. veclu → begru, begu
(legno vecchio)
VIA → bia (via)
VICINUS → ant. vikinu →
bighinu/camp.bixinu (vicino)
VIDERE → bidere/camp.biri (vedere)
VILLA → ant. villa → billa → bidda
(paese)
VINEA(M) → binza/camp.binja (vigna)
VINU(M) → binu (vino)
VOCE → ant. voke/boke → boghe/camp.boxi
(voce)
ZINZALA → thinthula/tzintzula, sìntzulu
(zanzara);
Di
origine bizantina kontakion>ant. condake>condaghe/camp.
cundaxi (raccolta di atti), Λουχὶα>ant. Lukìa>Lughìa,
Luxia (Lucia), nake>annaccare (cullare),
σαραχηνός>theraccu, tzeracu (servo), Στέφανε>Istevane,
Stèvini (Stefano);
Di origine
toscana/italiana: arancio>arantzu/camp.aranju,
autunno>attonzu/camp.atonju, bello>bellu,
bianco>biancu, certo>tzertu, cinta>tzinta,
cittade>ant. kittade>tzittade/camp.citadi/tzitadi
(città), Sardigna>Sardigna/Sardinna/Sardìnnia(Sardegna),
gente>zente/camp.genti, invece>imbètzes/camp.imbecis,
Melchiorre>Mertziòro, mille>milli,
occhiale>otzale, paraula>paraula (parola),
sbaglio>isballiu,sbàlliu veccio>betzu/camp.beçu
(vecchio), zucchero>thuccaru/tzuccaru, tzùcuru;
Di
origine spagnola: adios>adiosu (addio),
albaricoque>log.barracoccu/camp.piricocu (albicocca),
aposento>aposentu (camera da letto),
asustar>log.assustare/nuor.assustrare (spaventare),
azul>camp.asulu (azzurro), barato>baratu (agg.),
barrachel>log.barratzellu/camp.barracellu (guardia campestre),
belleza>bellesa, buscar>buscare (prendere),
caliente>log.caènte/camp.callenti (caldo),
calentura>callentura (febbre), cara>cara (testa),
cerrar>serrare (chiudere), che>cé (esclamazione di
sorpresa usata in Argentina e nella zona di Valencia),
cuchara>còcciari (cucchiaio), de balde>de badas
(inutilmente),
escarmentar>log.iscalmentare/iscrammentare,scramentai,
feo>feu (brutto), gana>gana (voglia),
gozos>log.gosos(composizioni poetiche sacre),
grifo>grifone, grifoni, (rubinetto), luego>luegus
(subito, fra poco), manta>manta (coperta), ojo>oju
(occhio), plata>prata (argento), posada>posada (luogo di
ristoro), puntera>puntera (colpo dato con la punta del piede),
señor>log.sennore/camp.sennori (signore),
tomate(s.m.)>tamata(s.f.)/camp.tomata(s.f.) (pomodoro),
trigo>trigu (grano); ventana>log.bentana/camp.fentana
(finestra); basco mokor>mògoru (collina)
Di
origine catalana: acabar>log.acabare/camp.acabai (smettere),
aixì>camp.aici (così), arreu>arreu (di continuo),
bandoler>banduleri, barber>barberi (barbiere),
barrar>abbarrare, bisbe>obispu (ma spagn. obispo)
(vescovo), blau>camp.brau (blu),
butxaca>busciacca/camp.buçaca (tasca, borsa),
cadira>camp.cadira (sedia), calaix>camp.carasçu
(cassetto), carrer>carrera/carrela (via), celler>camp.
tzilleri, cullera>nuor.cullera/camp.cullera (cucchiaio),
desclavament>scravamentu (deposizione di Cristo dalla croce),
espantar>log.ispantare/camp.spantai (spaventare),
estiu>istiu (estate), ferrer>ferreri (fabbro),
goigs>camp.goçus (composizioni poetiche sacre),
groc>grogu (giallo), iaio, iaia>jaju, yaya (nonno,
nonna), enhorabona!>orabona! (in buon'orà),
enhoramala!>oramala! (in mal'ora!), estimar>istimare,
stimai (amare, stimare), jutge>camp.jugi/log.zuzze (giudice),
lleig>camp.leju/log.lezzu (brutto), mateix>matessi
(stesso), mocador>mucadore/camp.mucadori (fazzoletto),
mentres>mentras, orelleta>orilletas (dolci fritti),
punxa>camp.punça/log.puntza (chiodo),
ratapinyada>camp.arratapinnata (pipistrello),
retaule>arretàulu (retablo, tavola dipinta),
sabata>camp.sabata (scarpa), sabater>sabateri
(calzolaio), seu>camp.seu (cattedrale, sede),
sindria>sìndria (anguria), tancar>tancare/camp.tancai
(chiudere), tinter>tinteri, ulleres>camp.ulleras
(occhiali), vostè>log.bostè/camp.fostei(voi);
Ortografia e
pronuncia
Fino al 2001 non esisteva una ortografia unificata. Il 28 di febbraio
del 2001, una apposita Commissione di studiosi incaricati dalla Regione
autonoma della Sardegna elaborò e pubblicò una proposta, la Limba Sarda
Unificada, per alcuni l'unico progetto complessivo e coerente di
unificazione della lingua scritta, per altri, in particolare per i
campidanesi, un vero e proprio tentativo di cancellazione della loro
varietà. Ogni tentativo di unificazione ortografica, evidentemente, non
riguarda la lingua orale, ricca di notevoli differenze fonetiche ma
riconducibile ad un sistema unico ed unitario, ma si limita a proporre
una norma scritta di riferimento. I sostenitori della LSU sostengono
che essa non si vuole sostituire alle varietà orali ma ne è un utile
complemento, per usi ufficiali ed estesi a tutto il territorio della
Sardegna.Secondo gli avversari della LSU, invece, questa privilegia
nettamente il logudorese condannando tutte le altre varietà, in primo
luogo il campidanese, alla mancanza di una tutela da parte della
Pubblica Amministrazione e alla loro inevitabile scomparsa. Le
polemiche sono divenute ancora più roventi quando, sulla base della LSU
ormai screditata,la Regione Sardegna ha fatto elaborare una successiva
proposta, denominata "Limba Sarda Comuna" (LSC) che è divenuta
ufficiale per gli atti e i documenti della Regione.Anche in questo caso
sono insorti unanimi i campidanesi, accusando la Regione di attuare un
progetto di vero e proprio genocidio culturale verso la varietà
campidanese e da alcune parti si è sostenuta la necessità per il
campidanese di scegliere una strada autonoma rispetto alla varietà
logudorese, sull'esempio del valenziano. Si indicano di seguito alcune
delle differenze più rilevanti per la lingua scritta rispetto
all'italiano, tenendo naturalmente presente che si tratta di una
scrittura che privilegia il logudorese e lascia emarginate le
caratteristiche del campidanese e delle altre varietà:
* [a], [ɛ/e], [i], [ɔ/o], [u], come -a-,
-e-, -i-, -o-, -u-, come in italiano e spagnolo, senza segnare la
differenza tra vocali aperte e chiuse; le vocali paragogiche o
epitetica (che in pausa chiudono un vocabolo terminante in consonante e
corrispondono alla vocale che precede la consonante finale) non si
scrivono mai (feminasa>feminas, animasa>animas,
bolede>bolet, cantana>cantant, vrorese>frores).
* [j] semiconsonante come -j-
all'interno di parola (maju, raju, ruju) o di un nome geografico
(Jugoslavia); nella sola variante nuorese come -j- (corju, frearju)
corrispondente al logudorese/LSU -z- (corzu, frearzu) e all'LSC -gi-
(corgiu, freargiu); nelle varianti logudorese e nuorese in posizione
iniziale (jughere, jana, janna) che nella LSC viene sostituita dal
gruppo [ʤ] (giughere, giana, gianna);
* [p], come -p- (apo, troppu, pane,
petza);
* [β], come -b- in posizione iniziale
(bentu, binu, boe) e intervocalica (abile); quando p>b si
trascrive come p- a inizio parola (pane, petza) e -b- all'interno (abe,
cabu, saba);
* [b], come -bb- in posizione
intevocalica (abba, ebba);
* [t], come -t- (gattu, fattu, narat,
tempus); quando th>t nella sola variante logudorese come -t- o
-tt- (tiu, petta, puttu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal
gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
* [d], come -d- in posizione iniziale
(dente, die, domo) e intervocalica (ladu, meda, seda); quando
t>d si trascrive come t- a inizio parola (tempus) e -d-
all'interno (roda, bidru, pedra, pradu); la finale t della flessione
del verbo può, a seconda della varietà, essere pronunciata d ma si
trascrive t (narada>narat).
* [ɖɖ] cacuminale, come -dd- (sedda); La
d può avere suono cacuminale anche nel gruppo [nɖ] (cando).
* [f], come -f- (femina, unfrare);
* [v], come -f- in posizione iniziale
(femina) e come -v- intervocalica (avvisu) e nei cultismi (violentzia,
violinu);
* [k] velare, come -ca- (cane), -co-
(coa), -cu- (coddu, cuadru), -che- (chessa), -chi- (chida), -c-
(cresia); non si usa mai la -q-, sostituita dalla -c- (cuadru,
camp.acua)
* [g] velare, come -ga- (gana), -go-
(gosu), -gu- (agu, largu, longu, angulu, argumentu), -ghe- (lughe,
aghedu, arghentu, pranghende), -ghi- (àghina, inghiriare), -g- (gloria,
ingresu);
* [ʧ], nella sola varietà campidanese
come -ce- (celu, centu), -ci- (becciu);
* [ʤ], come -gia-, -gio-, -giu-; Nella
LSC sostituisce il gruppo logudorese-nuorese [ʣ] della LSU e il [ɣ] del
nuorese (fizu>figiu, azu>agiu, zogu/jogu>giogu,
zaganu/jaganu>giaganu, binza>bingia,
anzone>angione, còrzu/còrju>còrgiu,
frearzu/frearju>freargiu)
* [ʦ] sorda o aspra (ital. pezzo), come
-tz- (tziu, petza, putzu); Nella LSC e nella LSU sostituisce il gruppo
nuorese [θ] e il corrispondente logudorese [t] (thiu/tiu>tziu,
petha/petta>petza, puthu/puttu>putzu); nella scrittura
tradizionale il digramma tz- non compariva mai a inizio parola. Compare
inoltre nei termini di influenza e derivazione italiana (ad es. tzitade
da cittade) di cui sostituisce la c /ʧ/ sonora (suono non presente nel
sardo originario) al posto del suono velare nativo /k/ (ant.kitade).
* [ʣ], come -z- (zeru, organizare);
Nella variante locale logudorese/nuorese e nella LSU come -z- (fizu,
azu, zogu, binza, frearzu); Nella LSC viene sostituita dal gruppo [ʤ]
(figiu, agiu, giogu, bingia, freargiu);
* [s] e [ss], come -s- e -ss- (essire);
* [z], come -s- (rosa, pesare);
* [θ], nella sola variante nuorese come
-th- (thiu, petha, puthu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal
gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
* [ʒ] (franc. jour), nella sola variante
campidanese, sempre come c- a inizio parola (celu, centu, cidru) e come
-x- all'interno (luxi, nuraxi, Biddexidru);
* [r], come -r- (caru, carru);
Documenti in sardo medioevale e
antico
Il sardo (nelle due varianti logudorese e campidanese) nel periodo
medioevale ha costituito la lingua ufficiale dei Giudicati dell'isola,
anticipando l'emancipazione le altre lingue neolatine. Presentava
ovviamente un maggior numero di arcaismi e latinismi rispetto alla
lingua attuale, l'utilizzo di caratteri oggi entrati in disuso nonché
in diversi documenti una grafia della lingua scritta che risentiva
degli influssi degli scrivani, spesso toscani, genovesi o catalani.
Dante Alighieri nel suo De vulgari eloquentia (1303-1305) ne riferisce
(Lib. I, XI, 7) e espelle criticamente i sardi, a rigore non italici,
in quanto non hanno volgare e imitano scimmiottando il latino (dicono
"domus nova" e "dominus meus"):
« Sardos etiam, qui non Latii sunt sed
Latiis associandi videntur, eiciamus, quoniam soli sine proprio vulgari
esse videntur, gramaticam tanquam simie homines imitantes: nam domus
nova et dominus meus locuntur »
Il primo documento scritto in cui compaiono elementi della lingua sarda
risale al 1063 e si tratta dell'atto di donazione da parte di Barisone
I di Torres indirizzato all'abate Desiderio a favore dell'abbazia di
Montecassino. ("Archivio Cassinense Perg. Caps. XI, n. 11 " e "TOLA
P.,Codice Diplomatico della Sardegna, I, Sassari, 1984, p. 153")
Il primo documento scritto in lingua sarda è la Carta Volgare
(1070/1080) in antico campidanese.
Del periodo 1080-1085 è invece il Privilegio logudorese conservato
presso l'Archivio di Stato di Pisa:
« In nomine Domini amen. Ego iudice
Mariano de Lacon fazo ista carta ad onore de omnes homines de Pisas pro
xu toloneu ci mi pecterunt: e ego donolislu pro ca lis so ego amicu
caru e itsos a mimi; ci nullu imperatore ci lu aet potestare istu locu
de non (n)apat comiatu de leuarelis toloneu in placitu: de non occidere
pisanu ingratis: e ccausa ipsoro ci lis aem leuare ingratis, de
facerlis iustitia inperatore ci nce aet exere intu locu... »
Agli anni compresi tra il 1089 e il 1103 risale la Donazione di
Torchitorio, ancora in antico campidanese, proveniente dalla chiesa di
San Saturnino nella diocesi di Cagliari e conservata negli Archivi
Dipartimentali delle Bouches-du Rhone a Marsiglia:
« E inper(a)tor(e) ki l ati kastikari
ista delegantzia e fagere kantu narat ista carta siat benedittu... »
Atto tra il Vescovo di Civita Bernardo e Benedetto, amministratore
della Primaziale di Pisa, in logudorese (1173):
« Ego Benedictus operaius de Santa Maria
de Pisas Ki la fatho custa carta cum voluntate di Domino e de Santa
Maria e de Santa Simplichi e de indice Barusone de Gallul e de sa
muliere donna Elene de Laccu Reina appit kertu piscupu Bernardu de
Kivita, cum Iovanne operariu e mecum e cum Previtero Monte Magno
Kercate nocus pro Santa Maria de vignolas... et pro sa doma de
VillaAlba e de Gisalle cum omnia pertinentia is soro.... essende facta
custa campania cun sii Piscupu a boluntate de pare torraremus su
Piscupu sa domo de Gisalle pro omnia sua e de sos clericos suos, e issa
domo de Villa Alba, pro precu Kindoli mandarun sos consolos, e nois
demus illi duas ankillas, ki farmi cojuvatas, suna cun servo suo in
loco de rnola, e sattera in templo cun servii de malu sennu: a suna
naran Maria Trivillo, a sattera jorgia Furchille, suna fuit de sa domo
de Villa Alba, e sattera fuit de Santu Petru de Surake ....... Testes
Judike Barusone, Episcopu Jovanni de Galtellì, e Prite Petru I upu e
Gosantine Troppis e prite Marchu e prite Natale e prite Gosantino
Gulpio e prite Gomita Gatta e prite Comita Prias e Gerardu de Conettu
........ e atteros rneta testes. Anno dom.milles.centes.septuag.tertio »
La seconda Carta Marsigliese in campidanese (1190-1206) conservata
negli Archivi del Dipartimento delle Bouches-du-Rhône:
« In nomine de Pater et Filiu et Sanctu
Ispiritu. Ego iudigi Salusi de Lacunu cun muiere mea donna (Ad)elasia,
uoluntate de Donnu Deu potestando parte de KKaralis, assolbu llu
Arresmundu, priori de sanctu Saturru, a fagiri si carta in co bolit. Et
ego Arresmundu, l(eba)nd(u) ass(o)ltura daba (su) donnu miu iudegi
Salusi de Lacunu, ki mi illu castigit Donnu Deu balaus (a)nnus rt bonus
et a issi et a (muiere) sua, fazzu mi carta pro kertu ki fegi cun isus
de Maara pro su saltu ubi si (.... ....)ari zizimi (..) Maara, ki est
de sanctu Saturru. Intrei in kertu cun isus de Maara ca mi machelaa(nt)
in issu saltu miu (et canpa)niarunt si megu, c'auea cun istimonius
bonus ki furunt armadus a iurari, pro cantu kertàà cun, ca fuit totu de
sanctu Sat(ur)ru su saltu. Et derunt mi in issu canpaniu daa petra de
mama et filia derectu a ssu runcu terra de Gosantini de Baniu et
derectu a bruncu d'argillas e derectu a piskina d'arenas e leuat
cabizali derectu a sa bia de carru de su mudeglu et clonpit a su
cabizali de uentu dextru de ssa doméstia de donnigellu Cumitayet leuet
tuduy su cabizali et essit a ssas zinnigas de moori de silba, lassandu
a manca serriu et clonpit deretu a ssu pizariu de sellas, ubi posirus
sa dìì su tremini et leuat sa bia maiori de genna (de sa) terra al(ba
et) lebat su moori (...) a sa terra de sanctu Saturru, lassandu lla
issa a manca et lebat su moori lassandu a (manca) sas cortis d'oriinas
de(....)si. Et apirus cummentu in su campaniu, ki fegir(us), d'arari
issus sas terras ipsoru ki sunt in su saltu miu et (ll)u castiari s(u)
saltu et issus hominis mius de Sinnay arari sas terras mias et issas
terras issoru ki sunt in saltu de ssus et issus castiari su saltu(u
i)ssoru. Custu fegirus plagendu mi a mimi et a issus homi(nis) mius de
Sinnay et de totu billa de Maara. Istimonius ki furunt a ssegari su
saltu de pari (et) a poniri sus treminis, donnu Cumita de Lacun, ki fut
curatori de Canpitanu, Cumita d'Orrù (.......)du, A. Sufreri et Iohanni
de Serra, filiu de su curatori, Petru Soriga et Gosantini Toccu
Mullina, M(........)gi Calcaniu de Pirri, C. de Solanas, C. Pullu de
Dergei, Iorgi Cabra de Kerarius, Iorgi Sartoris, Laurenz(.....)ius, G.
Toccu de Kerarius et P. Marzu de Quartu iossu et prebiteru Albuki de
Kibullas et P. de zZippari et M. Gregu, M. de Sogus de Palma et G.
Corsu de sancta Ilia et A. Carena, G. Artea de Palma et Oliueri de
Kkarda (....) pisanu et issu gonpanioni. Et sunt istimonius de logu
Arzzoccu de Maroniu et Gonnari de Laco(n) mancosu et Trogotori Dezzori
de Dolia. Et est facta custa carta abendu si lla iudegi a manu sua sa
curatoria de Canpitanu pro logu salbadori (et) ki ll'(aet) deuertere,
apat anathema (daba) Pater et Filiu et Sanctu Ispiritu, daba XII
Appostolos et IIII Euangelistas, XVI Prophetas, XXIV Seniores,
CCC(XVIII) Sanctus Patris et sorti apat cun Iuda in ifernum inferiori.
Siat et F. I. A. T. »
Statuti Sassaresi in logudorese (1316):
« Vois messer N. electu potestate assu
regimentu dessa terra de Sassari daue su altu Cumone de Janna azes
jurare a sancta dei evangelia, qui fina assu termen a bois ordinatu
bene et lejalmente azes facher su offitiu potestaria in sa dicta terra
de Sassari... »
Carta de Logu del Regno di Arborea (1355-1376):
« Item ordinamus et constituimus qui
ssos officiales dessu Regnu nostru, over curadores qui anti essiri in
sas contradas, siant te-nudos de pregontari sos iurados de caschaduna
villa tres boltas de s'annu, et non plus, prossas furas et largas qui
si anti faguiri in billa over in aidaçoni dessa dita villa, et prossos
corgios qui anti esser accatados in sas domos, (sí) qui ssos officiales
dessu Regnu over curadores qui anti esser in sas contradas poçant
bature per iscriptu su pregontu et issu qui anti avir naradu sos
iurados et issu qui anti avir fatu secundu re-xoni dessas furas et
dessas largas, et prossas maquicias; (sí) qui sos dittos officiales o
curado(re)s qui anti esser in sas contradas (poçant) fagiri rexoni assa
camara nostra tres boltas in s'annu, ço est pro corona de logu de Santu
Marchu et pro corona de Santu Nicola, et pro corona de Palma.
Constituimus et ordinamus qui sos officialis de Regnu over curadores
c'ant esser in sas contradas siant tenu-dos de pregontare sos iurados
de ciaschuna villa tres voltas s'annu, et non plus, pro sas furas et
pro sas largas qui s'ant faghere in sa villa, o in sa aidationi de sa
villa, et pro sos corgios qui ant esser acatados in sas domos, sí (qui)
cussos officia-lis de Rennu o curadores c'ant essere in sas contradas
pozant ba- tire per iscritu su pregontu, et issu c'ant avire naradu sos
iura-dos, et ipsu c'ant avire factu secundo ragione de sas furas et de
sas largas et de sas maquicias, sí qui sus dictos officiales
<o> cu-radores c'ant essere in sas contradas indi pozant
faghere ragio-ne a sa camera tres voltas s'annu, zo est pro corona de
loghu de Sancto Marcho, et pro corona de Sancto Nichola, et pro corona
de Plama.
Item ordinamus qui alcuno mercanti de Aristanis ne alcuna atera persone
non depiat comporare alcuno corju de boe o de vaca o de cavallu o de
ebba o d(e) molenti, si non est sig-nadu cun su signu qui est ordinadu;
ed (e)cusu ad qui at (e)sere provadu qui l'at comporare, qui non eseret
sinnadu secundu qu'est or-dinadu, et est illi acatadu su corju, si
nd'est binquidu, pagit su dampnu ade cui at esere, et sollos .C. a sa
Corti nostra per cascuno corju, secundu qui in sus ditus capitullus si
contenet »
Antonio Cano (1400-1470) - Sa vita et sa morte et passione de Sanctu
Gavinu, Prothu et Januariu (XV secolo, pubbl. 1557):
« Tando su rey barbaru su cane renegadu
/ de custa resposta multu restayt iradu / & issu martiriu fetit
apparigiare / itu su quale fesit fortemente ligare / sos sanctos
martires cum bonas catenas / qui li segaant sos ossos cum sas veinas /
& totu sas carnes cum petenes de linu »
Nel corso del '500 e del '600 acquisisce un gran numero di vocaboli dal
catalano e dallo spagnolo.
fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lingua_sarda&oldid=20992915
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