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La Sardegna oggi
Scritto da MARALB   
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La Sardegna oggi





La Sardegna Oggi




L
a storia della Sardegna contemporanea può essere fatta partire, dal punto di vista istituzionale e politico, dall'Unione Perfetta tra l'Isola e gli stati del continente (1847). In quel momento l'Isola, abbandonando le ultime vestigia statuali (carica vicereale, parlamento degli Stamenti, suprema corte della Reale Udienza), diventava una propaggine periferica di un'entità statale più ampia, composta dall'insieme dei possedimenti sabaudi, retta dopo un anno, dallo Statuto Albertino [1]. La condizione di marginalità, non solo geografica, verrà poi confermata e accentuata dall'esito dell'unificazione politica italiana, che sfocerà nella proclamazione del Regno d'Italia del 1861, abolendo anche nel nome qualsiasi residuo di legame con la Sardegna e la storia dei secoli precedenti.


I processi socio-economici, politici e culturali


Le premesse


I primi passi verso quella che sarebbe stata la condizione strutturale della Sardegna contemporanea possono rinvenirsi già negli anni della Restaurazione (il periodo successivo alla conclusione del Congresso di Vienna), quando gli assetti geo-politici scaturiti dalla sconfitta della Francia napoleonica consentiranno alla classe dominante del Regno sardo di avviare una stagione di riforme legislative rivolte alla modernizzazione dello stato.

Riforme legislative ed economiche


Le riforme furono inaugurate nel 1820 con il famigerato Editto delle Chiudende (chiunque riuscisse a cingere un pezzo di terra non gravato da diritti proprietari – ossia la maggior parte delle terre agricole e pastorali dell'Isola – ne diventava automaticamente proprietario), proseguì nel 1827 con l'adozione del nuovo codice civile di Carlo Felice (che sostituiva la vetusta Carta de Logu), quindi con l'abolizione del feudalesimo (alla fine del decennio successivo). Tuttavia, nel loro insieme, tali riforme non facevano che stravolgere gli assetti produttivi e sociali, senza tener conto delle esigenze quotidiane della popolazione e senza creare le condizioni (economiche, finanziarie e politiche) perché tale modernizzazione fosse realmente efficace. Un numero cospicuo di famiglie persero le proprie fonti di sostentamento, favorendo gli arricchimenti improvvisi e la creazione di una rendita parassitaria di coloro che erano riusciti, con spesa modesta, a divenire proprietari di immense estensioni di terra. Il regime successorio (le regole che presiedevano alla trasmissione delle eredità), frammentando tali proprietà, generava poi ulteriori conflitti e impediva la messa a frutto delle terre finalmente acquisite in proprietà piena[2]. Contemporaneamente, le risorse dell'Isola (legname, sughero, pelli, sale, prodotti agroalimentari, prodotti del sottosuolo) e interi comparti produttivi, venivano appaltati a imprese esterne, che trasformavano le materie prime e commercializzavano il prodotto finito, acquisendo tutto il valore aggiunto. Ciò era reso possibile dal comodo sfruttamento come manovalanza della gran massa di espulsi dal mondo agro-pastorale in seguito alla chiusura delle terre. In tale contesto, anche grazie al basso costo della manodopera, prendono avvio nuove forme di imprenditoria locale, soprattutto nelle principali città (Sassari e Cagliari), non solo come indotto delle attività agricole e zootecniche, ma anche dell'industria estrattiva[3]

Gli intellettuali dell'Ottocento



Nella prima metà del XIX secolo emerge in Sardegna una classe intellettuale che, attraverso la carriera burocratica e accademica, viene veicolata e cooptata nei ranghi della classe dirigente dello stato. Si tratta di un ceto assortito ma ideologicamente omogeneo. Fedeltà alla casa Savoia e desiderio di riscatto per la propria terra d'origine si compongono in modo contraddittorio, ma senza apparenti conflitti, in personalità quali quelle di Giuseppe Manno, gran funzionario dello stato e insieme esimio storico, il primo storico sardo moderno. Oppure come Vittorio Angius, co-estensore del Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna di Goffredo Casalis. Da citare, sempre nel mondo degli studi, il canonico Giovanni Spano, storico, linguista e archeologo, e Giovanni Siotto Pintor, magistrato e uomo politico ma anche erudito e letterato.

Nel 1847, con l'Unione Perfetta decretata da re Carlo Alberto (ossia l'estensione alla Sardegna dell'ordinamento giuridico e delle istituzioni degli altri territori della corona), la frazione intellettuale-liberale della borghesia sarda credette di avere definitivamente le porte aperte per una parificazione anche economica e sociale con la terraferma. La delusione per le conseguenze di tale scelta porteranno in breve alla prima stagione autonomista: la richiesta del riconoscimento di uno status speciale per la Sardegna nell'ambito del nuovo stato che andava nascendo. Protagonisti politici del primo autonomismo sardo furono Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni.

Negli anni in cui si compiva la parabola storica del Risorgimento italiano, la maggior parte della popolazione sarda, ancorata a schemi e a valori ancora largamente pre-moderni, tagliata fuori dal resto del nuovo stato sia dalla distanza geografica, sia dalla lontananza linguistica (che significava il più pesante analfabetismo di massa dell'intero Regno d'Italia[4]), doveva sopravvivere in condizioni di precaria sussistenza.

Le Carte di Arborea


Relativamente a quegli anni bisogna ricordare la famosa vicenda delle Carte di Arborea, assortimento di documenti di età medievale, messi in circolo a partire dal 1846 da Pietro Martini (esponente della ricerca erudita del periodo) ed assurti ben presto a caso accademico internazionale.

Dopo tre decenni di dibattiti, e dopo che molti documenti erano stati pubblicati ed utilizzati come base di corsi accademici, di monografie, di ricostruzioni storiche, la sentenza dell'Accademia di Berlino (presieduta dal grande storico Theodor Mommsen) ne decretò definitivamente la falsità. Tale vicenda si inquadra perfettamente nel contesto di desiderio di riscatto e contemporaneamente di omologazione dei ceti dirigenti sardi del periodo.

Economia e crisi sociali tra Otto e Novecento

Dopo le ultime crisi, dovute all'abolizione di ulteriori diritti civici (in particolare quella degli “ademprivi”, con conseguenti rivolte popolari, anni '60 dell'Ottocento), nei successivi anni Ottanta, la crescente domanda estera di alcuni prodotti sardi e una congiuntura economica favorevole avevano portato l'Isola a un primo progresso economico, con la prospettiva di ricadute sociali favorevoli (prima diminuzione del banditismo). Nel giro di pochi anni, però, ad una repentina crisi del credito sardo (che colpì imprese e famiglie), si aggiunse nel 1887 l'annullamento dei trattati commerciali con la Francia (governo Crispi), chiudendo uno dei mercati principali dell'import-export della Sardegna. Le conseguenze saranno una grave crisi nel settore agroalimentare, crisi economica, tensioni sociali e il verificarsi del primo fenomeno dell'emigrazione.

Ancora una volta era il mondo agro-pastorale a pagare le conseguenze più gravi. Una folla di braccianti, pastori e addetti ai settori dell'indotto veniva ricacciata nella disoccupazione oppure, come unico sbocco, verso il lavoro in miniera. La crescente domanda di lavoro faceva crollare i salari e rendeva le condizioni lavorative precarie. Un altro sbocco praticabile diventava nuovamente il banditismo. Gli anni Novanta vedono una recrudescenza del fenomeno, contrastato con mezzi improvvisati e comunque solo dal lato della repressione. La situazione dell'Isola diventa talmente eccezionale, che il governo Crispi nel 1894 commissiona al deputato Francesco Pais-Serra una indagine conoscitiva sulla situazione sarda. Due anni dopo, la relazione conclusiva indicherà non solo e non tanto nella questione dell'ordine pubblico, ma soprattutto nelle carenze infrastrutturali e nelle gravi responsabilità della politica (ancorata a pratiche clientelari di potere personale e familistico) la radice dei problemi sardi [5]. Già l'anno successivo (1897), però, a conferma della concezione imperante, viene pubblicato con gran rumore il saggio “antropologico” di scuola lombrosiana La delinquenza in Sardegna, di Alfredo Niceforo. Vi si tratteggiava uno studio fisiognomico e pseudo-storico da cui emergeva il tratto congenitamente deviante della natura dei sardi, specie di quelli delle Zone Interne. Non si doveva cercare la ragione del fenomeno banditesco e del degrado sociale della Sardegna in cause materiali, economiche o politiche, ma nel carattere stesso della popolazione. Ne seguì qualche polemica, ma soprattutto una generale accettazione di tale verdetto (che convinse la stessa Grazia Deledda, allora in rapida ascesa presso i circoli letterari italiani). Due anni dopo (1899), dopo la visita della coppia reale sabauda nell'Isola (in occasione del centenario della fuga in Sardegna dei Savoia, conseguente alle conquiste napoleoniche), ai primi dell'estate venne allestita una grande spedizione militare volta al ripristino dell'ordine pubblico, operazione cui parteciparono i reduci dalle guerre in Africa. Interi villaggi furono occupati, le campagne battute a tappeto, i beni requisiti. Quando non ci fu altra risorsa, si ricorse al fermo dei familiari dei latitanti (senza esclusione di donne, vecchi e ragazzi). Migliaia di persone tratte agli arresti, detenzioni arbitrarie, confessioni estorte con la forza e una serie di processi di massa che alla fine portarono a pochissime condanne e al totale fallimento del piano[6]. L'operazione suscitò scandalo nell'opinione pubblica sarda, informata e coinvolta dai giornali, su cui buona parte del crescente ceto intellettuale riversava idee e commenti.

Proteste di massa e repressione

Nel 1904 a Buggerru, grosso centro minerario sulla costa sud-occidentale, per protestare per le condizioni disumane di lavoro i minatori si rifiutarono di lavorare e presentarono le loro istanze alla società francese (che gestiva le miniere), per tutta risposta questi chiamarono l'esercito che fece fuoco sugli operai uccidendone tre e ferendone molti. Quella domenica 4 settembre 1904 sarà ricordata come la data dell'eccidio di Buggerru per il quale sarà fatto il primo sciopero generale in Italia.

Solo due anni dopo (1906), il caro-prezzi e condizioni di vita precarie per gran parte dei lavoratori porteranno alle rivolte cittadine di Cagliari e del circondario, poi di gran parte dell'Isola. Anche in questo caso la risposta fu di tipo eminentemente repressivo, con migliaia di militari impegnati. Emersero prepotentemente sentimenti di tipo autonomista e indipendentista, con la minaccia, gridata a gran voce dalle folle radunate, di ricacciare in mare “i continentali”[7]. Le fortune politiche del giolittiano F. Cocco-Ortu, punto di riferimento della politica isolana, arrivato sino alla carica ministeriale, non avranno alcun positivo riscontro sulle condizioni generali della Sardegna. I sentimenti identitari e la crisi di rappresentanza saranno le cause del successo che, di lì a pochi anni, arriderà al movimento dei reduci dal fronte.


Vita culturale


Questa è anche l'epoca dell'affermazione oltre i confini isolani di Grazia Deledda, ma anche, in misura minore, di altri artisti come il poeta Sebastiano Satta, lo scrittore Enrico Costa, lo scultore Francesco Ciusa, solo per citarne alcuni.

Giornali, teatro, università animano la vita delle città (Cagliari e Sassari in primis). Ma hanno una portata assai minore sulle popolazioni rurali e dell'interno. Infatti, parallelamente all'acquisizione di mezzi espressivi nuovi (la lingua italiana, l'arte contemporanea) permanevano forti le tradizioni culturali popolari. Nel corso dell'Ottocento, anzi, la poesia sarda aveva vissuto una stagione di grande affermazione con i vari Luca Cubeddu, Melchiorre Murenu e poi Peppinu Mereu (solo per citarne alcuni). Verso la fine del secolo inoltre le gare di improvvisazione poetica, che prima si svolgevano privatamente, vengono strutturate e hanno luogo nelle pubbliche piazze (la prima si svolse ad Ozieri), specialmente in occasione delle feste paesane. In breve tempo diviene un fenomeno di massa, con un suo star-sistem fatto di professionisti dell'improvvisazione e un vastissimo pubblico di estimatori esperti ed esigenti.

La musica tradizionale vede affiancarsi alle launeddas, al canto corale a tenore o a cuncordu e al cantu a chiterra un nuovo strumento musicale, l'organetto diatonico, che supporta o sostituisce la voce umana e gli strumenti tradizionali[8] nell'accompagnamento del ballo.

La cultura sarda, tra Otto e Novecento, diventa oggetto di studi accademici. La lingua viene studiata oltre che sull'Isola (Giovanni Spano, Vittorio Angius) soprattutto in Germania (Meyer-Lübke e soprattutto Max Leopold Wagner che darà un contributo essenziale, producendo gli studi più significativi; in Italia, da citare Matteo Giulio Bartoli, docente di glottologia a Torino).

L'archeologia, dopo il periodo pionieristico avviato da Giovanni Spano, in seguito alla nascita delle Soprintendenze Archeologiche, comincia a divenire materia di catalogazione e di studio e si tentano le prime azioni di salvaguardia. Cospicuo fu il contributo dell'archeologo Antonio Taramelli che diresse le soprintendenze per un arco di oltre 3 decenni e studiò e catalogò centinaia di reperti, strutture e siti. La musica popolare viene studiata in modo sistematico e scientifico da Giulio Fara. L'affermazione letteraria e artistica di tanti autori sardi comincia a far conoscere all'Italia e al mondo il patrimonio antropologico e storico della Sardegna[senza fonte], per quanto in generale si tenda a relegarlo nella dimensione folkloristica.

La Prima Guerra Mondiale e le sue conseguenze


Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l'entrata nel conflitto dell'Italia (1915), la Sardegna ha un'improvvisa e traumatica immersione nella Grande Storia[senza fonte]. Gli arruolamenti privano una terra ancora prevalentemente agro-pastorale di migliaia di braccia (i lavoratori delle miniere e delle industrie, una minoranza tra i lavoratori sardi, erano in gran parte esentati dal servizio militare). Le vicende belliche e le scelte del comando militare portano alla creazione di quella sorta di reparto etnico che sarà la Brigata Sassari, che si distinguerà nelle operazioni sul Carso, in quelle sull'Altopiano di Asiago, ecc. (molte delle quali rievocate da Emilio Lussu in Un anno sull'altipiano) e che sarà insignita di due Medaglie d'oro al valor militare.

Alla fine del conflitto (novembre 1918), le perdite tra i militari sardi saranno le più alte tra tutti i contingenti italiani al fronte (il 13% circa degli arruolati, contro la media nazionale del 10%[9]).

Dall'esperienza bellica acquisterà corpo il senso di delusione dei sardi nei confronti dello stato italiano che, nonostante il grande prezzo di sangue pagato dai sardi, non corrisponderà una politica seria di investimenti nell'isola. Il movimento dei reduci conquisterà larghi consensi nelle elezioni politiche del 1919 e porterà nel 1921 alla fondazione del Partito Sardo d'Azione, guidato da Camillo Bellieni ed Emilio Lussu.

La forte delusione delle aspettative ed il mancato miglioramento delle condizioni economiche, daranno al nuovo partito consensi e forza politica crescente fino all'avvento del fascismo.

Il fascismo in Sardegna


Una parte del movimento sardista confluirà nel Partito Nazionale Fascista, mentre il resto del movimento sarà liquidato con i processi e le minacce e confluirà nei movimenti antifascisti, come nel caso di Emilio Lussu che, dall'esilio, diventerà uno degli animatori dell'antifascismo.

Tra anni Venti e anni Trenta la situazione dell'Isola sembra pacificata. Permangono problemi di ordine pubblico, specie per il gran numero di latitanti alla macchia e per il ravvivarsi di faide sanguinose, specie nelle zone interne.

Le misure economiche volute dal regime (la Legge del Miliardo, 1929; le bonifiche, la costruzione delle dighe, la valorizzazione dell'agricoltura e delle miniere) costituiranno una risposta alle istanze di sviluppo dell'isola, tuttavia la strutturazione dell'economia risponde alle esigenze dello stato centrale in particolare alla politica dell'autarchia. Dal lato strettamente culturale verrà accentuato il sistematico programma nazionale di italianizzazione linguistica e culturale.

La Sardegna non conoscerà un'adesione di massa al regime, ma nemmeno una resistenza esplicita. Non mancheranno tuttavia i grandi oppositori a Mussolini (a parte Emilio Lussu e Antonio Gramsci, va ricordato almeno l'ingegner Dino Giacobbe, tra i maggiori esponenti dell'antifascismo isolano).

La Seconda Guerra Mondiale


La Seconda Guerra Mondiale vide la Sardegna strategicamente coinvolta nel conflitto, specie come base aerea e navale. La conseguenza più grave fu una serie impressionante di campagne di bombardamento da parte degli Alleati almeno fino all'estate del 1943. Famoso il bombardamento di Cagliari, di quell'anno. La città fu distrutta al 70%. Dopo l'armistizio (8 settembre 1943), tuttavia, la Sardegna uscì dal conflitto. Le truppe tedesche furono lasciate transitare fino all'imbarco per la Corsica (dove affronteranno duri combattimenti) senza alcuno spargimento di sangue. In Sardegna, dunque, non ci furono la Resistenza e la Lotta di Liberazione dal nazi-fascismo.

La ricostruzione

Nel dopoguerra, la ricostruzione in Sardegna si fonda sul grande progetto di eliminazione della malaria (grazie al contributo della Fondazione Rockefeller), a base di bombardamenti di DDT (ultimo morto di malaria sull'Isola, 1951), e sulle aspettative dovute all'istituzione della Regione Autonoma (lo Statuto speciale entra in vigore alla fine di febbraio del 1948). Negli anni Cinquanta e Sessanta, la Sardegna diventa base strategica per la NATO. Vengono istituite e progressivamente allargate le zone di “servitù militare”, i poligoni di esercitazione, le basi aeree, i centri di addestramento, la base appoggio per sommergibili nucleari di Santo Stefano (La Maddalena). Negli anni Sessanta, le rivendicazioni delle giunte regionali, sulla base di condizioni socio-economiche drammatiche, portano alla Legge 588 del 1962 (c.d. Piano di Rinascita), finanziamento di opere di industrializzazione e infrastrutturazione. Nascono i poli petrolchimici di Sarroch e di Porto Torres (1964). Dopo un primo boom economico avvenuto nella seconda metà degli anni '60, nelle aree di Sassari e Cagliari, già nel 1973, a causa dell'embargo del petrolio e conseguente aumento del costo del greggio, comincia un inesorabile declino del settore petrolchimico. Così le neonate industrie petrolchimiche e le raffinerie subiscono un grave crollo nella produzione, causando una lenta ma inesorabile perdita di migliaia di posti di lavoro. Ai poli di Porto Torres e Cagliari si aggiungerà nel 1973 il polo di Ottana. Il polo barbaricino fu creata a seguito di indicazioni fornite dalla commissione parlamentare d'inchiesta presieduta dal senatore Medici, la quale individuava nella perdurante cultura pastorale delle Zone Interne uno dei mali dell'Isola. Perciò attraverso il rifinanziamento del Piano di Rinascita con due leggi apposite (1972 e 1974) sarà creato il nuovo polo industriale, dove, fra le altre cose, il greggio veniva trasportato su gomma. Gli esiti saranno fallimentari. L'industrializzazione voluta anche per indebolire le strutture socio-economiche agro-pastorali che si pensava alimentassero il fenomeno del banditismo, fallisce nel suo intento, provocando al contrario ulteriore disgregazione sociale. Inoltre in alcuni casi il flusso di capitali dirottato in Sardegna finirà nelle tasche di imprenditori con pochi scrupoli, di cui negli anni successivi dovrà occuparsi la magistratura (celebre la parabola dell'industriale Rovelli). Riprende l'emigrazione e si inaspriscono i fenomeni criminali (dovuti in parte anche al fatto che sull'Isola furono detenuti importanti delinquenti, legati, ad esempio, all'eversione politica, come le Brigate Rosse, che intrapresero contatti col banditismo locale[senza fonte]).

Tuttavia un cambiamento positivo sarà determinato dall'approvazione il 27 gennaio 1971 della cosidetta Legge "De Marzi-Cipolla" sui fondi rustici, che porrà fine alle lotte per il pascolo ed in buona parte al fenomeno del banditismo.

Il mutamento dei costumi

A cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, i trionfi sportivi del Cagliari di Gigi Riva, per altro finanziati in buona parte dall'industria petrolchimica dei Moratti[senza fonte], faranno in parte da schermo ai mali irrisolti dell'Isola, ma origineranno anche un diffuso sentimento di riscatto e di orgoglio identitario. In questo periodo si produce una svolta sociale, grazie alla maggiore scolarizzazione dell'intera società sarda e al primo ingresso di massa dei ragazzi sardi all'Università. Sebbene i livelli di reddito e di prodotto interno lordo pro-capite rimangano sotto la media nazionale, si evidenzia una crescita netta e l'abbandono degli ultimi posti tra le regioni italiane. I processi di modernizzazione coinvolgono la Sardegna soprattutto a causa all'omologazione indotta dalla televisione e da modelli soci-economici diversi da quelli tradizionali. Prende corpo il settore turistico. Il “risveglio sardista” dei primi anni Ottanta (1983, primo presidente della Regione del Partito Sardo d'Azione) sembra annunciare una svolta anche a livello politico. In realtà, si tratterà di una stagione effimera, presto travolta, seppur non drammaticamente come altrove, dalla fine della Guerra Fredda e dalle sue conseguenze sull'assetto politico-istituzionale italiano.

Indipendentismo

L'indipendentismo che per molti anni era limitato ad una esigua elite di intellettuali come l’architetto Antonio Simon Mossa, nei primi anni 1970 si materializza in un movimento culturale e politico. Nel 1973 fondato fra gli altri da Angelo Caria, nacque il movimento Su Populu Sardu, che pubblicherà per alcuni anni l’omonimo periodico. Questo movimento era anche caratterizzato dall'adesione di molti studenti universitari che studiavano nella penisola, una delle più rapprentative fu la sede di via degli Aurunci a Roma. Al movimento aderirà anche il giornalista Gianfranco Pintore. Nei primi anni 1980 a causa di una scissione nascerà il Partidu Sardu Indipendentista. Da quest’ultimo nel 1994 con il contributo dello stesso Caria nacque Sardigna Natzione. Nel 2001 a seguito di una rottura all’interno del movimento fu fondato da Gavino Sale e Franciscu Sedda l’iRS, che eleggerà lo stesso Sale nelle elezioni provinciali del 2006. Questi ultimi due movimenti hanno in comune diverse caratteristiche fra le quali stretti rapporti con gli altri movimenti indipendentisti d'Europa (Corsica, Catalogna, Paesi Baschi, Scozia) e il perseguimento dell’obiettivo attraverso la pratica della non violenza. Il cantautore Fabrizio De André era un simpatizzante dei movimenti indipendentisti.[senza fonte]

Gli anni più recenti

La degenerazione della classe dirigente sarda, votata sempre più alla gestione “patrimoniale” dell'accesso ai ruoli istituzionali e pubblici in generale, condurrà a cavallo del nuovo secolo alla crisi di rappresentanza e di credibilità dell'intera classe politica. La Sardegna si affaccia sul XXI secolo percorsa da spinte contraddittorie: da un lato stagnazione economica e nuova emigrazione,ecc.; dall'altro, l'emersione di nuove forze sia in settori tradizionali come quello agro-alimentare, artigianale, turistico, ma anche in quello informatico. Inoltre l'apertura di contatti e canali con l'estero, grazie soprattutto all'avvento sul mercato dei trasporti civili delle compagnie aeree c.d. low-cost, si registra anche una vivacità culturale che la pongono ancora una volta all'attenzione dell'Italia e dell'Europa (con la fioritura di un discreto numero di nuovi scrittori), e del mondo con il riconoscimento da parte delle istituzioni internazionali del valore della cultura e del patrimonio storico-archeologico.

Cronologia essenziale degli avvenimenti

1820 Promulgazione dell'Editto delle "Chiudende".

1827 Abrogazione della Carta de Logu ed entrata in vigore del nuovo Codice di Carlo Felice.

1838 Abolizione del feudalesimo. Il riscatto monetario dei feudi a favore dei feudatari viene fatto pagare alle comunità.

1847 Il re Carlo Alberto, su pressante richiesta delle borghesie cittadine, concede l'Unione Perfetta con gli stati della terraferma: abolizione delle istituzioni del regno (carica viceregia, parlamento, corte suprema).

1848 Concessione dello Statuto c.d. Albertino, prima costituzione del Regno di Sardegna.

1861 Proclamazione del Regno d'Italia: lo stato sabaudo, dopo aver annesso le altre entità politiche della penisola, cambia denominazione e bandiera (che diventa il tricolore con lo stemma Savoia al centro).

1868 Scoppiano gli ennesimi tumulti contro l'abolizione degli usi civici comunitari (celebri i moti di Nuoro, detti " de su Connottu").

1885 Impianto dell’industria casearia nell'isola

1887 Lo stato italiano annulla i trattati commerciali con la Francia (per questioni di protezionismo). Si chiude uno dei principali mercati di esportazione per la Sardegna. Crisi nel settore agroalimentare. Tensioni sociali.

1897 A. Niceforo pubblica il suo saggio La delinquenza in Sardegna dove teorizza, sulla base dei ridicoli precetti fisiognomici del Lombroso, la naturale predisposizione dei Sardi al crimine.

1899 In primavera, visita sull'Isola dei reali (re Umberto I e consorte). Al principio dell'estate, spedizione militare nelle Zone Interne per sconfiggere il banditismo. Centinaia di arresti arbitrari (specie di donne e anziani, ma anche bambini), il cui esito processuale sarà alla fine di pochissime condanne.

1904 Mentre la Sardegna registra tassi di povertà e analfabetismo che la relegano all'ultimo posto tra le regioni del Regno d'Italia, la situazione dei lavoratori, specie quelli delle miniere, si fa sempre più pesante. Domenica 4 settembre ci fu uno sciopero con manifestazione dei minatori a Buggerru che chiedevano condizioni di lavoro più umane e fu repressa dai militari che spararono uccidendo tre operai e ferindone tani altri. In conseguenza dell'eccidio fu proclamato il primo sciopero generale della storia d'Italia.

1906 Manifestazioni popolari in tutta l'isola e soprattutto a Cagliari contro la povertà e il caro-prezzi (specie del pane). Il motto dei manifestanti è: "Fuori i continentali!".

1915 All'entrata in guerra del Regno d'Italia, iniziano gli arruolamenti nei reggimenti 151 e 152 che costituiranno la Brigata "Sassari".

1919 Alla fine della guerra, a cui hanno partecipato circa 100'000 sardi su una popolazione di 870'000, i morti saranno circa il 13% del contingente, contro una media italiana del 10%. Si organizza il partito dei reduci che alle elezioni ottiene un clamoroso 23% dei voti. È guidato da Camillo Bellieni ed Emilio Lussu.

1921 A Livorno, fondazione del Partito Comunista d'Italia, tra i cui leader c'è A. Gramsci. A Macomer, fondazione del Partito Sardo d'Azione.

1923-43 Una parte del PSd'Az confluisce nel Partito Nazionale Fascista, il resto viene smantellato dal regime.

Anni '30 Imponenti misure di bonifica e infrastrutturazione in alcune aree dell'Isola. Altri investimenti, già finanziati, subiscono ridimensionamenti a causa della crisi mondiale (crollo delle Borse del '29). Sottoposizione dell'economia sarda e delle risorse dell'Isola alle esigenze dello stato fascista.

1940-3 Bombardamenti Alleati sulle città sarde: Cagliari viene distrutta al 70%.

1943, settembre Le truppe tedesche lasciano la Sardegna senza combattere.

1944 Si insedia la Consulta regionale che, parallelamente al governo provvisorio dell'Italia liberata e poi ai lavori della Costituente, dovrà gestire il trapasso verso le istituzioni di pace e redigere il testo dello Statuto Speciale della regione sarda.

1948, febbraio Promulgazione dello Satuto Speciale. Nasce la Regione Autonoma sarda.

1946-50 Risolutive campagne antimalariche (a base di DDT) finanziate dalla Fondazione Rockfeller. Nel 1951 per la prima volta da secoli non si registra alcuna morte per malaria.

1957-61 Installazione di basi NATO (basi logistiche, poligoni di tiro, aeroporti, centri di addestramento, centri radar) in varie zone dell'isola ("servitù militari").

1962 Approvazione della Legge 588[10], il c.d. Piano di Rinascita.

1964 A Porto Torres iniziano le prime assunzioni da parte dell'Industria petrolchimica

1967-9 Recrudescenza del banditismo nelle Zone Interne.

1969, giugno, la popolazione di Orgosolo a Pratobello si oppone ai reparti dell'esercito che, nell'intento di creare un nuovo poligono di addestramento, occupano un'area del territorio comunale, adibita a pascolo libero: ritiro dell'esercito.

1970 La squadra di calcio del Cagliari vince lo scudetto: l'evento viene vissuto come una rivincita morale da tutti i sardi.

1971 (27 gennaio) Approvazione della cosidetta Legge "De Marzi-Cipolla" sui fondi rustici

1972 La Commissione Parlamentare d' Inchiesta (costituita nel 1969) espone al Senato della Repubblica la sua relazione sui fenomeni della criminalità in Sardegna, a seguito di questa sarà rifinanziato il Piano di Rinascita (L. 268/1972).

1972 (21 settembre) Il Governo Andreotti, senza informare il Parlamento e senza alcun adempimento formale, sulla base di un patto segreto, concede agli USA uno scalo marittimo presso l'isola della Maddalena, dove fu creata una base d'appoggio per i sommergibili nucleari. Il Governo e lo stesso Andreotti, nonostante l'evidenza, negheranno per anni l'esistenza dell'accordo segreto con gli USA e la presenza dei sommergibili.

1973 Nasce l'Industria petrolchimica ad Ottana.

1983 Storica avanzata alle elezioni regionali del PSdAz, con conseguente nomina a Presidente della Giunta regionale di Mario Melis suo esponente.

Anni '90 Crisi socio-economica e decadenza istituzionale. Riprende l'emigrazione, anche intellettuale.

1999 Con la Legge 482[11] del 15 dicembre di quest'anno lo Stato italiano per la prima volta riconosce il sardo come lingua minoritaria, attribuendo ai sardi lo status di minoranza linguistica (la più consistente entro i suoi confini).

2003 chiude l'industria petrolchimica di Ottana

2004 Alle elezioni regionali ottiene la maggioranza lo schieramento guidato dall'imprenditore Renato Soru. Profondo ricambio politico e riforme radicali nella legislazione e nell'amministrazione.

2007 Si inizia lo smantellamento della Base Militare Americana della Maddalena.









fonte:       http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Storia_della_Sardegna_contemporanea&oldid=20514124






 

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